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 Renzo Tondo 

Lega-Fi, battaglia in Friuli Berlusconi la spunta in extremis

Per le regionali il centrodestra sceglie l’ex governatore Tondo. Salvini voleva Fedriga
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TRIESTE - Già separati in casa, per ora. Non escluso un prossimo divorzio. Lega e Forza Italia al braccio di ferro in Friuli Venezia Giulia, campo di battaglia del Nordest per misurarsi a Roma. Risultato? Caos nella corsa per le regionali del 29 aprile. Dopo settimane di stallo e notti di imbarazzante « casting del candidato comune » nella casa romana di Berlusconi, ieri lo strappo. O meglio: lo schiaffo del Cavaliere al Carroccio.

A rompere gli indugi, al mattino, il braccio destro di Matteo Salvini. « Sento il dovere morale e politico - dice il triestino Massimiliano Fedriga – di mettermi a disposizione della mia amatissima terra » . Traduzione: vacilla una poltrona di peso al governo o alla Camera, le prove di intesa con Di Maio vanno per le lunghe, riemerge la volontà di succedere alla governatrice Pd Debora Serracchiani. Problema: il Friuli Venezia Giulia, dopo il via libera del Cavaliere al leghista Fontana in Lombardia, è stat…
TRIESTE - Già separati in casa, per ora. Non escluso un prossimo divorzio. Lega e Forza Italia al braccio di ferro in Friuli Venezia Giulia, campo di battaglia del Nordest per misurarsi a Roma. Risultato? Caos nella corsa per le regionali del 29 aprile. Dopo settimane di stallo e notti di imbarazzante « casting del candidato comune » nella casa romana di Berlusconi, ieri lo strappo. O meglio: lo schiaffo del Cavaliere al Carroccio.

A rompere gli indugi, al mattino, il braccio destro di Matteo Salvini. « Sento il dovere morale e politico - dice il triestino Massimiliano Fedriga – di mettermi a disposizione della mia amatissima terra » . Traduzione: vacilla una poltrona di peso al governo o alla Camera, le prove di intesa con Di Maio vanno per le lunghe, riemerge la volontà di succedere alla governatrice Pd Debora Serracchiani. Problema: il Friuli Venezia Giulia, dopo il via libera del Cavaliere al leghista Fontana in Lombardia, è stato promesso a Forza Italia. Così, tempo un paio d’ore, la rottura forzista. « Il candidato della coalizione di centrodestra alla presidenza della Regione – taglia corto una nota – è Renzo Tondo, figura che meglio di ogni altra può assicurare al FVG una guida di alto livello».

Fino a ieri in rotta con Berlusconi, Tondo è l’ex presidente della giunta triestina. Nel 2013 fu sconfitto proprio dalla Serracchiani. Due settimane fa è tornato ( lista civica) deputato nella coalizione Salvini-Berlusconi, collegio uninominale di Trieste contro l’ex vicesegretaria Pd. Tornasse governatore a fine aprile, il capoluogo giuliano dovrebbe riandare alle urne anche per il collegio parlamentare. Per la Lega, appena diventata primo partito in regione, è « una provocazione ». A confermare che nel Nordest i leader non si parlano più, Giorgia Meloni. «Restiamo sorpresi – attacca Fratelli d’Italia – dal comunicato che ci vedrebbe coinvolti in una condivisione sul nome di Tondo». Tutti contro tutti, armati dalla necessità: tra otto giorni scade il termine per presentare le liste, servono 4750 firme a partito e il centrodestra si sveglia ancora privo sia di candidati che dell’aspirante governatore. Solo in serata la resa. «Grazie a Fedriga – sibila il Carroccio – per il gesto di generosità che ha avuto il merito di ricompattare il centrodestra».

Il gelo però resta. A complicare la convivenza locale, il quadro nazionale. Alle politiche la Lega in FVG ha travolto tutti, ma soprattutto FI, ridotta ai minimi. Lo stato maggiore forzista, da Ghedini a Brunetta, teme che Salvini si appresti non solo a conquistare Roma assieme a Grillo, ma a dominare il Nord: Lombardia, Veneto, Friuli, in autunno forse anche Trentino, con un asse gettato verso il Piemonte, in intesa con Di Maio. Per questo il Carroccio avrebbe bocciato fino all’ultimo tutti i candidati forzisti per Trieste. E di qui la carta Tondo, giocata in extremis dal Cavaliere per evitare di consegnare a Salvini la regione e stanarlo sul fronte M5S. Scambi non ancora chiusi, ma nell’angolo, pur dall’alto del suo 26% locale, c’è la Lega. Strappando, da sola, rischiava di perdere Trieste: ingoiando il candidato forzista perde la grande occasione si ritrova un Fedriga furente a Roma. A destra la coalizione vacilla e forse già non c’è più.