Aldo Moro, è morto o è vivo?
Giorgio Rossi , di GIORGIO ROSSINuovi appelli per una trattativa con i terroristi
20 aprile 1978
L'ultima drammatica lettera di Moro alla moglie, con le accuse a Zaccagnini, al partito, agli amici, al Vaticano ("Che fa Zaccagnini? Che fa la Democrazia cristiana? Che cosa fa il cardinale Poletti?") e di cui riferiamo in altra parte del giornale, è probabilmente al centro dell'ultimo, clamoroso episodio dell'angosciosa vicenda: un solenne appello della presidenza della Conferenza episcopale in favore dell'apertura di trattative con i brigatisti; una dichiarazione di Zaccagnini che ribadisce la "linea della fermezza" e che è stata interpretata come un'immediata risposta ai vescovi; un appello di intellettuali, in favore delle trattative.
Dopo l'offerta di disponibilità del papa a "interpretare la propria opera" per eventuali mediazioni fatta all'inizio della vicenda, da parte del Vaticano era seguito un lungo silenzio e si era detto che quest'offerta iniziale era stata "accantona…
L'ultima drammatica lettera di Moro alla moglie, con le accuse a Zaccagnini, al partito, agli amici, al Vaticano ("Che fa Zaccagnini? Che fa la Democrazia cristiana? Che cosa fa il cardinale Poletti?") e di cui riferiamo in altra parte del giornale, è probabilmente al centro dell'ultimo, clamoroso episodio dell'angosciosa vicenda: un solenne appello della presidenza della Conferenza episcopale in favore dell'apertura di trattative con i brigatisti; una dichiarazione di Zaccagnini che ribadisce la "linea della fermezza" e che è stata interpretata come un'immediata risposta ai vescovi; un appello di intellettuali, in favore delle trattative.
Dopo l'offerta di disponibilità del papa a "interpretare la propria opera" per eventuali mediazioni fatta all'inizio della vicenda, da parte del Vaticano era seguito un lungo silenzio e si era detto che quest'offerta iniziale era stata "accantona…
20 aprile 1978
L'ultima drammatica lettera di Moro alla moglie, con le accuse a Zaccagnini, al partito, agli amici, al Vaticano ("Che fa Zaccagnini? Che fa la Democrazia cristiana? Che cosa fa il cardinale Poletti?") e di cui riferiamo in altra parte del giornale, è probabilmente al centro dell'ultimo, clamoroso episodio dell'angosciosa vicenda: un solenne appello della presidenza della Conferenza episcopale in favore dell'apertura di trattative con i brigatisti; una dichiarazione di Zaccagnini che ribadisce la "linea della fermezza" e che è stata interpretata come un'immediata risposta ai vescovi; un appello di intellettuali, in favore delle trattative.
Dopo l'offerta di disponibilità del papa a "interpretare la propria opera" per eventuali mediazioni fatta all'inizio della vicenda, da parte del Vaticano era seguito un lungo silenzio e si era detto che quest'offerta iniziale era stata "accantonata" in seguiti a pressioni della dc che aveva scelto la "linea delle fermezza". Improvvisamente, ieri sera, la presidenza della Cei rendeva pubblico un "appello" nel quale "osa credere che i sia sempre spazio per la speranza e ritiene che sia necessaria una decisa e comune buona volontà, ispirata ai valori primari della convivenza civile".
L'appello prosegue: "A hi intendesse assumere responsabilità nel decidere di una vita umana e del significato che essa può avere per la pace e per lo sviluppo del paese, la presidenza della Cei chiede di desistere e di cercare le vie giuste. È questa la comune attesa, questa la strada da percorrere con compostezza e senso di responsabilità".
Da questo "appello" risulta evidente che il vertice episcopale condivide la convinzione della famiglia di Moro che il presidente della Dc sia ancora vivo e che "la sua salvezza", come dice testualmente, dipende da "una decisa e comune buona volontà".
Contemporaneamente alla diffusione dell'"appello" della Cei Zaccagnini (molto probabilmente al corrente dell'iniziativa" leggeva una lunga dichiarazione ai giornalisti nella quale si riafferma con grande vigore che la Dc ha assunto "con la solidarietà di tutte le forze democratiche, posizioni moralmente e politicamente possibili per un partito che ha un ruolo centrale nella vita della società e di uno Stato democratico". Dopo aver riaffermato la sua "piena fiducia nelle forze dell'ordine", Zaccagnini aggiungeva: "Lo Stato democratico deve difendersi contro la violenza per non disperdere il bene prezioso della convivenza civile e deve isolare e battere l'azione disgregatrice dl terrorismo".
Ma intanto la pressione della famiglia di Moro si faceva più evidente: i "fedelissimi" Nicola Rana e Corrado Guerzoni apparivano davanti ai giornalisti che sostavano davanti all'abitazione del presidente della Dc e leggevano un comunicato con il quale la famiglia ringrazia Amnesty International e la Charitas, la prima per aver accettato, la seconda per essersi offerta di aprire trattative per ottenere la liberazione di Moro. Un'altra iniziativa che conferma l'opinione della famiglia che il congiunto è vivo. Nello stesso tempo veniva reso noto un elenco di oltre sessanta personalità che avevano firmato un appello di Lotta continua con il quale si chiede che le autorità dello Stato "si impegnino" per compiere "i passi necessari e formali per la liberazione dello statista". L'elenco comprende Heinrich Boll, Paulo Freyre, Dominique Chenu, Hans Urs von Balthasar, Jurgen Moltmann, Roger Grandy, Giulio Salimei (vescovo), Clemente Riva (vescovo), Filippo Franceschi (vescovo), Umberto Terracini, Riccardo Lombardi, Nerberto Bobbio, Giuliano Vassalli, David Maria Turoldo, Gianni Baget Bozzo, Raniero La Valle, Adriano Ossicini, Lucio Lombardo Radice, Domenico Rosati, Michele Giacomantonio, Claudio Gentili, Romolo Pietrobelli, Mario Agnes, Italo Mancini, Carlo Bo, Giancarlo Quaranta, Achille Ardigò, Carlo Casavola, Enrico Di Rovasenda, Ernesto Balducci, Giuseppe Branca, Giancarlo Zizola, Massimo Toschi, Valerio Ochetto, Ruggiero Orfei, Dario Fo, Mimmo Pinto, Marco Boato, Roberto Magni, Marco Basaglia, Tullio Vinay, Giorgio Girardet, Enzo Mattina, Carlo Palombi, Dalmazio Mongillo, Francesco Caroleo, Luigi Di Liegro, Paolo Gillett, Giuseppe Alberigo, Maria Righetti, Fortunato Lazzaro, Renato Rascel, Franco Marrone, Domenico Fazio, Mario Arosio, Ernesto Quagliarello, Vittorino Veronese, Agostino Marianetti e Mario Didò.
Intanto Fanfani metteva Cossiga nei pasticci: insisteva - e alla fine otteneva - che si recasse al Senato per riferire sulle indagini.
L'ultima drammatica lettera di Moro alla moglie, con le accuse a Zaccagnini, al partito, agli amici, al Vaticano ("Che fa Zaccagnini? Che fa la Democrazia cristiana? Che cosa fa il cardinale Poletti?") e di cui riferiamo in altra parte del giornale, è probabilmente al centro dell'ultimo, clamoroso episodio dell'angosciosa vicenda: un solenne appello della presidenza della Conferenza episcopale in favore dell'apertura di trattative con i brigatisti; una dichiarazione di Zaccagnini che ribadisce la "linea della fermezza" e che è stata interpretata come un'immediata risposta ai vescovi; un appello di intellettuali, in favore delle trattative.
Dopo l'offerta di disponibilità del papa a "interpretare la propria opera" per eventuali mediazioni fatta all'inizio della vicenda, da parte del Vaticano era seguito un lungo silenzio e si era detto che quest'offerta iniziale era stata "accantonata" in seguiti a pressioni della dc che aveva scelto la "linea delle fermezza". Improvvisamente, ieri sera, la presidenza della Cei rendeva pubblico un "appello" nel quale "osa credere che i sia sempre spazio per la speranza e ritiene che sia necessaria una decisa e comune buona volontà, ispirata ai valori primari della convivenza civile".
L'appello prosegue: "A hi intendesse assumere responsabilità nel decidere di una vita umana e del significato che essa può avere per la pace e per lo sviluppo del paese, la presidenza della Cei chiede di desistere e di cercare le vie giuste. È questa la comune attesa, questa la strada da percorrere con compostezza e senso di responsabilità".
Da questo "appello" risulta evidente che il vertice episcopale condivide la convinzione della famiglia di Moro che il presidente della Dc sia ancora vivo e che "la sua salvezza", come dice testualmente, dipende da "una decisa e comune buona volontà".
Contemporaneamente alla diffusione dell'"appello" della Cei Zaccagnini (molto probabilmente al corrente dell'iniziativa" leggeva una lunga dichiarazione ai giornalisti nella quale si riafferma con grande vigore che la Dc ha assunto "con la solidarietà di tutte le forze democratiche, posizioni moralmente e politicamente possibili per un partito che ha un ruolo centrale nella vita della società e di uno Stato democratico". Dopo aver riaffermato la sua "piena fiducia nelle forze dell'ordine", Zaccagnini aggiungeva: "Lo Stato democratico deve difendersi contro la violenza per non disperdere il bene prezioso della convivenza civile e deve isolare e battere l'azione disgregatrice dl terrorismo".
Ma intanto la pressione della famiglia di Moro si faceva più evidente: i "fedelissimi" Nicola Rana e Corrado Guerzoni apparivano davanti ai giornalisti che sostavano davanti all'abitazione del presidente della Dc e leggevano un comunicato con il quale la famiglia ringrazia Amnesty International e la Charitas, la prima per aver accettato, la seconda per essersi offerta di aprire trattative per ottenere la liberazione di Moro. Un'altra iniziativa che conferma l'opinione della famiglia che il congiunto è vivo. Nello stesso tempo veniva reso noto un elenco di oltre sessanta personalità che avevano firmato un appello di Lotta continua con il quale si chiede che le autorità dello Stato "si impegnino" per compiere "i passi necessari e formali per la liberazione dello statista". L'elenco comprende Heinrich Boll, Paulo Freyre, Dominique Chenu, Hans Urs von Balthasar, Jurgen Moltmann, Roger Grandy, Giulio Salimei (vescovo), Clemente Riva (vescovo), Filippo Franceschi (vescovo), Umberto Terracini, Riccardo Lombardi, Nerberto Bobbio, Giuliano Vassalli, David Maria Turoldo, Gianni Baget Bozzo, Raniero La Valle, Adriano Ossicini, Lucio Lombardo Radice, Domenico Rosati, Michele Giacomantonio, Claudio Gentili, Romolo Pietrobelli, Mario Agnes, Italo Mancini, Carlo Bo, Giancarlo Quaranta, Achille Ardigò, Carlo Casavola, Enrico Di Rovasenda, Ernesto Balducci, Giuseppe Branca, Giancarlo Zizola, Massimo Toschi, Valerio Ochetto, Ruggiero Orfei, Dario Fo, Mimmo Pinto, Marco Boato, Roberto Magni, Marco Basaglia, Tullio Vinay, Giorgio Girardet, Enzo Mattina, Carlo Palombi, Dalmazio Mongillo, Francesco Caroleo, Luigi Di Liegro, Paolo Gillett, Giuseppe Alberigo, Maria Righetti, Fortunato Lazzaro, Renato Rascel, Franco Marrone, Domenico Fazio, Mario Arosio, Ernesto Quagliarello, Vittorino Veronese, Agostino Marianetti e Mario Didò.
Intanto Fanfani metteva Cossiga nei pasticci: insisteva - e alla fine otteneva - che si recasse al Senato per riferire sulle indagini.