Arriva la app per il divorzio sereno
Cristina Nadotti , di CRISTINA NADOTTIServe per condividere informazioni e appuntamenti dei figli, spese, eventuali problemi ed esigenze. Ecco la testimonianza di chi l'ha provata
Sette anni di contrasti e litigi trasformati da una app in una separazione serena. Sono passati quattro mesi da quando una coppia di Modena è stata la prima ad accettare l’offerta dell’avvocato Gianni Casale di proporre al giudice l’uso di una app, elaborata dal “progetto Anthea”, per condividere informazioni e appuntamenti dei figli, spese, eventuali problemi ed esigenze.
Oltre alla coppia e agli avvocati che la assistono, hanno la password per monitorare la gestione delle responsabilità il giudice e gli assistenti sociali. Tutto resta registrato e può essere presentato come prova nella fase di giudizio. «E mi ha cambiato la vita — dice Cecilia Goldoni, 46 anni, con un gran sospiro di soddisfazione — Pensi che il mio ex marito non aveva accettato la malattia della figlia più piccola e invece ora si è offerto di accompagnarmi in ospedale per un nuovo intervento. Non lo aveva mai fatto. Finalmente un po…
Oltre alla coppia e agli avvocati che la assistono, hanno la password per monitorare la gestione delle responsabilità il giudice e gli assistenti sociali. Tutto resta registrato e può essere presentato come prova nella fase di giudizio. «E mi ha cambiato la vita — dice Cecilia Goldoni, 46 anni, con un gran sospiro di soddisfazione — Pensi che il mio ex marito non aveva accettato la malattia della figlia più piccola e invece ora si è offerto di accompagnarmi in ospedale per un nuovo intervento. Non lo aveva mai fatto. Finalmente un po…
Sette anni di contrasti e litigi trasformati da una app in una separazione serena. Sono passati quattro mesi da quando una coppia di Modena è stata la prima ad accettare l’offerta dell’avvocato Gianni Casale di proporre al giudice l’uso di una app, elaborata dal “progetto Anthea”, per condividere informazioni e appuntamenti dei figli, spese, eventuali problemi ed esigenze.
Oltre alla coppia e agli avvocati che la assistono, hanno la password per monitorare la gestione delle responsabilità il giudice e gli assistenti sociali. Tutto resta registrato e può essere presentato come prova nella fase di giudizio. «E mi ha cambiato la vita — dice Cecilia Goldoni, 46 anni, con un gran sospiro di soddisfazione — Pensi che il mio ex marito non aveva accettato la malattia della figlia più piccola e invece ora si è offerto di accompagnarmi in ospedale per un nuovo intervento. Non lo aveva mai fatto. Finalmente un po’ di pace».
Per una volta l’occhio vigile del Grande Fratello sembra fare del bene, pur se al mutamento del coniuge distratto pare aver contribuito anche un cambiamento importante: «Sì, potrebbe essere maturato — riflette la ex moglie — ha una nuova famiglia, un altro figlio che le sorelle adorano, ma tutto questo c’era anche qualche mese fa, eppure non rispondeva alle telefonate, dimenticava gli appuntamenti importanti per le bambine. Adesso via app risponde subito». E come aveva sperato l’avvocato Casale, l’ideatore del progetto Anthea, la famiglia si allarga con una password.
«Vorrei dare l’accesso anche a mia suocera — dice Goldoni — per ragioni di salute non vede le nipoti da tre anni, almeno così potrebbe condividere anche lei le foto che mando spesso al padre, per renderlo partecipe della quotidianità delle figlie». Ma se l’avvocato Casale riferisce di un crescente interesse per la sua app da parte di avvocati e giudici, l’entusiasmo della signora Goldoni non contagia altre mamme separate: «Nella classe della più piccola è una strage, sono tutti divorziati o quasi. L’ho detto alle altre mamme, varrebbe la pena adottare la app soltanto per i soldi che mi fa risparmiare in avvocati, mi costa 50 euro all’anno, ma davvero, non rimpiango un centesimo. Però sono restie, diffidenti. E me lo faccia dire, spesso hanno un atteggiamento di superiorità nei confronti degli ex mariti, pensano di sapere soltanto loro cosa è bene per i loro figli e li escludono. Invece sa, spesso sono i padri a soffrire di più. Sa quanti ne vedo piangere, perché sono penalizzati? Speriamo che la app serva a riequilibrare le cose anche per loro».
Oltre alla coppia e agli avvocati che la assistono, hanno la password per monitorare la gestione delle responsabilità il giudice e gli assistenti sociali. Tutto resta registrato e può essere presentato come prova nella fase di giudizio. «E mi ha cambiato la vita — dice Cecilia Goldoni, 46 anni, con un gran sospiro di soddisfazione — Pensi che il mio ex marito non aveva accettato la malattia della figlia più piccola e invece ora si è offerto di accompagnarmi in ospedale per un nuovo intervento. Non lo aveva mai fatto. Finalmente un po’ di pace».
Per una volta l’occhio vigile del Grande Fratello sembra fare del bene, pur se al mutamento del coniuge distratto pare aver contribuito anche un cambiamento importante: «Sì, potrebbe essere maturato — riflette la ex moglie — ha una nuova famiglia, un altro figlio che le sorelle adorano, ma tutto questo c’era anche qualche mese fa, eppure non rispondeva alle telefonate, dimenticava gli appuntamenti importanti per le bambine. Adesso via app risponde subito». E come aveva sperato l’avvocato Casale, l’ideatore del progetto Anthea, la famiglia si allarga con una password.
«Vorrei dare l’accesso anche a mia suocera — dice Goldoni — per ragioni di salute non vede le nipoti da tre anni, almeno così potrebbe condividere anche lei le foto che mando spesso al padre, per renderlo partecipe della quotidianità delle figlie». Ma se l’avvocato Casale riferisce di un crescente interesse per la sua app da parte di avvocati e giudici, l’entusiasmo della signora Goldoni non contagia altre mamme separate: «Nella classe della più piccola è una strage, sono tutti divorziati o quasi. L’ho detto alle altre mamme, varrebbe la pena adottare la app soltanto per i soldi che mi fa risparmiare in avvocati, mi costa 50 euro all’anno, ma davvero, non rimpiango un centesimo. Però sono restie, diffidenti. E me lo faccia dire, spesso hanno un atteggiamento di superiorità nei confronti degli ex mariti, pensano di sapere soltanto loro cosa è bene per i loro figli e li escludono. Invece sa, spesso sono i padri a soffrire di più. Sa quanti ne vedo piangere, perché sono penalizzati? Speriamo che la app serva a riequilibrare le cose anche per loro».