Ultimo sos per Moro
Barbara Spinelli , di BARBARA SPINELLILa richiesta è partita dalla famiglia in accordo con la Democrazia cristiana. Da Londra Amnesty International si rivolge alle Br per discutere la liberazione del leader rapito
18 aprile 1978
LONDRA - L'organizzazione "Amnesty International", nota per la sua strenua difesa dei prigionieri politici in tutto il mondo, ha lanciato oggi pomeriggio un pressante appello perché la vita di Moro sia risparmiata. In un comunicato diramato alle 18 ora italiana dalla segreteria generale che ha sede a Londra, l'organizzazione "offre i suoi buoni uffici" per la salvezza del leader Dc, condannato a morte sabato scorso dalle brigate rosse, e si dichiara "pronta a discutere con loro che detengono la persona in questione, circa i fatti che coinvolgono la sollecitudine della stessa organizzazione".
"Amnesty International" è stata invitata a intervenire in prima persona, nel tentativo di salvataggio del Presidente Dc, "da persone vicine ad Aldo Moro e alla sua famiglia". I motivi per cui ha deciso di agire sono, come ci ha dichiarato stasera a Londra il vice segretario dell'organizzazione, Dick Oosti…
LONDRA - L'organizzazione "Amnesty International", nota per la sua strenua difesa dei prigionieri politici in tutto il mondo, ha lanciato oggi pomeriggio un pressante appello perché la vita di Moro sia risparmiata. In un comunicato diramato alle 18 ora italiana dalla segreteria generale che ha sede a Londra, l'organizzazione "offre i suoi buoni uffici" per la salvezza del leader Dc, condannato a morte sabato scorso dalle brigate rosse, e si dichiara "pronta a discutere con loro che detengono la persona in questione, circa i fatti che coinvolgono la sollecitudine della stessa organizzazione".
"Amnesty International" è stata invitata a intervenire in prima persona, nel tentativo di salvataggio del Presidente Dc, "da persone vicine ad Aldo Moro e alla sua famiglia". I motivi per cui ha deciso di agire sono, come ci ha dichiarato stasera a Londra il vice segretario dell'organizzazione, Dick Oosti…
18 aprile 1978
LONDRA - L'organizzazione "Amnesty International", nota per la sua strenua difesa dei prigionieri politici in tutto il mondo, ha lanciato oggi pomeriggio un pressante appello perché la vita di Moro sia risparmiata. In un comunicato diramato alle 18 ora italiana dalla segreteria generale che ha sede a Londra, l'organizzazione "offre i suoi buoni uffici" per la salvezza del leader Dc, condannato a morte sabato scorso dalle brigate rosse, e si dichiara "pronta a discutere con loro che detengono la persona in questione, circa i fatti che coinvolgono la sollecitudine della stessa organizzazione".
"Amnesty International" è stata invitata a intervenire in prima persona, nel tentativo di salvataggio del Presidente Dc, "da persone vicine ad Aldo Moro e alla sua famiglia". I motivi per cui ha deciso di agire sono, come ci ha dichiarato stasera a Londra il vice segretario dell'organizzazione, Dick Oosting, "di orine esclusivamente umanitario".
A pochi minuti di distanza dalla pubblicazione del comunicato, è giunto un appello analogo da parte del segretario generale dell'Onu Kurt Waldheim, e dell'organizzazione "Caritas Internazionale".
Solo l'appello di "Amnesty", tuttavia, contiene una esplicita richiesta alle Brigate Rosse perché si faccino vive presso l'organizzazione, al fine di negoziare l'eventuale "liberazione" del leader Dc. È evidente, quindi, che i massimi sforzi per ottenere la "revoca" della condanna a morte si concentreranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni, sull'organizzazione che ha sede a Londra. È probabile, anche se finora non vi sono conferme ufficiali, che in queste ore drammatiche, i contatti con "Amnesty" siano tenuti dalla Farnesina: mentre le agenzie diffondevano il testo dell'appello, infatti, un funzionario del ministero, Manzari, era in casa Moro. Manzari è consulente giuridico della Farnesina ed è un collaboratore strettissimo del "leader" Dc (fu suo capogabinetto quando questi era Presidente del Consiglio). Poco dopo la diffusione del comunicato, è giunto in casa Moro anche il ministro degli Esteri Arnaldo Forlani.
Negli uffici londinesi di "Amnesty International" tuttavia, ci si rifiuta di fare i nomi dei possibili interlocutori, e soprattutto di indicare da chi è partita, e quando, la richiesta di intervenire . Il vice segretario dell'organizzazione Dick Oosting, da noi interpellato, si dichiara "speranzoso che la stampa italiana dia massimo risalto all'appello", affinché esso "raggiunga al più presto le Br". Domandiamo al vicesegretario: pensa che i terroristi si faranno vivi? "Presumo di sì", risponde, "o perlomeno lo spero vivamente. Loro sanno che noi non agiamo per conto di alcun governo, e di nessun partito politico". Potreste agire anche come mediatori in un possibile scambio, qualora le "persone" che si sono rivolte a voi ve lo chiedessero? "Assolutamente no. Qui non c'è niente da trattare, e noi non intendiamo assumere alcuna posizione mediatrice, né facilitare un qualsiasi negoziato di scambio. Le ripeto che non agiamo in nome di nessun governo, e di nessun gruppo politico. Siamo contro le esecuzioni di scopo di coercizione politica e contro la pena di morte, e nostro unico scopo è la salvezza della vita di Aldo Moro".
"Amnesty International", tuttavia, si muove su un terreno largamente sconosciuto. Fondata nel 1961 a Londra, l'organizzazione umanitaria che difende i diritti dei prigionieri politici ha finora rivolto i suoi appello ai governi accusati di violazione e non a gruppi terroristi. I suoi interlocutori "privilegiati" sono stati, negli anni sorsi, le dittature latino-americane, il Sud Africa, i paesi dell'est.
LONDRA - L'organizzazione "Amnesty International", nota per la sua strenua difesa dei prigionieri politici in tutto il mondo, ha lanciato oggi pomeriggio un pressante appello perché la vita di Moro sia risparmiata. In un comunicato diramato alle 18 ora italiana dalla segreteria generale che ha sede a Londra, l'organizzazione "offre i suoi buoni uffici" per la salvezza del leader Dc, condannato a morte sabato scorso dalle brigate rosse, e si dichiara "pronta a discutere con loro che detengono la persona in questione, circa i fatti che coinvolgono la sollecitudine della stessa organizzazione".
"Amnesty International" è stata invitata a intervenire in prima persona, nel tentativo di salvataggio del Presidente Dc, "da persone vicine ad Aldo Moro e alla sua famiglia". I motivi per cui ha deciso di agire sono, come ci ha dichiarato stasera a Londra il vice segretario dell'organizzazione, Dick Oosting, "di orine esclusivamente umanitario".
A pochi minuti di distanza dalla pubblicazione del comunicato, è giunto un appello analogo da parte del segretario generale dell'Onu Kurt Waldheim, e dell'organizzazione "Caritas Internazionale".
Solo l'appello di "Amnesty", tuttavia, contiene una esplicita richiesta alle Brigate Rosse perché si faccino vive presso l'organizzazione, al fine di negoziare l'eventuale "liberazione" del leader Dc. È evidente, quindi, che i massimi sforzi per ottenere la "revoca" della condanna a morte si concentreranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni, sull'organizzazione che ha sede a Londra. È probabile, anche se finora non vi sono conferme ufficiali, che in queste ore drammatiche, i contatti con "Amnesty" siano tenuti dalla Farnesina: mentre le agenzie diffondevano il testo dell'appello, infatti, un funzionario del ministero, Manzari, era in casa Moro. Manzari è consulente giuridico della Farnesina ed è un collaboratore strettissimo del "leader" Dc (fu suo capogabinetto quando questi era Presidente del Consiglio). Poco dopo la diffusione del comunicato, è giunto in casa Moro anche il ministro degli Esteri Arnaldo Forlani.
Negli uffici londinesi di "Amnesty International" tuttavia, ci si rifiuta di fare i nomi dei possibili interlocutori, e soprattutto di indicare da chi è partita, e quando, la richiesta di intervenire . Il vice segretario dell'organizzazione Dick Oosting, da noi interpellato, si dichiara "speranzoso che la stampa italiana dia massimo risalto all'appello", affinché esso "raggiunga al più presto le Br". Domandiamo al vicesegretario: pensa che i terroristi si faranno vivi? "Presumo di sì", risponde, "o perlomeno lo spero vivamente. Loro sanno che noi non agiamo per conto di alcun governo, e di nessun partito politico". Potreste agire anche come mediatori in un possibile scambio, qualora le "persone" che si sono rivolte a voi ve lo chiedessero? "Assolutamente no. Qui non c'è niente da trattare, e noi non intendiamo assumere alcuna posizione mediatrice, né facilitare un qualsiasi negoziato di scambio. Le ripeto che non agiamo in nome di nessun governo, e di nessun gruppo politico. Siamo contro le esecuzioni di scopo di coercizione politica e contro la pena di morte, e nostro unico scopo è la salvezza della vita di Aldo Moro".
"Amnesty International", tuttavia, si muove su un terreno largamente sconosciuto. Fondata nel 1961 a Londra, l'organizzazione umanitaria che difende i diritti dei prigionieri politici ha finora rivolto i suoi appello ai governi accusati di violazione e non a gruppi terroristi. I suoi interlocutori "privilegiati" sono stati, negli anni sorsi, le dittature latino-americane, il Sud Africa, i paesi dell'est.