✕
Marco Minniti e Andrea Cecconi: il candidato M5S ha sconfitto il ministro dell'Interno (ansa)

Ritorno e feste per Andrea Cecconi: “Parlerò con Di Maio, difficile che mi dimetta”

Il candidato M5S, sotto accusa per i mancati rimborsi, ha sbaragliato Minniti a Pesaro senza fare campagna elettorale. "Voglio mantenere l'amicizia con i leader del Movimento, ma non devono fare eccezioni per me. Però lasciare il seggio ottenuto con l'uninominale è quasi impossibile, non si può rivotare"
6 minuti di lettura
PESARO. Eccolo, il candidato fantasma del M5S Andrea Cecconi. L'uomo che ha travolto il ministro Marco Minniti e sbancato Pesaro senza fare campagna elettorale, sparendo all'improvviso dopo la figuraccia dei mancati rimborsi, ieri sera era seduto a tavola con i gli attivisti pesaresi a festeggiare la vittoria da "Vini e crostini" al porto di Pesaro. Arriva a festa iniziata e lo accolgono a braccia aperte: "Ti vogliamo bene, non ti preoccupare", lo abbracciano uno dopo l'altro. Messo alla berlina nell'etere dalle Iene, sospeso dal partito di cui era un pezzo da novanta, uno degli alfieri in parlamento nella legione dei fedelissimi di Di Maio, da un mese era lettaralmente scomparso: "Ho disinstallato Facebook, mi sono cancellato dai social e ho preso un nuovo numero di telefonino: era bollente, camminava da solo per tutte le chiamate che ricevevo dai giornalisti a cui non ho più risposto".

E ora, Cecconi? Che fa, si dimette davvero?
…
PESARO. Eccolo, il candidato fantasma del M5S Andrea Cecconi. L'uomo che ha travolto il ministro Marco Minniti e sbancato Pesaro senza fare campagna elettorale, sparendo all'improvviso dopo la figuraccia dei mancati rimborsi, ieri sera era seduto a tavola con i gli attivisti pesaresi a festeggiare la vittoria da "Vini e crostini" al porto di Pesaro. Arriva a festa iniziata e lo accolgono a braccia aperte: "Ti vogliamo bene, non ti preoccupare", lo abbracciano uno dopo l'altro. Messo alla berlina nell'etere dalle Iene, sospeso dal partito di cui era un pezzo da novanta, uno degli alfieri in parlamento nella legione dei fedelissimi di Di Maio, da un mese era lettaralmente scomparso: "Ho disinstallato Facebook, mi sono cancellato dai social e ho preso un nuovo numero di telefonino: era bollente, camminava da solo per tutte le chiamate che ricevevo dai giornalisti a cui non ho più risposto".

E ora, Cecconi? Che fa, si dimette davvero?
"Per prima cosa vorrei rispondere alle parole di Renzi, che ha parlato di me nel suo discorso dopo la sconfitta elettorale. Voglio dirgli tre cose: la prima è che la legge elettorale di m... l'hanno fatta loro, non io. Se i cittadini avessero potuto scegliere non avrebbero certo votato me. La seconda che io non ho vinto su Minniti: ho vinto su Anna Maria Renzoni, candidata del centrodestra, perché Minniti è arrivato terzo. Infine: ma Renzi qualche domanda non pensa di doverla fare a se stesso? Se Cecconi non c'era eppure ha vinto lo stesso, non pensa di doversi chiedere se non sia per caso colpa sua?"

Ok, ha risposto. Ma lei che fa, si dimette come aveva annunciato o ha cambiato idea?
"Essere eletto all'uninominale pone in una condizione particolare, rispetto alle dimissioni: a prescindere dal fatto che debbano essere accettate dall'Aula, non è che se io mi dimetto viene surrogato chi c'è dietro di me perché dietro di me non c'e nessuno. Se mi dimetto vuol dire che qui a Pesaro bisogna rivotare: bisogna rimettere i cartelloni elettorali, fare i manifesti, i volantini, i comizi, riaprire i seggi, mobilitare le forze dell'ordine, gli scrutatori... Questo scherzo ci costa due milioni di euro. Quanto a me, io non ho nessun problema: ho il mio lavoro, la mia famiglia".

Ma cosa le è saltato in mente di tenersi i soldi? Era un pezzo da novanta del Movimento, un parlamentare con una brillante carriera già impostata e va a rovinare tutto per 21mila euro?
"Non sono l'unico che ha fatto questa cavolata, ma non è una giustificazione. Non sono l'unico che l'ha pensata così, ma non sono neanche uno di quelli che hanno preso 200mila euro. Ne ho presi 21mila, e l'errore è nella modalità: avrei dovuto parlarne nel gruppo... Ma non sono soldi che ho usato per pagare un mutuo o la rata della macchina. Non sono entrati nel mio conto personale o in quello familiare; sono soldi spesi per attività politica, per finanziamento e aiuto al territorio, per pagare avvocati. Sono stati presi in un momento di difficoltà, negli ultimi periodi. Piuttosto che giustificarmi al gruppo ho fatto 'sta stronzata, e sono stato punito. Tra l'altro sono stato uno dei primi, sono stato più a lungo di tutti nel tritacarne, e ho restituito tutto".

Parlate di onestà come primo valore ma lei non restituisce i soldi; eppure Pesaro e Urbino la perdonano e corrono a votarla: come se lo spiega?
"E' evidente che in città e dall'elettorato questa vicenda non è stata vissuta in maniera impietosa, altrimenti avremmo creato un danno e invece qui a Pesaro la percentuale con cui abbiamo vinto è più alta che nella media nazionale. Probabilmente qui la gente aveva già deciso di votare noi, a prescindere da quello che è successo".

Il Movimento l'ha sospesa, decideranno i probiviri. E' giusto?
"Non ho niente da recriminare per come il M5S sta affrontando la questione. Sono nel Movimento da 10 anni, capisco benissimo cosa sta succedendo e so come si reagisce a queste cose. Le regole possono essere giuste o sbagliate ma comunque c'era una regola e io l'ho violata. La vivo come un errore mio personale che sto pagando personalmente, perché ho sbagliato io. Ho pagato un prezzo importante nei confronti del Movimento e degli iscritti".

L'hanno eletta con grandi consensi: potrebbe andare nel misto, invece che dimettersi?
"Io ho la mia storia parlamentare. Ho imparato a fare politica in Parlamento, ma ho il mio lavoro di inferimere, la mia famiglia, i mei due bambini e un terzo che sta arrivando. Renzi sta cercando di farmi diventare un eroe e non so perché, ma chiusa una porta se ne apre un'altra. Certo, ci sono già persone di altri partiti che mi chamano... Non dico chi, ma chiamano invano. Pur essendo sospeso, ho un'appartenenza nel cuore che non può essere dimenticata".

Però se la mettono fuori...
"Sì, per carità, ma ci sono anche dei principi. Certo, dirà: se li hai violati prima... Ma diciamo che ognuno ha un suo stile, e se volevo fregare passavo subito al misto, mi prendevo i 270mila euro e vivevo alla grande e chissenefrega. Invece non l'ho fatto, ho sempre lavorato duro e ho restituito tutto".

Il centrodestra la chiamerà. Potrebbe essere un prezioso "responsabile", no?
"Sanno chi sono, conoscono la mia figura, sanno che non si può fare. Il responsabile lo posso fare ma per il M5S. Io credo in quel progetto, anche se il movimento è un po' cambiato credo nell'idea di fare una poltiica diversa, soprattutto oggi con i partiti liquefatti".

Ha parlato con Di Maio?
"Non ho avuto modo di farlo, né con Luigi né con altri. Non era il momento. Quel che si è detto in campagna, che certe persone vanno messe fuori e che serve il rispetto rigido delle regole, va bene così. E' una verità sacrosanta, lo rispetto. Personalmente mi ha fatto male, perché è doloroso allontanarsi dalla comunità di cui fai parte, insieme a cui fai tante battaglie. Comunque mi sono sempre fatto sentire, ho dato una mano come ho potuto e mi sono sempre informato di come andava la campagna elettorale. Il problema è non appartenere più a questo mondo, è questo che mi ha dato più fastidio: per il resto si sopravvive".

Parla come se fosse venuto alla festa a dire basta, a salutare gli amici come se non fosse già più uno di loro. Ma è proprio così?
"Io ho nel cuore il Movimento 5 Stelle e sono nel suo cuore, continuo a rispettarne principi, modi e scelte. A condividere tutto il progetto, tutto quello che si è fatto. Mi dispiace quello che è successo, voglio parlarne personalmente con Luigi ma non per un confronto, non per trovare una soluzione o un'alternativa: perché con lui ho lavorato 5 anni, mi sono allontanato questo mese per necessità mediatiche e personali, ma ho bisogno non tanto di chiarire ma di avere un rapporto umano, di sederci di nuovo a tavola come vecchi amici o colleghi per parlare di quello che è successo".

E se le dirà dimettiti lo farà?
"Sì. Anzi, se dovessi ricevere da Luigi o da chi per lui un'apertura, se dovessero dirmi "dai, troviamo una soluzione", risponderei guardate che state facendo un'enorme cazzata, perché mettete in discussione principi e regole che non vale la pena sciupare per me o per altri. Una volta che hai fatto un'eccezione, puoi farla valere per la persona che ti è più amica e non per quella che ti è meno amica, e questo non va bene".

Tradisce il movimento, abbandona tutti in campagna elettorale, poi torna e la accolgono a braccia aperte. Cecconi, si sente un po' il figliuol prodigo?
"Non siamo un partito in cui ci si tirano i coltelli per la poltrona. Mi conoscono da dieci anni, ero qui dagli inizi, ci sono sempre stato, ho sempre partecipato a momenti conviviali e attività del territorio. Sono più un amico che un attivista, a prescindere dal ruolo politico che ho. C'è una riconoscenza personale che va oltre le dinamiche politiche".

Se si dimetterà da parlamentare resterà attivista?
"Ma sì, ho molto da dare. Mi è dispiaciuto tantissimo mollare una campagna elettorale che avevo organizzato io".

L'hanno massacrata quando è venuto fuori il video delle Iene?
"Mah, su Facebook c'è di tutto e di più... Ma nel movimento no. C'è sempre qualcuno che ti ama e qualcuno che ti odia, ma non c'è stata neanche una grande richiesta di giustificazioni: capiscono che ho fatto un errore, li ho messi in difficoltà e questo l'hanno patito, ma dicono: sappiamo chi sei, quello che hai fatto, la validità che hai... Hai fatto una cazzata ma nella vita le cazzate si fanno, pagherai per quello ma per noi sei già perdonato".

Cosa ha pensato quando ha visto il risultato? Quando ha capito di aver vinto alla grande?
"Guardavo Mentana, ho visto i risultati che ci davano così alti ma non pensavo agli uninominali, lì ero convinto di perdere. Quando ho iniziato la campagna non puntavo mica a stravincere su Minniti. L'obiettivo era impedire che Minnniti qui sbancasse. Siamo in una regione rossa, davo per scontato un risultato molto forte per la sinistra e mi dicevo che forse negli altri collegi ce l'avremmo fatta ma da me, dove c'è un pezzo grosso, dovevo cercare di non fargliela sbancare. Poi guardando Mentana e i risultati generali ho cominciato a pensare che magari non sarebbe andata così male neanche nel mio collegio, persino dopo tutto quello che era successo".

Ha parlato con gli altri furbetti del Movimento?
"No. Ma tra chi ha preso 200mila euro e chi ne ha preso dieci o ventimila c'è una certa differenza. Nel primo caso è ben più difficile da giustificare con una leggerezza: comunque aspetto e vedremo".

Aspetta o chiama lei?
"La prossima settimana dovrò andare a Roma, Il 23 c'è la convocazione e ci sarò, ma al Movimento ci vedremo sicuramente prima. Non ho paura di quel momento. E' stato difficile ma mi vedete, sono qui tra amici che mi vogliono bene e sono tranquillo".

La sua famiglia come l'ha vissuta questa vicenda?
"Mia moglie è quella che l'ha vissuta meglio. Non è mai stata un'attivista sfegatata M5S, l'ha vissuta come una persona che ti ama e ti sta vicina. Insieme abbiamo cecato di protggere l'innocenza dei bambini. Invece per i miei genitori e mio fratello ci sono stati momenti difficili, i primi giorni".