Il capitano del meteo
Antonella Barina , di ANTONELLA BARINAIn un libro, la nascita delle previsioni del tempo. Tra i pionieri, Robert FitzRoy. Che guidò la nave su cui viaggiò Darwin. E dal 1861 diffuse un bollettino seguito anche dalla regina
Era il 1854 quando un deputato inglese osò sostenere in Parlamento che presto sarebbe stato possibile conoscere le condizioni meteorologiche con ventiquattr'ore di anticipo: l'Assemblea scoppiò in una fragorosa risata. Troppi erano ancora convinti che il tempo atmosferico dipendesse dalla Provvidenza: sarebbe dovuta passare un'altra manciata di anni perché questo mondo regolato dalle certezze cristiane iniziasse a vacillare. Fu nel 1859, quando Charles Darwin divulgò la teoria dell'evoluzione basata sulla selezione naturale. Ma anche nel 1861, quando Robert FitzRoy diffuse le prime previsioni del tempo ufficiali: l'uno metteva in discussione la versione religiosa del nostro passato, l'uomo creato a somiglianza di Dio; l'altro sfidava il controllo divino sul nostro futuro, rendendolo addirittura prevedibile. Due uomini legati da profonda amicizia, perché FitzRoy era stato il comandante del brigantino Beagle con cui Darwin a…
Era il 1854 quando un deputato inglese osò sostenere in Parlamento che presto sarebbe stato possibile conoscere le condizioni meteorologiche con ventiquattr'ore di anticipo: l'Assemblea scoppiò in una fragorosa risata. Troppi erano ancora convinti che il tempo atmosferico dipendesse dalla Provvidenza: sarebbe dovuta passare un'altra manciata di anni perché questo mondo regolato dalle certezze cristiane iniziasse a vacillare. Fu nel 1859, quando Charles Darwin divulgò la teoria dell'evoluzione basata sulla selezione naturale. Ma anche nel 1861, quando Robert FitzRoy diffuse le prime previsioni del tempo ufficiali: l'uno metteva in discussione la versione religiosa del nostro passato, l'uomo creato a somiglianza di Dio; l'altro sfidava il controllo divino sul nostro futuro, rendendolo addirittura prevedibile. Due uomini legati da profonda amicizia, perché FitzRoy era stato il comandante del brigantino Beagle con cui Darwin aveva fatto il giro del mondo, iniziando a elaborare la sua teoria sull'origine delle specie. Ma anche due amici che finirono per odiarsi: fervente evangelico, FitzRoy scagliò anatemi contro le tesi blasfeme di Darwin; mentre il celebre naturalista screditò come niente affatto scientifiche le congetture meteorologiche del capitano.
Assunti meteo che venivano proposti dopo anni di straordinario progresso, in cui individui ingegnosi dai percorsi eclettici - marinai, astronomi, idrografi, matematici, avventurieri - avevano sciolto il mistero che avvolgeva le dinamiche del cielo, mettendo a punto teorie radicali e strumenti innovativi per interpretare i fenomeni atmosferici. E rivoluzionando, fra il 1800 e il 1870, il rapporto fra uomo e clima. Lo racconta un libro di Peter Moore, scrittore e giornalista culturale inglese, che esce in Italia con Nutrimenti, dopo un felice successo all'estero: La conquista della meteorologia. I pionieri che seppero guardare al futuro. Gli inglesi, si sa, sono ossessionati dal clima, ingrediente di tutti i loro convenevoli: forse perché oltremanica il tempo è così capriccioso o perché parlare di pioggia e schiarite toglie dall'imbarazzo un popolo inesorabilmente impacciato. Ma Moore ne è più appassionato che mai, riuscendo a rendere coinvolgente un testo che ha fin troppi dettagli, aneddoti, digressioni...
Un libro da cui la Bbc ha addirittura tratto una serie televisiva: "Tutta incentrata sul personaggio di FitzRoy, eroe tragico, quasi shakespeariano" spiega Moore. "Discendente di re Carlo II, anche se da un ramo illegittimo, e nipote di un primo ministro, FitzRoy aveva un pedigree di prim'ordine, un bell'aspetto, una determinazione feroce che lo fecero subito svettare nella Royal Navy: la sua carriera fu fulminante. Apparteneva a quei capitani coraggiosi da considerare un po' come gli astronauti dell'epoca: anziché avventurarsi sulla Luna, a soli 24 anni, nel 1829, FitzRoy mappò le coste inesplorate dello Stretto di Magellano e della Terra del Fuoco, doppiando Capo Horn, con un arsenale di strumenti di rilevazione cartografica, ma anche di termometri, igrometri, pluviometri per misurare le ostiche condizioni meteo, in un'epoca in cui ancora nessuno sapeva perché si formano le tempeste. Per poi effettuare il giro del mondo con Darwin: un trionfo. Eppure, dopo tanti successi, il destino di FitzRoy virò: fallì come governatore della Nuova Zelanda, rimanendo per un po' disoccupato, con gravi danni per il suo tenore di vita aristocratico. E anche quando gli fu assegnata la guida del nascente ufficio meteorologico inglese, a cui dedicò il resto della vita, alternò vittorie e smacchi, riconoscimenti e umiliazioni".
Mentre si articolava la parabola di FitzRoy, altri pionieri esploravano i territori del cielo, che nel Settecento non era mai stato studiato e classificato come il resto della natura. Fu Luke Howard, meteorologo inglese dilettante, a catalogare per primo le nuvole, nel 1802, raggruppandole in tipologie valide tutt'oggi: cirri, cumuli, strati... E Francis Beaufort, ufficiale della Royal Navy, a proporre nel 1806 una scala per misurare l'intensità dei venti (in base alla loro velocità), che va dalle brezze alle burrasche alle tempeste all'uragano: più di un secolo dopo, la Scala di Beaufort sarà adottata a livello internazionale. Mentre negli Stati Uniti William Redfield spiegava l'occhio del ciclone, quella fase di minacciosa calma che si viene a creare al centro del vortice dell'uragano. E James Espy, che diventerà primo meteorologo ufficiale Usa, chiariva come si formano le nubi e come ricadono a terra sotto forma di pioggia, neve o grandine. Quanto alle mappe dell'atmosfera, fu il matematico Elias Loomis a ideare colori e simboli comprensibili, con cui disegnare carte che mostravano come il tempo fosse simultaneamente nebbioso a Boston, nuvoloso a New York, nevoso a Cleveland... "Gli americani elaborarono novità imprescindibili negli anni Trenta-Quarantadell'Ottocento, prima che la guerra di secessione arenasse le ricerche" continua Moore.
"Si pensi anche solo al potenziale rivoluzionario di uno strumento come il telegrafo, che consentì di trasmettere messaggi a distanza. Nato in forma rudimentale nella Francia di fine Settecento, fu affinato negli States da Samuel Morse, che per primo utilizzò l'elettricità per inviare dati istantaneamente ed elaborò un linguaggio fatto di punti e linee, il famoso Codice Morse". In breve la febbre del telegrafo si diffuse ovunque. E il 31 agosto 1848 - prima volta al mondo - il nuovo dispositivo fu usato in Gran Bretagna per inoltrare ufficialmente notizie meteo: rilevate in 29 diverse località del Paese, raggiunsero in un attimo Londra, dove furono elaborate da James Glaisher, meteorologo del governo, e pubblicate sul Daily News. Erano nati i bollettini meteo. Anche se rimaneva inesplorata l'alta atmosfera: fu solo nel 1862 che Glaisher, a forza di ascensioni eroiche in mongolfiera, superò gli 11 mila metri (come oggi gli aerei di linea), per iniziare a squarciare i segreti della sommità del cielo.
Nel frattempo FitzRoy si era convinto che la natura avverte in anticipo delle tempeste in arrivo. E che il telegrafo poteva essere usato anche per mettere in preallarme i marinai. Era il 1859 quando coniò l'espressione "previsioni del tempo". Il 1861 quando diffuse il primo avviso meteo per conto del governo. Molte navi si salvarono grazie a lui. Ma anche il grande pubblico, e persino la regina, presero a contare sui suoi pronostici. "Che però non sempre risultavano esatti" conclude Moore. "Il Times incominciò ad attaccarlo; la rivista satirica Punch a schernirlo. Se ci azzeccava, veniva osannato; se sbagliava, deriso. FitzRoy, l'indovino del cielo, finì per morire suicida".
Sul Venerdì del 30 marzo 2018
Assunti meteo che venivano proposti dopo anni di straordinario progresso, in cui individui ingegnosi dai percorsi eclettici - marinai, astronomi, idrografi, matematici, avventurieri - avevano sciolto il mistero che avvolgeva le dinamiche del cielo, mettendo a punto teorie radicali e strumenti innovativi per interpretare i fenomeni atmosferici. E rivoluzionando, fra il 1800 e il 1870, il rapporto fra uomo e clima. Lo racconta un libro di Peter Moore, scrittore e giornalista culturale inglese, che esce in Italia con Nutrimenti, dopo un felice successo all'estero: La conquista della meteorologia. I pionieri che seppero guardare al futuro. Gli inglesi, si sa, sono ossessionati dal clima, ingrediente di tutti i loro convenevoli: forse perché oltremanica il tempo è così capriccioso o perché parlare di pioggia e schiarite toglie dall'imbarazzo un popolo inesorabilmente impacciato. Ma Moore ne è più appassionato che mai, riuscendo a rendere coinvolgente un testo che ha fin troppi dettagli, aneddoti, digressioni...
Un libro da cui la Bbc ha addirittura tratto una serie televisiva: "Tutta incentrata sul personaggio di FitzRoy, eroe tragico, quasi shakespeariano" spiega Moore. "Discendente di re Carlo II, anche se da un ramo illegittimo, e nipote di un primo ministro, FitzRoy aveva un pedigree di prim'ordine, un bell'aspetto, una determinazione feroce che lo fecero subito svettare nella Royal Navy: la sua carriera fu fulminante. Apparteneva a quei capitani coraggiosi da considerare un po' come gli astronauti dell'epoca: anziché avventurarsi sulla Luna, a soli 24 anni, nel 1829, FitzRoy mappò le coste inesplorate dello Stretto di Magellano e della Terra del Fuoco, doppiando Capo Horn, con un arsenale di strumenti di rilevazione cartografica, ma anche di termometri, igrometri, pluviometri per misurare le ostiche condizioni meteo, in un'epoca in cui ancora nessuno sapeva perché si formano le tempeste. Per poi effettuare il giro del mondo con Darwin: un trionfo. Eppure, dopo tanti successi, il destino di FitzRoy virò: fallì come governatore della Nuova Zelanda, rimanendo per un po' disoccupato, con gravi danni per il suo tenore di vita aristocratico. E anche quando gli fu assegnata la guida del nascente ufficio meteorologico inglese, a cui dedicò il resto della vita, alternò vittorie e smacchi, riconoscimenti e umiliazioni".
Mentre si articolava la parabola di FitzRoy, altri pionieri esploravano i territori del cielo, che nel Settecento non era mai stato studiato e classificato come il resto della natura. Fu Luke Howard, meteorologo inglese dilettante, a catalogare per primo le nuvole, nel 1802, raggruppandole in tipologie valide tutt'oggi: cirri, cumuli, strati... E Francis Beaufort, ufficiale della Royal Navy, a proporre nel 1806 una scala per misurare l'intensità dei venti (in base alla loro velocità), che va dalle brezze alle burrasche alle tempeste all'uragano: più di un secolo dopo, la Scala di Beaufort sarà adottata a livello internazionale. Mentre negli Stati Uniti William Redfield spiegava l'occhio del ciclone, quella fase di minacciosa calma che si viene a creare al centro del vortice dell'uragano. E James Espy, che diventerà primo meteorologo ufficiale Usa, chiariva come si formano le nubi e come ricadono a terra sotto forma di pioggia, neve o grandine. Quanto alle mappe dell'atmosfera, fu il matematico Elias Loomis a ideare colori e simboli comprensibili, con cui disegnare carte che mostravano come il tempo fosse simultaneamente nebbioso a Boston, nuvoloso a New York, nevoso a Cleveland... "Gli americani elaborarono novità imprescindibili negli anni Trenta-Quarantadell'Ottocento, prima che la guerra di secessione arenasse le ricerche" continua Moore.
"Si pensi anche solo al potenziale rivoluzionario di uno strumento come il telegrafo, che consentì di trasmettere messaggi a distanza. Nato in forma rudimentale nella Francia di fine Settecento, fu affinato negli States da Samuel Morse, che per primo utilizzò l'elettricità per inviare dati istantaneamente ed elaborò un linguaggio fatto di punti e linee, il famoso Codice Morse". In breve la febbre del telegrafo si diffuse ovunque. E il 31 agosto 1848 - prima volta al mondo - il nuovo dispositivo fu usato in Gran Bretagna per inoltrare ufficialmente notizie meteo: rilevate in 29 diverse località del Paese, raggiunsero in un attimo Londra, dove furono elaborate da James Glaisher, meteorologo del governo, e pubblicate sul Daily News. Erano nati i bollettini meteo. Anche se rimaneva inesplorata l'alta atmosfera: fu solo nel 1862 che Glaisher, a forza di ascensioni eroiche in mongolfiera, superò gli 11 mila metri (come oggi gli aerei di linea), per iniziare a squarciare i segreti della sommità del cielo.
Nel frattempo FitzRoy si era convinto che la natura avverte in anticipo delle tempeste in arrivo. E che il telegrafo poteva essere usato anche per mettere in preallarme i marinai. Era il 1859 quando coniò l'espressione "previsioni del tempo". Il 1861 quando diffuse il primo avviso meteo per conto del governo. Molte navi si salvarono grazie a lui. Ma anche il grande pubblico, e persino la regina, presero a contare sui suoi pronostici. "Che però non sempre risultavano esatti" conclude Moore. "Il Times incominciò ad attaccarlo; la rivista satirica Punch a schernirlo. Se ci azzeccava, veniva osannato; se sbagliava, deriso. FitzRoy, l'indovino del cielo, finì per morire suicida".
Sul Venerdì del 30 marzo 2018