Azerbaijan connection: l’affare del gas destinato a Malta
Giuliano Foschini
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Carlo Bonini
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dai nostri inviati CARLO BONINI E GIULIANO FOSCHINI
Il gas liquido azero che alimenta la centrale elettrica pagato al doppio dei prezzi di mercato. Gli intrecci con la Pilatus Bank e le società offshore. Il ruolo dei rappresentanti del governo, Konrad Mizzi e Keith Schembri. Il Daphne Project ha ottenuto e lavorato sui 680 mila file che un whistleblower aveva consegnato alla giornalista poco prima che fosse assassinata
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VALLETTA. Questa è una delle ultime storie su cui non è stato dato il tempo di lavorare a Daphne Caruana Galizia. E che il 16 ottobre 2017, l'autobomba che l'ha uccisa avrebbe dovuto portarsi via insieme alla sua vita. Documentata da 680 mila file riservati che un whistleblower le aveva consegnato poco tempo prima che fosse assassinata e che ilDaphne Projectha ottenuto, esaminato e incrociato con ulteriori evidenze emerse dai report della Financial Intelligence Unit maltese (l'Agenzia antiriciclaggio) che erano stati insabbiati e che sono dal febbraio scorso nella disponibilità della magistratura dell'isola.
È la storia di un contratto capestro da oltre 1 miliardo di dollari siglato da Malta con l'azienda di Stato per il gas e petrolio dell'Azerbaijan, la Socar, per la fornitura decennale di gas liquido naturale destinato ad alimentare la centrale elettrica dell'isola. Un contratto che il governo laburista maltese ha reso pubb…
VALLETTA. Questa è una delle ultime storie su cui non è stato dato il tempo di lavorare a Daphne Caruana Galizia. E che il 16 ottobre 2017, l'autobomba che l'ha uccisa avrebbe dovuto portarsi via insieme alla sua vita. Documentata da 680 mila file riservati che un whistleblower le aveva consegnato poco tempo prima che fosse assassinata e che ilDaphne Projectha ottenuto, esaminato e incrociato con ulteriori evidenze emerse dai report della Financial Intelligence Unit maltese (l'Agenzia antiriciclaggio) che erano stati insabbiati e che sono dal febbraio scorso nella disponibilità della magistratura dell'isola.
È la storia di un contratto capestro da oltre 1 miliardo di dollari siglato da Malta con l'azienda di Stato per il gas e petrolio dell'Azerbaijan, la Socar, per la fornitura decennale di gas liquido naturale destinato ad alimentare la centrale elettrica dell'isola. Un contratto che il governo laburista maltese ha reso pubblico con grande ritardo e ha ripulito della sua parte essenziale. Che il Daphne Project è ora in grado di svelare. E che documenta come, dal 2015, i contribuenti maltesi paghino il gas circa il doppio del prezzo di mercato. In ragione di una ridondante catena di distribuzione, segnata (lo vedremo) da conflitti di interesse e singolari coincidenze di attività finanziarie su società offshore riconducibili a due figure chiave del governo laburista: il ministro Konrad Mizzi (nel 2015, titolare del dicastero dell'Energia e oggi al Turismo) e il capo di gabinetto Keith Schembri.
Bisogna dunque tornare indietro agli ultimi mesi di vita di Daphne. Alla tarda primavera del 2017. Daphne, in quelle settimane, non fa mistero di essere completamente assorbita dalla matassa di indizi di cui, da tempo, ha cominciato a tirare i fili. Che tengono insieme l'Azerbaijan, il suo Regime, le sue società operanti in Europa, quella che è diventata di fatto la sua banca nell'Eurozona (la Pilatus Bank alla Valletta) grazie alla licenza ottenuta dal governo maltese e il fiume di denaro e tangenti che muove e promette di muovere in misura esponenziale il suo gas.
In questo contesto - importante per comprendere a posteriori quali fili avesse cominciato a toccare - Daphne ha dunque cominciato a osservare da vicino la Socar, l'azienda di Stato per il gas e petrolio dell'Azerbaijan e le sue 25 società controllate. E sulla Socar, in quella primavera 2017, da qualche settimana, ha del resto ricevuto, da un whistleblower, 680 mila file riservati che consentono di cominciare a documentare un'operazione tutta all'interno dei confini maltesi che, due anni prima, ha ricevuto il via libera dalla Commissione Europea. È una storia che riguarda l'alimentazione della nuova centrale elettrica di Malta. Che non ha a che vedere con il progetto TAP. Ma che ha gli stessi protagonisti. E la stessa materia prima: il gas. A Daphne non viene dato neppure il tempo di cominciare ad analizzare quei 680 mila file. Che tuttavia, dopo il suo omicidio, arrivano al Daphne Project. E questa è appunto la storia che svelano.
La nave cisterna che trasporta il gas azero attraccata a Malta
Le omissioni del contratto
Nel 2013, nel programma elettorale che gonfia le vele del Labour, consegnandogli il governo del Paese (nel 2017, Muscat andrà a nuove elezioni che gli conferiranno un altro mandato a larga maggioranza), ai maltesi viene promessa una nuova centrale elettrica. Che riduca le emissioni inquinanti (sostituendo l'alimentazione a gasolio con quella a gas), abbatta le tariffe al consumo di gas ed elettricità, metta mano al dissesto finanziario dell'azienda di Stato maltese per l'energia, Enemalta.
Ancor prima e ancor più del premier Muscat, l'uomo che ci mette la faccia è l'allora giovanissimo ministro dell'Energia, Konrad Mizzi, che del progetto è il motore. La Commissione europea osserva e dà il suo placet. Nel 2015, la promessa è mantenuta. Con un progetto dalla curiosa architettura e catena distributiva su cui nessuno muove obiezioni. Dentro e fuori dell'isola.La costruzione e gestione della nuova centrale di rigassificazione di Delimara (nel sud dell'isola), destinata ad alimentare le turbine della nuova centrale elettrica, viene affidata infatti in gestione a un consorzio privato - Electrogas - a partecipazione mista (gli azeri della Socar, i tedeschi di Siemens e imprenditori maltesi). Mentre come fornitore di gas naturale liquido importato a Malta via mare e stoccato in una gigantesca nave gassiera (una "floating storage unit", la 'Armada Lng Mediterrana', riconvertita a Singapore) viene scelta la Socar, l'Azienda di Stato azera.
Konrad Mizzi, nel 2015 ministro dell'energia
È una scelta curiosa, perché l'Azerbaijan, che pure è un Paese che galleggia sul gas, non produce gas naturale liquido. Ma è una scelta - come documentano i 680 mila files ottenuti dal Daphne Project - che consente significativi guadagni. Non per lo Stato Maltese. Né per i suoi contribuenti (abbagliati dalla promessa di una riduzione effettiva delle tariffe al consumo del 25 per cento). Sicuramente per la Socar.
Il prezzo raddoppiato
Accade infatti che il contratto preveda una fornitura di 10 anni di gas liquido a Malta al costo complessivo di 1 miliardo di dollari. Ma che del contratto, nel momento in cui ne viene chiesto conto, il governo maltese ometta di rendere pubbliche le parti significative. Quelle in possesso del Daphne Project e da cui si scopre, ad esempio, che Socar, che ne è appunto priva, acquista il gas liquido naturale da un ulteriore operatore. Dalla Shell. E a un prezzo che è la metà di quello a cui lo rivende a Malta (l'ultimo carico risale al 22 marzo scorso, quando, sul tanker "Maran Gas Apollonia", Shell ha consegnato alla Socar a Malta gas prelevato dai pozzi di Trinidad e Tobago). Con ampi margini di profitto, dunque. Almeno 32 milioni di dollari l'anno.
Per conto del Daphne Project, di cui fa parte, il Guardian ha sottoposto il contratto di fornitura del gas liquido della Socar a Simon Pirani, ricercatore al Oxford Institute for Energy Studies. Che dice: "Se fossi un contribuente maltese, vorrei sapere la ragione per cui è stato firmato un contratto di questo genere e per quale motivo sia stata scelta la Socar come fornitore del gas liquido, visto che non è in grado di produrlo". C'è di più. Il contratto di fornitura con Socar prevede che il prezzo del gas sia fisso per i primi cinque anni. Un modo, si giustificano oggi Konrad Mizzi ed Enemalta (l'Agenzia che acquista per conto dello Stato maltese), per mettere al riparo il prezzo dalle oscillazioni del mercato. Peccato che, in quel 2015, quando il contratto viene siglato, tutti gli indicatori di mercato e gli analisti al mondo, indicassero il crollo del costo del greggio e del gas. Cosa su cui infatti scommette Socar. Arricchendosi.
I viaggi di Mizzi. Cina e Montenegro
Del resto, che l'anno della svolta energetica di Malta presenti opacità significative è anche la Financial Intelligence Unit (FIAU) maltese a sostenerlo. Nei suoi report insabbiati si documenta, in quell'estate del 2015, come del resto nell'anno successivo, almeno tre curiosi viaggi di Konrad Mizzi, l'attivissimo ministro dell'Energia. Sappiamo già che viaggia a Dubai (vedi la seconda puntata dell'inchiesta del Daphne Project) in coincidenza con il trasferimento di 1 milione e 400 mila dollari da una società, guarda caso, azera, attraverso la società del Golfo "17 black", alle società offshore panamensi dello stesso Mizzi e del capo di gabinetto del governo Keith Schembri. Ma si scopre ora che Mizzi fa altri significativi viaggi.
In Montenegro (febbraio 2015), innanzitutto. Per far entrare Enemalta - documentano i report del FIAU - nella realizzazione di un parco eolico in quel Paese con un consorzio spagnolo. "L'affare - si legge nel report del FIAU - potrebbe nascondere un'attività di riciclaggio". Una seconda méta è la Cina. Tra il settembre del 2013 e il marzo del 2016, Mizzi ci viaggia per 17 volte. È vero, il ministro ha una moglie cinese ma - nota il FIAU - per 16 volte almeno alloggia in albergo, utilizza sempre la carta di credito ufficiale del governo (che ha pagato anche i biglietti aerei). Assai più ragionevole, dunque, concludere che "il volume di viaggi in Cina riguardi l'acquisizione di quote di Enemalta da parte di imprenditori cinesi". Un accordo, anche questo, appesantito dal sospetto di riciclaggio. Alla fine del 2015, infatti, come documenta il FIAU, un milione di dollari girano su un conto corrente acceso presso la Pilatus bank della Valletta intestato a una società (la BVI, Torbridge Services Inc.), creata, guarda un po', dallo stesso advisor finanziario personale di Mizzi (la BT Nexia di Brian Tonna) e il cui titolare è l'imprenditore cinese Cheng Chen. Lo stesso che ha negoziato l'acquisto di una quota di Enemalta per 320 milioni di euro.
Tonna ed Enemalta
Già, a Malta, tutte le strade finiscono sempre per portare lì. Alla Pilatus Bank, alla coppia Mizzi-Schembri, alla ragnatela delle off shore messe in piedi dall'uomo a La Valletta dello studio Mossack Fonseca, Brian Tonna. In un perenne conflitto di interesse in cui bene pubblico e affari privatissimi sono le due facce di una stessa medaglia. Dalle informazioni acquisite da un "freedom of information request" inoltrato dal "Times of Malta" per conto del Daphne Project si scopre infatti che la Nexia Bt di Brian Tonna ha fatto parte, come advisor, della commissione insediata da Enemalta per la scelta di chi avrebbe dovuto costruire e gestire la nuova centrale elettrica alimentata a gas (ancora lo scorso anno il governo maltese si era rifiutato di indicare chi facesse parte di quella commissione).
La giornalista Daphne Caruana Galizia
Non solo. Che la stessa Bt Nexia fu la società incaricata del progetto di fattibilità della realizzazione della centrale a gas che venne poi sottoposta all'approvazione della Commissione europea nel 2015, nonché dell'esame del business plan presentato in quella circostanza dal consorzio Elettrogas. Un lavoro svolto non si capisce bene a beneficio di chi. Dello stato maltese che a Nexia pagava onorari di consulenza? Del ministro maltese Mizzi che di Nexia era cliente? O di chi altro? Un fatto è certo: dal 2013 - sempre stando alle "Freedom information requests" presentate dal Daphne project - la Nextia Bt e le sue controllate hanno ottenuto dal governo maltese contratti di consulenza per oltre un milione di euro. Tre in particolare conferiti direttamente dall'ufficio del primo ministro Joseph Muscat. Due, nel 2015, da 169mila euro ciascuno per "la preparazione e sviluppo di tutti gli aspetti di progetti di importanza nazionale". Un terzo, lo scorso anno, da 80mila euro, con la stessa, anodina, motivazione. Così andavano e così vanno le cose a Malta.
The Daphne Project: le puntate dell'inchiesta di Repubblica