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Trieste, muore dopo ritardi nei soccorsi: due infermieri indagati per omicidio colposo

L'uomo colpito da infarto mentre camminava in centro. Il soccorso si è attivato 11 minuti dopo la prima richiesta di aiuto al Nue 112, perdendo minuti preziosi in domande inutili
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Due chiamate non sono bastate per avere un'ambulanza in tempo. Quattordici minuti di attesa che a Trieste sarebbero costati la vita ad un uomo di 56 anni. Per questo la Procura ha deciso di indagare per omicidio colposo due infermieri della Sores, la sala operativa regionale emergenza sanitaria che da Palmanova gestisce le emergenze sanitarie dell'intero Friuli Venezia Giulia. Per il Gip i due hanno ritardato l'invio un'ambulanza, anche facendo domande inutili durante l'intervista telefonica.
  • LA VICENDA
L'inchiesta, che era stata aperta inizialmente contro ignoti, fa riferimento alla morte di Roberto Pantaleo,  deceduto l'8 maggio a seguito di un attacco cardiaco. L'uomo si era sentito male mentre passeggiava in una via centrale di Trieste ed era rimasto a terra per 14 minuti prima che un'ambulanza arrivasse in suo aiuto, pur essendocene una a disposizione a meno di tre minuti di distanza. Due le chiamate effettuate al Numero unico per le em…
Due chiamate non sono bastate per avere un'ambulanza in tempo. Quattordici minuti di attesa che a Trieste sarebbero costati la vita ad un uomo di 56 anni. Per questo la Procura ha deciso di indagare per omicidio colposo due infermieri della Sores, la sala operativa regionale emergenza sanitaria che da Palmanova gestisce le emergenze sanitarie dell'intero Friuli Venezia Giulia. Per il Gip i due hanno ritardato l'invio un'ambulanza, anche facendo domande inutili durante l'intervista telefonica.
  • LA VICENDA
L'inchiesta, che era stata aperta inizialmente contro ignoti, fa riferimento alla morte di Roberto Pantaleo,  deceduto l'8 maggio a seguito di un attacco cardiaco. L'uomo si era sentito male mentre passeggiava in una via centrale di Trieste ed era rimasto a terra per 14 minuti prima che un'ambulanza arrivasse in suo aiuto, pur essendocene una a disposizione a meno di tre minuti di distanza. Due le chiamate effettuate al Numero unico per le emergenze (Nue 112) dal gestore di un bar che aveva visto l'uomo a terra. Ma solo alla seconda chiamata la Centrale Unica del  118 si è attivata per l'invio di un mezzo. Motivo per cui i due infermieri sono ora indagati per omicidio con "colpa generica consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e per colpa specifica per la violazione della normativa sui tempi di soccorso".
  • "FUORI PIOVE?"
Ciò che viene contestato dalla Procura non è il tempo di arrivo dell'ambulanza, definito anzi "congruo", quanto le presunte lungaggini di chi ha risposto alla chiamata di aiuto. Undici minuti persi, che hanno fatto la differenza tra la vita  e la morte di un uomo. Si legge nell'ordinanza del Gip: "Ricevuta la chiamata transitata dall'operatore di primo livello (Nue 112) alle ore 16:31, dopo aver rivolto al cittadino richiedente i soccorsi anche domande non utili come "Non sta riposando?", "E' solo ubriaco o ha bisogno di soccorso?", in riferimento all'uomo in terra, e ancora "Ma fuori piove?", l'operatore del 118 concludeva la chiamata, durata in totale 3'40'', assicurando l'arrivo di soccorso senza in realtà contattare alcun mezzo del servizio 118, tanto che il cittadino ha dovuto richiamare per sollecitare i soccorsi".
  • IL RITARDO HA CAUSATO IL DECESSO
Gli avvisi di garanzia sono scattati dopo la perizia del dottor Fulvio Costantinides, il medico legale incaricato dalla Procura di Trieste di indagare sulle cause della morte di Pantaleo, che ha riconosciuto il nesso causale tra il mancato soccorso tempestivo e il decesso per arresto cardiaco. "Appare chiaro, in ambito penalistico - scrive il medico legale -  che la certezza salvifica assoluta non potrà mai essere attestata ma, in sostanza, l'intervento ritardato, di cui vi è invece certezza, ben può essere considerato, con elevata probabilità, in nesso causale con l'avvenuto decesso. Elevata appare la probabilità (logica) che il signore sarebbe sopravvissuto".
  • I SINDACATI  CONTRO IL NUE
Ora saranno le parole dei due indagati a chiarire, forse, il motivo di tanto ritardo nell'invio di un mezzo di soccorso. Non è da escludere l'ipotesi che in causa verranno chiamati anche i tanti presunti disservizi riscontrati dal servizio dell'emergenza sanitaria dopo l'introduzione del Nue 112,  gli stessi che sindacati e operatori della Sores avevano denunciato già prima della morte di Pantaleo. Complicazioni gravi che, secondo i sindacati, ogni giorno comprometterebbero il lavoro e la concentrazione degli infermieri in turno: dalle informazioni inviate dal Nue spesso errate, soprattutto in riferimento al target, con il rischio continuo di inviare i mezzi di soccorso nel posto sbagliato, ai problemi tecnici e informativi riscontrati ai pc, con black out e blocchi dei sistemi informativi.
  • TRE MINUTI PER CHIEDERE UN'AMBULANZA
Ma la vicenda mette in luce anche un altro aspetto. È possibile impiegare 3 minuti e 40 secondi per richiedere un'ambulanza? Tanto è durata la prima chiamata del gestore del bar dopo aver visto Pantaleo a terra, tra prima intervista con l'operatore del Nue 112 (durata 90 secondi) e la successiva con l'operatore del 118. Altri due minuti, invece, è durata la gestione della seconda chiamata d'aiuto.Per Walter Zalukar, ex responsabile del 118 di Trieste e ora impegnato nella tutela delle vittime di malasanità con l'Associazione Costituzione 32, no: "Un attesa di 3'40'' non è tollerabile.  Una chiamata di soccorso di questo tipo prima dell'introduzione del Nue si esauriva in 30-40 secondi. In caso di arresto cardiaco - continua Zalukar - ogni minuto che passa comporta il 10 per cento di possibilità in meno di sopravvivere. Con l'introduzione della doppia chiamata è matematicamente sicuro che aumenti la mortalità per arresto cardiaco".

Un passaggio in più che da tempo divide gli operatori della rete dell'emergenza-urgenza tra chi sostiene l'attuale modello del Nue 112 e chi invece ne denuncia la macchinosità che farebbe perdere tempo all'invio dei soccorsi. Sono soprattutto i lavoratori impegnati nelle centrali operative degli enti d'emergenza, e i relativi sindacati, a continuare a chiedere l'adozione di un modello organizzativo diverso o almeno la risoluzione dei problemi che ora, secondo le tante denunce, starebbero mettendo a rischio la garanzia del soccorso.
  • SPERANZA PER LA GARANZIA DEL SOCCORSO
La lettura della perizia di Costantinides è fonte di speranza per quanti si battono per la garanzia del soccorso. Nei mesi scorsi, casi simili si sono avuti in varie parti d'Italia, dalla provincia di Roma a Napoli.

In ambito legale, per decretare se il ritardo dei soccorsi può aver causato la morte, si è soliti fare una sorta di conto delle chance di sopravvivenza, utilizzando statistiche e letteratura medica, in base al tipo di malore da cui è stato colpito il soggetto.

I casi di arresto cardiaco sono quelli più complicati, perché sono quelli per cui le possibilità di sopravvivere sono davvero scarse se non si agisce in tempi ristrettissimi. Basti considerare che dopo l'arresto cardiaco si ha un massimo di 10 minuti per defibrillare il cuore e ogni minuto che passa le chance di sopravvivenza calano tra il 7 e il 10%.

In questo senso le conclusioni del medico legale tutelano quella seppur minima chance di vita che a Pantaleo, con il mancato soccorso tempestivo, sarebbe stata negata.