Di Maio arruola un comandante dei carabinieri forestali: l'ira della Difesa
Paolo G. Brera
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di PAOLO G.BRERA
Il generale Costa si dice disponibile all'incarico per l'Ambiente e si mette in licenza. Pd all'attacco: gravissima caduta di stile
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Da ieri pomeriggio, sufficientemente tardi da far infuriare i superiori e la Difesa, il generale Sergio Costa, comandante della Regione carabinieri forestali Campania, è "in licenza". Si è messo in ferie "fino al 6 marzo per mantenere il profilo istituzionale più corretto", quello cioè di ministro dell'Ambiente in pectore in quota M5S, su diretta investitura di Luigi Di Maio.
Sergio Costa, il ministro all'Ambiente indicato da Luigi Di Maio
È il suo il primo dei nomi promessi entro questa settimana dal leader Cinquestelle per un ipotetico governo, se l'onda dei consensi lo portasse addirittura a palazzo Chigi. Il generale Costa è "laureato in Scienze agrarie, master in Diritto dell'ambiente e specializzato in investigazioni ambientali, da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi", lo …!-->!-->
Da ieri pomeriggio, sufficientemente tardi da far infuriare i superiori e la Difesa, il generale Sergio Costa, comandante della Regione carabinieri forestali Campania, è "in licenza". Si è messo in ferie "fino al 6 marzo per mantenere il profilo istituzionale più corretto", quello cioè di ministro dell'Ambiente in pectore in quota M5S, su diretta investitura di Luigi Di Maio.
Sergio Costa, il ministro all'Ambiente indicato da Luigi Di Maio
È il suo il primo dei nomi promessi entro questa settimana dal leader Cinquestelle per un ipotetico governo, se l'onda dei consensi lo portasse addirittura a palazzo Chigi. Il generale Costa è "laureato in Scienze agrarie, master in Diritto dell'ambiente e specializzato in investigazioni ambientali, da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi", lo presenta Di Maio. "Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d'Europa seppellita nel territorio di Caserta - scrive il leader cinquestelle su Facebook - mettendo a nudo gli opachi rapporti delinquenziali nell'ambito dei rifiuti tossici. Ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio".
Sul profilo alto del candidato ministro non ci sono dubbi. Il generale è un nome eccellente nel contrasto agli eco-crimini che hanno funestato la Terra dei Fuochi. Proporlo a una settimana dal voto ha un impatto simbolico, perché affonda la lama dove il Pd paga il caso De Luca e l'inchiesta FanPage. "La divisa è sacra, chi la indossa deve sempre essere imparziale. Il generale Costa trascina i carabinieri nell'agone politico rendendoli meno credibili, ma sapranno reagire a un atto disdicevole", attacca il dem Andrea Manciulli, presidente della delegazione italiana alla Nato.
"La sua candidatura è una brutta caduta di stile, uno strafalcione istituzionale, una grave strumentalizzazione dell'Arma a 7 giorni dal voto", dice Michele Anzaldi (Pd) definendo "grave che un alto ufficiale si sia prestato". Il punto è che il generale non si è dimesso. Non ha preso aspettativa ma una semplice licenza di una decina di giorni, un brutto raffreddore da cui potrebbe svegliarsi ministro o tornar generale come nulla fosse. Ieri mattina era in servizio, uomo di Stato al di sopra di ogni parte; tra dieci giorni vedrà se potrà sedersi nel consiglio dei ministri grillini o se tornerà alla solita scrivania.
"Di Maio esibisce un carabiniere per caso", stigmatizza Enzo Fasano, senatore di Fi ricandidato in Campania, ricordando l'accorpamento che ha portato Costa nell'Arma dal Corpo forestale da cui proviene, frutto della legge Madia contro cui aveva pubblicamente protestato. E anche Vittorio Sgarbi, candidato in Campania, protesta definendo "assai grave" che un generale dei carabinieri "per pura propaganda elettorale" accetti la proposta d'incarico "in un governo che non ci sarà mai".
"Da servitore dello Stato, qualora il premier incaricato ritenesse di indicarmi come possibile ministro dell'Ambiente, mi renderò disponibile", dice il generale commentando l'investitura televisiva arrivata nel corso di "In mezz'ora in più". Mai un alto ufficiale in servizio - dei Carabinieri o delle altre Armi - aveva posto se stesso in campo prima delle elezioni, senza dimettersi e senza passare dal voto: sia il generale Giampaolo Di Paola che il generale Domenico Rossi, sottosegretario alla Difesa, erano già in pensione. Il Codice dell'ordinamento militare, articolo 1483, impone ai militari in servizio "di mantenersi fuori in ogni circostanza dalle competizioni politiche", e una recente sentenza del Tar piemontese consente ai militari di essere iscritti ai partiti ma non di avere incarichi interni. L'investitura a potenziale ministro in caso di vittoria a elezioni alle quali non è candidato, però, è un caso decisamente inedito.
Quel che è certo è il fastidio con cui la notizia è approdata alla Difesa e nel Comando generale dei carabinieri. Nessun comunicato ufficiale, ma la sottolineatura a taccuini chiusi che un conto è essere uomini di Stato e un altro partecipare alla vita politica del Paese. O l'uno o l'altro, dicono, e non basta certo prendersi una mini licenza per poi eventualmente tornare a comandare una brigata di carabinieri impegnata in un luogo difficilissimo.