Un esemplare al risveglio dopo la sedazione per l’applicazione di collare e telecamera
Filmare la vita degli orsi polari per salvare il Polo
Cristina Nadotti
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di CRISTINA NADOTTI
Le telecamere del biologo Anthony Pagano nei collari: "È emergenza cibo. Agire subito per salvarli"
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
"Bisogna agire subito per salvarli". Anthony Pagano, biologo dell'Usgs, il servizio geologico statunitense, si è imbarcato in un'impresa titanica in Alaska: capire le reali condizioni di salute degli orsi polari. Con i suoi colleghi è riuscito a filmare ogni momento della giornata di questi grandi carnivori, messi a dura prova dal riscaldamento globale. Le foto di esemplari macilenti, su chiazze di ghiaccio sempre più ridotte fanno il giro del mondo. Ma alla comunità scientifica servono dati precisi sulla correlazione tra il cambiamento climatico, la riduzione delle zone di caccia dell'Ursus maritimus e il peggioramento delle sue condizioni fisiche. Così il team di Pagano ha iniziato il suo speciale inseguimento: una siringa di anestetico per sedarli, un prelievo di campioni biologici per verificare il dispendio di energie, per quantificare che a causa della riduzione del ghiaccio gli orsi consumano l'1,6 per cento di calori…
"Bisogna agire subito per salvarli". Anthony Pagano, biologo dell'Usgs, il servizio geologico statunitense, si è imbarcato in un'impresa titanica in Alaska: capire le reali condizioni di salute degli orsi polari. Con i suoi colleghi è riuscito a filmare ogni momento della giornata di questi grandi carnivori, messi a dura prova dal riscaldamento globale. Le foto di esemplari macilenti, su chiazze di ghiaccio sempre più ridotte fanno il giro del mondo. Ma alla comunità scientifica servono dati precisi sulla correlazione tra il cambiamento climatico, la riduzione delle zone di caccia dell'Ursus maritimus e il peggioramento delle sue condizioni fisiche. Così il team di Pagano ha iniziato il suo speciale inseguimento: una siringa di anestetico per sedarli, un prelievo di campioni biologici per verificare il dispendio di energie, per quantificare che a causa della riduzione del ghiaccio gli orsi consumano l'1,6 per cento di calorie in più di quanto ipotizzato. Infine, una videocamera montata in un collare per filmare le loro crescenti difficoltà nel procurarsi il cibo.
Immagini tratte dalle riprese effettuate con le telecamere assicurate al collare degli orsi Com'è la giornata tipo di chi dota gli orsi di telecamera?
"Il primo problema è accertare se il clima ci consentirà di lavorare. La temperatura in media è di -10, ma non sono infrequenti i -30, e il tempo è estremamente variabile. L'altro problema principale è trovare gli orsi, perché sono sempre di meno e si tratta di carnivori che si spostano su distanze enormi. Vi assicuro che individuare un animale bianco sul ghiaccio, in mezzo alla nebbia, non è semplice".
Quando lo avvistate che fate?
"Intanto dobbiamo avere la fortuna di trovare una femmina senza cuccioli. I maschi hanno il collo più grande della testa e perderebbero il collare con la telecamera. La femmina deve essere sola, perché da mamma è più pericolosa e non vogliamo rischiare di fare del male a lei o ai piccoli. Inoltre i cuccioli giocano molto e mordono collare e telecamera".
Non è comunque pericoloso?
"La sedazione viene fatta dall'elicottero. Per fortuna la ricerca in questo campo è avanzata e, fatte le debite proporzioni, anestetizzarli non è molto diverso da sedare in sicurezza un cane o un gatto. Ci è capitato che un animale si svegliasse prima, ma sappiamo come tornare rapidamente all'elicottero. Il pericolo sono altri orsi che si avvicinano, sono incredibilmente curiosi".
Da quante persone è composta la squadra?
"Il pilota e tre biologi. Le femmine pesano in media circa 250 chili, ci vogliono molte braccia per fare le misurazioni, i prelievi".
Scene di caccia in soggettiva Applicata la telecamera il successo è assicurato?
"Adesso sì, ma i primi tentativi sono stati un disastro. Abbiamo così tanta fiducia nelle nuove tecnologie che pensavamo bastasse una buona telecamera. Invece abbiamo avuto bisogno di un ingegnere che ne costruisse una apposta per noi. Tutto è estremo lassù. La telecamera attaccata a un corpo caldo che d'improvviso si immerge nell'acqua gelata manda in tilt la batteria e poi il ghiaccio ricopre lo schermo".
Viste le difficoltà, ha mai pensato di lasciar perdere?
"Il primo anno ho avuto seri dubbi se tutto quel sorvolare una distesa bianca avrebbe portato a qualcosa, pur sapendo che raccogliere dati sarebbe stato essenziale per arginare l'estinzione degli orsi. Il secondo anno, il solo vedere che le telecamere non si spegnevano è stato il segnale che eravamo sulla strada giusta".
Anthony Pagano Ha sempre studiato gli orsi?
"No, la mia è stata una scelta opportunista, ho colto l'occasione di un bando all'Usgs per il progetto sugli orsi perché volevo stare ancora in Alaska, dove avevo già studiato gli uccelli. Ho vissuto per cinque anni di seguito lassù e l'inverno ti mette davvero alla prova: quattro ore di luce scarse, nebbia e gelo ti deprimono. Ma quando compare la luce è un tale spettacolo che non puoi non desiderare di esplorare all'infinito l'incredibile varietà di paesaggi di una terra unica".