
"Lo scorso 25 novembre i giornali titolavano "Via libera al Piano antiviolenza" - scrivono in un comunicato congiunto Cgil, Cisl, Uil, Associazione Nazionale dei Centri Antiviolenza D.i.Re, Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa - onlus, Udi Nazionale, Pangea, Rete per la Parità - A distanza di 4 mesi, con un femminicidio ogni due giorni, quel Piano, frutto di un lungo confronto tra società civile, varie associazioni di donne, sindacati, ministeri e istituzioni, e che porta con sé la novità di un intervento finalmente strutturale sul tema, non è però ancora operativo".
Il Piano strategico del governo per la lotta alla violenza maschile sulle donne adottato dal Governo per il triennio 2017- 2020, è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni e coperto anche con un finanziamento previsto dalla legge di stabilità, ma al momento i fondi non vengono erogati. Benché limitati, i soldi del piano sono essenziali soprattutto per sostenere i centri antiviolenza, unico baluardo per aiutare le donne che denunciano.
"Al Governo e al Parlamento chiediamo dunque di renderlo immediatamente operativo - dice il comunicato delle associazioni - predisponendo le risorse economiche dedicate e rendendole immediatamente esigibili per la sua attuazione. Perché in una situazione drammatica come quella italiana, dove molto si dice e poco si riesce a fare per contrastare concretamente la disparità di potere tra uomini e donne, alla radice del fenomeno della violenza, attendere ulteriormente è un fatto gravissimo".
Le associazioni ricordano inoltre che all'attuazione del Piano lo Stato italiano è tenuto anche visti gli impegni presi ratificando la Convenzione di Istanbul. "Le donne non devono ancora subire violenze in attesa che tutti facciano quando dovuto e prescritto dal piano e che le azioni discusse e condivise trovino attuazione", conclude il comunicato.