Il tubero, che si coltiva in Sardegna almeno dal 1700, è l'ultimo super ingrediente degli chef. Grazie alle proprietà nutritive ed estetiche. E ora il comitato che rivendica la sua biodiversità, punta alla certificazione Dop
Aggiornato 2 minuti di lettura
Antonio Obinu, agronomo e imprenditore agricolo, sciorina tutto d'un fiato storia e proprietà della patata 'e moro, poi si blocca imbarazzato: "Scusi sa, ma quando parlo di biodiversità e di quanto è importante preservare tesori come la nostra patata viola mi accaloro". Obinu è un "coltivatore custode" di Scano Montiferro, comune dell'entroterra oristanese, territorio spettacolare per panorami che dalle alture si aprono su scorci di mare. Con una decina di altri imprenditori agricoli si è dato questo appellativo e ha costituito l'associazione "Sa Roda Manna" (un monumento naturale della zona, costituito da una foresta di agrifoglio), per preservare e promuovere la patata viola, tubero ignorato per anni dagli chef italiani e ora diventato di gran moda per il suo colore che dà ai piatti un sicuro effetto cromatico. Ma non è soltanto una questione estetica, perché la patata viola è…
Antonio Obinu, agronomo e imprenditore agricolo, sciorina tutto d'un fiato storia e proprietà della patata 'e moro, poi si blocca imbarazzato: "Scusi sa, ma quando parlo di biodiversità e di quanto è importante preservare tesori come la nostra patata viola mi accaloro". Obinu è un "coltivatore custode" di Scano Montiferro, comune dell'entroterra oristanese, territorio spettacolare per panorami che dalle alture si aprono su scorci di mare. Con una decina di altri imprenditori agricoli si è dato questo appellativo e ha costituito l'associazione "Sa Roda Manna" (un monumento naturale della zona, costituito da una foresta di agrifoglio), per preservare e promuovere la patata viola, tubero ignorato per anni dagli chef italiani e ora diventato di gran moda per il suo colore che dà ai piatti un sicuro effetto cromatico. Ma non è soltanto una questione estetica, perché la patata viola è un superfood grazie alla grande quantità di antociani, responsabili appunto del colore, che sono antiossidanti analoghi a quelli dei mirtilli, con proprietà, tra le altre, antinvecchiamento.
E a Scano Montiferro non si coltiva una patata viola qualsiasi, ma una cultivar molto antica, che beneficia di un ambiente unico, visto che i "custodi" del paese la piantano a 600-700 metri di altezza ma possono contare su un terreno particolare, ossigenato dall'aria di mare. Non si sbilanciano Obinu e un'altra custode, Elena Farini dell'agenzia Laore per l'attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale, ma la patata 'e moro potrebbe essere tra le più antiche in Italia, portata dagli spagnoli che l'avevano a loro volta avuta dalle colonie del Perù.
"La patata di Scano risale al Cinquecento? Può essere - dice Alessandra Guigoni, antropologa dell'alimentazione dell'Università di Cagliari e autrice di un libro sui vegetali americani in Sardegna - il ficodindia, anch'esso americano, è stato adottato precocemente dai sardi. Non dimentichiamoci che la Sardegna era spagnola e quindi tutti i prodotti americani giungevano con maggiore facilità rispetto ad altre regioni. Ad ogni modo sino a fine Settecento non abbiamo fonti scritte sul tubero americano, quindi rimaniamo nel campo delle ipotesi". Se le fonti scritte non aiutano, quelle orali indicano invece che a Scano Montiferro la patata viola si conosce da sempre: "Gli anziani del paese ricordano che la patata viola veniva seminata per delimitare le proprietà - spiega Farini - Tradizionalmente si arrostiva sotto la brace, oggi alcuni la consumano fritta e utilizzano la pasta viola per farne dei gustosi gnocchi". "Ancora oggi - aggiunge Obinu - a Scano Montiferro ci sono alcune zone di coltivazione comunitarie e le patate viola, con le loro foglie diverse dalle patate a pasta gialla o bianca, erano piantate in file per distinguere le parti. Anche questo uso è ancora comune da noi, ma abbiamo capito le potenzialità economiche della nostra cultivar".
Il comitato punta adesso a chiedere la dop: "Ma sono procedure costose e il nostro è un comitato autofinanziato - dice Obinu - di sicuro dobbiamo lavorare meglio per comunicare quanto è unica la patata 'e moro. Sono il più giovane tra i custodi, la media di età è di 70 anni, ma stiamo coinvolgendo i giovani per promuovere la commercializzazione del prodotto attraverso gruppi di acquisto".