Ferito a rivoltellate in pieno centro l'ex sindaco democristiano. Giovanni Picco affrontato da due killer mentre rincasa alle 13.05: gli sparano 13 colpi di pistola e lo feriscono alle gambe e a una spalla - l'attentato rivendicato con la consueta telefonata all'Ansa - il racconto del ferito
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25 marzo 1978
Il terrorismo ha rivolto nuovamente le sue armi contro Torino. A quindici giorni dall'assassinio del maresciallo Rosario Berardi e a nove dei tragici fatti di Roma, le Brigate Rosse hanno preso di mira Giovanni Pico, ex sindaco democristiano, e oggi consigliere regionale. Un commando gli ha teso un agguato sotto casa, ferendolo in più parti del corpo. Subito dopo, con una telefonata all'Ansa, le Br hanno rivendicato la paternità dell'attentato.
Le drammatiche sequenze di questo ennesimo atto criminale non si discostano dal cliché purtroppo a lungo sperimentato e collaudato. Sono le 13, 05 quando Picco arriva con la sua vecchia "500" bianca davanti all'abitazione che ha l'entrata secondaria in via Giacosa 31 e quella principale su Corso Massimo D'Azeglio, appena dietro l'angolo proprio di faccia ai giardini del Valentino.
L'attentato avviene in via Giacosa. Tutto si svolge con c…
Il terrorismo ha rivolto nuovamente le sue armi contro Torino. A quindici giorni dall'assassinio del maresciallo Rosario Berardi e a nove dei tragici fatti di Roma, le Brigate Rosse hanno preso di mira Giovanni Pico, ex sindaco democristiano, e oggi consigliere regionale. Un commando gli ha teso un agguato sotto casa, ferendolo in più parti del corpo. Subito dopo, con una telefonata all'Ansa, le Br hanno rivendicato la paternità dell'attentato.
Le drammatiche sequenze di questo ennesimo atto criminale non si discostano dal cliché purtroppo a lungo sperimentato e collaudato. Sono le 13, 05 quando Picco arriva con la sua vecchia "500" bianca davanti all'abitazione che ha l'entrata secondaria in via Giacosa 31 e quella principale su Corso Massimo D'Azeglio, appena dietro l'angolo proprio di faccia ai giardini del Valentino.
L'attentato avviene in via Giacosa. Tutto si svolge con celerità, ma anche con freddezza da parte dei terroristi. Picco ha appena parcheggiato l'auto davanti alla cancellata della "Fondazione Agnelli" ed è sceso: sul lato opposto della strada è ferma una "128" verde con quattro uomini a bordo, due dei quali scendono e affrontano pistola alla mano, la vittima. Sono a viso scoperto ed entrambi giovani: uno ha corporatura atletica, baffi e veste un impermeabile bianco; l'altro indossa una giacca marrone.
Da distanza ravvicinata i due lasciano partire tredici - quattordici colpi di calibro 7,65, quattro dei quali raggiungo Picco: due alla tibia sinistra, uno all'omero destro, un quarto al gluteo sinistro: tranne quello all'omero, i proiettili sono tutti fuoriusciti senza intaccare organi vitali.
Mentre i killer si allontanano a bordo della "128" verde in direzione della periferia, Picco si accascia dietro un furgone. Il primo a soccorrerlo è un medico che abita nel suo stesso palazzo; gli pratica una iniezione di flebocortite e subito dopo lo accompagna in ambulanza al vicino ospedale Le Molinette.
Dalle finestre del palazzo di via Giacosa angolo Corso Massimo D'Azeglio alcuni testimoni hanno visto. Molti hanno anche sentito alcuni spari: riferiscono quattro-cinque esplosioni e ciò lasci pensare che almeno una delle due pistole fosse munita di silenziatore. I terroristi sono stati visti da un giovane sui venticinque anni, da una donna sui trenta, da un signore di mezza età che la polizia ha interrogato.
Alle 13.20 Picco viene ricoverato al reparto di terapia intensiva delle Molinette, lo stesso dove nel novembre scorso era stato ricoverato Carlo Casalegno. Le prime cure gli vengono prestate dal responsabile del settore, il professor Dario Cravero, senatore democristiano. "La prognosi - riferirà più tardi ai giornalisti Cravero - è di sessanta giorni. A parte lo stato di choc, le condizioni del ferito sono buone. La frattura non è più grave di quella che potrebbe provocare una brutta caduta sugli sci".
A Cravero il ferito ha avuto la forza di raccontare gli attimi drammatici dell'attentato. "Come per Puddu, ho visto venirmi incontro tre persone mentre stavo parcheggiando l'auto. Ho capito che avevano brutte intenzioni". Perché ti sei fermato, gli chiede Cravero, "Che cosa potevo fare? Fuggire sarebbe stato peggio. Mettiti tu al mio posto".
Poco prima delle 14 arriva la telefonata agli uffici torinesi dell'Ansa: "Qui Brigate Rosse, abbiamo colpito noi Giovanni Picco. Seguirà comunicato."
Quarantasei anni, architetto e docente universitario, Giovanni Picco è sposato con la signora Flavia, 35 anni, ed è padre di tre figli: Cristiano di 14 anni, Elena di 12 ed Emanuela di 11. Dal 5 settembre '73 al 14 luglio '75 è stato sindaco di Torino ultimo sindaco democristiano che ha passato le consegue al comunista Diego Novelli: attualmente consigliere regionale. All'interno del partito non è una figura di primo piano: è stato fanfaniano e oggi è su posizioni arnaudiane.
La moglie e i figli apprendono la notizia dell'attentato a Sansicario, una località sciististica nei pressi di Sestriere. E' andato a prenderli il medico che per primo ha soccorso il ferito. In ospedale arrivano subito il presidente della Regione Viglione, altri assessori e consiglieri regionali, il segretario provinciale della Democrazia cristiana Silvio Lega, Maurizio Puddu, il consigliere provinciale Dc ferito l'estate scorso dalle Br.
La notizia del nuovo attentato fa il giro di una città che si era illusa di poter superare tranquillamente la tregua pasquale. Ancora una volta ci si domanda dove potrà approdare questa ondata di terrorismo che non sembra voler dare tregua a Torino (dal 1 gennaio '77 a oggi sono quindi i feriti e i molti degli attentati).
Ci si trova a dover registrare altre decine di documenti di solidarietà, di impegno di condanna da parte delle forze politiche democratiche. E naturalmente ci si chiede perché Picco. La risposta la si può forse trovare nel documento numero 4 delle Br laddove scrivono: "Colpiremo secondo le responsabilità". Moro sequestrato e la sua scorta uccisa, Picco ferito: tutto secondo la fredda e criminale logica del terrorismo. Nel documento numero undici dei brigatisti sequestrato in aula durante il processo di Torino c'è scritto: "Il processo a Moro non chiude la partita". E purtroppo è stato così. Hanno colpito un dirigente politico intermedio come Puddu, come Cocozzello, come altri esponenti della Democrazia cristiana, il partito che più degli altri è nel mirino dei terroristi.