Andreotti risponde in Parlamento sul caso Moro
Giorgio Rossi , di GIORGIO ROSSI
4 aprile 1978
ROMA - Oggi a Montecitorio si svolge la discussione sulla strage di via Fani e il rapimento Moro. Sarà Andreotti a rispondere alle 25 interrogazioni che sono state rivolte da diverse parti politiche a lui stesso, al ministro Cossiga e ad altri membri del governo. Le interrogazioni riguardano un po' tutti gli elementi della drammatica vicenda: dalla ricostruzione ufficiale del sanguinoso agguato alle deficienze delle misure protettive, dalle lacune delle indagini ai possibili collegamenti internazionali delle Br. Ma il problema più rilevante è quello, sollevato dalle interrogazioni dei rappresentanti di molti partiti della risposta politica che il governo intende dare ai terroristi. In pratica: il governo ha intenzione di "trattare" il rilascio di Moro, oppure no?
La risposta sembra scontata: lo stesso Piccoli, nella interrogazione di cui è il primo firmatario, parla di "inaccettabile ricatto dei terroristi": la ferme…
ROMA - Oggi a Montecitorio si svolge la discussione sulla strage di via Fani e il rapimento Moro. Sarà Andreotti a rispondere alle 25 interrogazioni che sono state rivolte da diverse parti politiche a lui stesso, al ministro Cossiga e ad altri membri del governo. Le interrogazioni riguardano un po' tutti gli elementi della drammatica vicenda: dalla ricostruzione ufficiale del sanguinoso agguato alle deficienze delle misure protettive, dalle lacune delle indagini ai possibili collegamenti internazionali delle Br. Ma il problema più rilevante è quello, sollevato dalle interrogazioni dei rappresentanti di molti partiti della risposta politica che il governo intende dare ai terroristi. In pratica: il governo ha intenzione di "trattare" il rilascio di Moro, oppure no?
La risposta sembra scontata: lo stesso Piccoli, nella interrogazione di cui è il primo firmatario, parla di "inaccettabile ricatto dei terroristi": la ferme…
4 aprile 1978
ROMA - Oggi a Montecitorio si svolge la discussione sulla strage di via Fani e il rapimento Moro. Sarà Andreotti a rispondere alle 25 interrogazioni che sono state rivolte da diverse parti politiche a lui stesso, al ministro Cossiga e ad altri membri del governo. Le interrogazioni riguardano un po' tutti gli elementi della drammatica vicenda: dalla ricostruzione ufficiale del sanguinoso agguato alle deficienze delle misure protettive, dalle lacune delle indagini ai possibili collegamenti internazionali delle Br. Ma il problema più rilevante è quello, sollevato dalle interrogazioni dei rappresentanti di molti partiti della risposta politica che il governo intende dare ai terroristi. In pratica: il governo ha intenzione di "trattare" il rilascio di Moro, oppure no?
La risposta sembra scontata: lo stesso Piccoli, nella interrogazione di cui è il primo firmatario, parla di "inaccettabile ricatto dei terroristi": la fermezza dei comunisti sull'argomento è nota; altrettanto fermi i repubblicani. La risposta ufficiale dunque, sarà "no". Ma il clima nel quale il dibattito si volge è incerto, confuso, nervoso. Si era stati molto in forse sull'opportunità di questa discussione in Parlamento e c'erano voluti giorni di trattative sull'argomento da parte del presidente della Camera, Ingrao.
Con i rappresentanti dei vari gruppi si era infine deciso per il "male minore": breve discorso di Andreotti, senza scendere nel merito delle indagini, replica (per regolamento, cinque minuti) di ciascun interrogante. Un dibattito quindi, privo di qualsiasi contenuto sostanziale, se si esclude la presa di posizione del governo contro la "trattativa". Ieri ancora non si era deciso se al termine del dibattito sarebbe stato votato oppure no un "documento" in questo senso da parte dei partiti della maggioranza. E se poi, ci si chiedeva in ambienti democristiani, una perentoria presa di posizione oggi apparisse sotto una luce diversa domani?
Questo pesante clima d'incertezza è palpabile nelle sedi dei partiti, dove nessun uomo politico rilascia la benché minima dichiarazione e dove anche la riunione meno importante è circondata da un silenzio che in qualche caso rasenta il grottesco: a Montecitorio semideserta, dove i pochi parlamentari che vi appaiono si limitano ad allargare le braccia; a Palazzo Chigi, dove ieri sera si è svolta da Andreotti una riunione dei segretari dei cinque partiti dell'accordo e dove i giornalisti erano stati relegati dietro le transenne.
Un comunicato ufficiale ha reso poi noto che questa riunione si è conclusa con "una concorde valutazione sulla situazione e sugli atteggiamenti da adottare".
ROMA - Oggi a Montecitorio si svolge la discussione sulla strage di via Fani e il rapimento Moro. Sarà Andreotti a rispondere alle 25 interrogazioni che sono state rivolte da diverse parti politiche a lui stesso, al ministro Cossiga e ad altri membri del governo. Le interrogazioni riguardano un po' tutti gli elementi della drammatica vicenda: dalla ricostruzione ufficiale del sanguinoso agguato alle deficienze delle misure protettive, dalle lacune delle indagini ai possibili collegamenti internazionali delle Br. Ma il problema più rilevante è quello, sollevato dalle interrogazioni dei rappresentanti di molti partiti della risposta politica che il governo intende dare ai terroristi. In pratica: il governo ha intenzione di "trattare" il rilascio di Moro, oppure no?
La risposta sembra scontata: lo stesso Piccoli, nella interrogazione di cui è il primo firmatario, parla di "inaccettabile ricatto dei terroristi": la fermezza dei comunisti sull'argomento è nota; altrettanto fermi i repubblicani. La risposta ufficiale dunque, sarà "no". Ma il clima nel quale il dibattito si volge è incerto, confuso, nervoso. Si era stati molto in forse sull'opportunità di questa discussione in Parlamento e c'erano voluti giorni di trattative sull'argomento da parte del presidente della Camera, Ingrao.
Con i rappresentanti dei vari gruppi si era infine deciso per il "male minore": breve discorso di Andreotti, senza scendere nel merito delle indagini, replica (per regolamento, cinque minuti) di ciascun interrogante. Un dibattito quindi, privo di qualsiasi contenuto sostanziale, se si esclude la presa di posizione del governo contro la "trattativa". Ieri ancora non si era deciso se al termine del dibattito sarebbe stato votato oppure no un "documento" in questo senso da parte dei partiti della maggioranza. E se poi, ci si chiedeva in ambienti democristiani, una perentoria presa di posizione oggi apparisse sotto una luce diversa domani?
Questo pesante clima d'incertezza è palpabile nelle sedi dei partiti, dove nessun uomo politico rilascia la benché minima dichiarazione e dove anche la riunione meno importante è circondata da un silenzio che in qualche caso rasenta il grottesco: a Montecitorio semideserta, dove i pochi parlamentari che vi appaiono si limitano ad allargare le braccia; a Palazzo Chigi, dove ieri sera si è svolta da Andreotti una riunione dei segretari dei cinque partiti dell'accordo e dove i giornalisti erano stati relegati dietro le transenne.
Un comunicato ufficiale ha reso poi noto che questa riunione si è conclusa con "una concorde valutazione sulla situazione e sugli atteggiamenti da adottare".