Storie, vita e delitti: le foto che raccontano la Milano sparita
Brunella Giovara
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di BRUNELLA GIOVARA
Aperti gli archivi del quotidiano "La Notte"
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Come in una canzone di Jannacci, c'è "Fumagalli Paolo assassino del giovane Pasquale Rocco detto Violetta". E c'è "il maresciallo Giannatasio della mobile con il gatto Tim unico testimonio del delitto". E come in un fermo immagine di Hitchcock, c'è una mano che impugna un serramanico, l'arma di un delitto di molti anni fa, di un mondo che non c'è più, e se ancora c'è, noi non lo vediamo più da così vicino. Ma potendolo guardare, quanta vita (e morte) in quelle immagini e in quelle pagine. Basta aprire le scatole conservate nell'archivio de La Notte, storico quotidiano del pomeriggio nato a Milano nel 1952 e defunto nel 1995, aprire le bustine e tirare fuori i negativi, o le stampe, su cui i grafici "tagliavano" la foto ("Mutandine da donne …!-->!-->!-->!-->
Come in una canzone di Jannacci, c'è "Fumagalli Paolo assassino del giovane Pasquale Rocco detto Violetta". E c'è "il maresciallo Giannatasio della mobile con il gatto Tim unico testimonio del delitto". E come in un fermo immagine di Hitchcock, c'è una mano che impugna un serramanico, l'arma di un delitto di molti anni fa, di un mondo che non c'è più, e se ancora c'è, noi non lo vediamo più da così vicino. Ma potendolo guardare, quanta vita (e morte) in quelle immagini e in quelle pagine. Basta aprire le scatole conservate nell'archivio de La Notte, storico quotidiano del pomeriggio nato a Milano nel 1952 e defunto nel 1995, aprire le bustine e tirare fuori i negativi, o le stampe, su cui i grafici "tagliavano" la foto ("Mutandine da donne con le quali il bandito si copriva il viso") prima di metterla in pagina.
Il progetto di chiama "Ultima edizione", sottotitolo "Storie nere dagli archivi de La Notte", firmato dal fotografo e documentarista Alan Maglio, dal fotografo Luca Matarazzo e dal giornalista Salvatore Garzillo (viene presentato oggi a Palazzo Greppi). Tre che hanno meno di 40 anni, ma curiosi, perché ci vuole una bella voglia per andare a rovistare nei sotterranei di Apice, gli Archivi della parola, dell'immagine e della comunicazione editoriale della Statale di Milano. In un bunker, tra gli scaffali dove si conservano storie non solo nere e scampoli di notizie, titoli sempre strillati ("Tagliatelle alla P38", "Dracula a Milano: morde sul collo le donne di notte", "L'ha uccisa un bruto!"). E va detto che lo stile della Notte era aggressivo, moderno e anche molto pirata, come ha raccontato Livio Caputo, dal '79 direttore dopo Nino Nutrizio: "Detto cinicamente, molti delitti avvenivano all'ora giusta per la nostra redazione: verso le 8 di mattina, e noi chiudevamo alle 10". E Massimo Donelli, allora apprendista stregone/cronista: "A quei tempi si entrava nella notizia, non c'erano limiti dettati dalla privacy. Bisognava essere cattivi".
Lo erano. E assieme ai cronisti, c'erano i fotografi. Uno, Bruno Benedusi, ha raccontato che sì, "eravamo molto spregiudicati. Ma io, per evitare le botte, ho imparato a chiedere con gentilezza". Dopodiché, li si vede all'opera mentre vanno all'arrembaggio di un disgraziato in manette, o di un testimone sbalordito dal flash, perciò i testimoni hanno spesso la bocca spalancata. I fotografi della Notte (cinque, uno però abbandonò "e si mise a fare il pescatore di professione") avevano tutti a tracolla la borsa dell'Air France perché al piano di sopra c'era la sede e gliele regalavano, erano svegli e senza peli sullo stomaco, pur di portare a casa foto e quindi pagnotta, e sapevano bene la regola numero uno di un fotografo importante, pur non avendolo mai conosciuto: "Se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino" (Robert Capa).
Quindi, il cadavere in primo piano, ben in vista, il corpo bianco di una prostituta trovato su un argine (una mondana, si diceva allora), il revolver e le munizioni nelle mani del poliziotto, le macchie di sangue ancora fresco, perché si arrivava sul posto assieme alle forze dell'ordine e ai barellieri. Sapevano fotografare? Sì, e lo hanno capito Matarazzo Maglio e Garzillo quando hanno provato a sviluppare i negativi, "c'è un aspetto artistico in queste immagini, fatte allora per un uso veloce".
Nei Cinquanta si andava in giro con la Rollei e un rullino con solo 12 foto, quindi non si poteva sprecare, e si prendeva la mano prima con il formato 6x6, "sempre con il "mirino sportivo" e il flash". Ingrandite, quelle foto "sono quadri, la qualità è sempre alta". Poi interregno con il 35 millimetri, poi solo il 35, scatti concentrati ed eleganti, anche quando il soggetto è da "Milano odia, la polizia non può sparare". Cinque secondi per non sbagliare, che fosse un delitto d'onore, di mala, di terrorismo, lungo 43 anni di cronaca. E poi scappare verso il giornale, trionfanti.