TRIESTE - Più che una grande famiglia pronta ad accogliere minori, un luogo cupo, carico di tensione e percorso da una violenza strisciante, fisica e psicologica. A ridurre così "La Fonte - Comunità Famiglia Onlus" di Prosecco, in provincia di Trieste, un solo uomo, ma potente. Il suo presidente, arrestato oggi dagli agenti della Mobile e posto ai domiciliari in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del capoluogo.
Le accuse a suo carico sono gravissime. Il dirigente non si sarebbe "limitato" a semplici maltrattamenti dei suoi giovani ospiti. Con alcuni avrebbe tentato approcci sessuali, ad altri avrebbe riservato insulti e minacce a sfondo razzista. Inoltre, avrebbe disposto che i cibi scaduti fossero comunque serviti alla mensa del convivio. Infine, il presidente avrebbe tenuto una condotta vessatoria nei riguardi di una ex direttrice della comunità, così pesantemente colpita dal punto di vista psicologico da doversi sottoporre a cure mediche per contrastare gravi stati di ansia.
Un curriculum di malefatte che il presidente avrebbe collezionato in un arco di tempo compreso tra settembre 2013 e settembre 2017. Un quadro accusatorio che la Mobile è riuscita a focalizzare con una lunga e complessa attività investigativa, sviluppata nel 2017 con il coordinamento della Procura di Trieste, soprattutto attraverso l'ascolto di un'ottantina di persone, tra testimoni e vittime dell'accaduto, e la raccolta di una gran mole di materiale. E per vittime, ha precisato la polizia, si intendono sia dipendenti che ex dipendenti, collaboratori della struttura ma anche minorenni stranieri non accompagnati provenienti da vari Paesi (Kosovo, Albania, Pakistan, Afghanistan e Bangladesh).
L'attività di indagine ha così consentito di rilevare la sussistenza dei reiterati, anomali e soprattutto penalmente rilevanti comportamenti del presidente de La Fonte. E' quindi emerso come il presidente già dal 2015, anche nel refettorio della comunità e in più circostanze avesse coperto di frasi ingiuriose e insulti a sfondo razzista diversi minori stranieri, spaventandoli con la minaccia del loro rimpatrio, accompagnando il tutto con gesti offensivi. Ma, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbero state anche proposte di prestazioni sessuali in cambio di denaro.
Le condotte moleste del presidente si sarebbero manifestate, ancora una volta, in refettorio, dove durante la consumazione dei pasti avrebbe mimato atti sessuali utilizzando il cibo. In altre circostanze, avrebbe infastidito gli ospiti all'interno delle stanze, facendo loro domande esplicite sulle abitudini sessuali o provando ad accarezzarli. Dagli accertamenti è stato anche verificato come l'indagato abbia costretto il personale a servire agli ospiti della strutture anche alimenti scaduti e, talvolta, differenti da quelli riportati nei menù giornalieri. Pratica che troverebbe conferma nelle violazioni riscontrate dal 2015 al 2017 da parte dei competenti uffici sanitari di Trieste. Infine, è stata documentata la condotta vessatoria nei confronti di molti operatori della struttura. Uno in particolare: l'ex direttrice.
Le accuse a suo carico sono gravissime. Il dirigente non si sarebbe "limitato" a semplici maltrattamenti dei suoi giovani ospiti. Con alcuni avrebbe tentato approcci sessuali, ad altri avrebbe riservato insulti e minacce a sfondo razzista. Inoltre, avrebbe disposto che i cibi scaduti fossero comunque serviti alla mensa del convivio. Infine, il presidente avrebbe tenuto una condotta vessatoria nei riguardi di una ex direttrice della comunità, così pesantemente colpita dal punto di vista psicologico da doversi sottoporre a cure mediche per contrastare gravi stati di ansia.
Un curriculum di malefatte che il presidente avrebbe collezionato in un arco di tempo compreso tra settembre 2013 e settembre 2017. Un quadro accusatorio che la Mobile è riuscita a focalizzare con una lunga e complessa attività investigativa, sviluppata nel 2017 con il coordinamento della Procura di Trieste, soprattutto attraverso l'ascolto di un'ottantina di persone, tra testimoni e vittime dell'accaduto, e la raccolta di una gran mole di materiale. E per vittime, ha precisato la polizia, si intendono sia dipendenti che ex dipendenti, collaboratori della struttura ma anche minorenni stranieri non accompagnati provenienti da vari Paesi (Kosovo, Albania, Pakistan, Afghanistan e Bangladesh).
L'attività di indagine ha così consentito di rilevare la sussistenza dei reiterati, anomali e soprattutto penalmente rilevanti comportamenti del presidente de La Fonte. E' quindi emerso come il presidente già dal 2015, anche nel refettorio della comunità e in più circostanze avesse coperto di frasi ingiuriose e insulti a sfondo razzista diversi minori stranieri, spaventandoli con la minaccia del loro rimpatrio, accompagnando il tutto con gesti offensivi. Ma, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbero state anche proposte di prestazioni sessuali in cambio di denaro.
Le condotte moleste del presidente si sarebbero manifestate, ancora una volta, in refettorio, dove durante la consumazione dei pasti avrebbe mimato atti sessuali utilizzando il cibo. In altre circostanze, avrebbe infastidito gli ospiti all'interno delle stanze, facendo loro domande esplicite sulle abitudini sessuali o provando ad accarezzarli. Dagli accertamenti è stato anche verificato come l'indagato abbia costretto il personale a servire agli ospiti della strutture anche alimenti scaduti e, talvolta, differenti da quelli riportati nei menù giornalieri. Pratica che troverebbe conferma nelle violazioni riscontrate dal 2015 al 2017 da parte dei competenti uffici sanitari di Trieste. Infine, è stata documentata la condotta vessatoria nei confronti di molti operatori della struttura. Uno in particolare: l'ex direttrice.