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Appello dell’Onu alle Br

Waldheim: "Tutto il mondo vi guarda, liberatelo". Craxi propone un'iniziativa dello Stato italiano
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26 aprile 1978


ROMA. Se non fosse stato per un'iniziativa di Craxi e per un articolo da lui scritto, che compare stamane sull'Avanti!, la giornata di ieri sarebbe stata vuota di avvenimenti e colma soltanto di angosciato silenzio per la sorte di Moro, dopo la scadenza dell'ultimatum die terroristi. Nella sede della Democrazia cristiana si erano incontrati ancora una volta i massimi dirigenti del partito, ma soltanto per attendere qualcosa ce non è arrivata, un'indicazione, un segno, un messaggio che alimentasse nuove speranze. Ma erano giunti soltanto telegrammi di solidarietà e di approvazione della linea di fermezza scelta dalla dc da parte di sezioni periferiche, comitati provinciali e comunali. "D'altra parte" diceva il vicesegretario Gaspari, "questa posizione della dc è comune a tutte le forze politiche italiana".
 
In effetti la richiesta di liberazione dei tredici detenuti avanzate dai terroristi aveva avuto c…
26 aprile 1978


ROMA. Se non fosse stato per un'iniziativa di Craxi e per un articolo da lui scritto, che compare stamane sull'Avanti!, la giornata di ieri sarebbe stata vuota di avvenimenti e colma soltanto di angosciato silenzio per la sorte di Moro, dopo la scadenza dell'ultimatum die terroristi. Nella sede della Democrazia cristiana si erano incontrati ancora una volta i massimi dirigenti del partito, ma soltanto per attendere qualcosa ce non è arrivata, un'indicazione, un segno, un messaggio che alimentasse nuove speranze. Ma erano giunti soltanto telegrammi di solidarietà e di approvazione della linea di fermezza scelta dalla dc da parte di sezioni periferiche, comitati provinciali e comunali. "D'altra parte" diceva il vicesegretario Gaspari, "questa posizione della dc è comune a tutte le forze politiche italiana".
 
In effetti la richiesta di liberazione dei tredici detenuti avanzate dai terroristi aveva avuto come risultato il ricomporsi di quella unità d'atteggiamento fra i partiti della maggioranza che nei giorni precedenti si era incrinata in seguito alla posizione possibilistica assunta da Craxi. Se le richieste dei brigatisti fossero state meno "drastiche", meno "tecnicamente" improbabili, probabilmente l'incrinatura si sarebbe ulteriormente allargata con risultati laceranti per l'assetto politico.

 I timori comuni erano che il comportamento dei terroristi - apparentemente illogico -  potesse forse nascondere una più amara realtà: che Moro non fosse più in vita e che le Br stessero giocando una loro ultima e più crudele partita. In questo panorama si veniva improvvisamente a conoscenza di un'iniziativa presa dal segretario socialista. Craxi aveva riunito nella sede di via del Corso un gruppo di giuristi e altri stranieri aveva contattato per telefono. Assoluto riserbo sui nomi (l'unico trapelato era quello del professor Vassalli). Laconica la spiegazione del leader socialista: "Non siamo rassegnati e stiamo studiando la situazione". Si sapeva poi che questi giuristi, molti dei quali esperti in diritto internazionale, avevano costituito un "gruppo di studio". Per studiare che cosa?, era la domande dei giornalisti; ma l'unica fonte contattabile, l'ufficio stampa, forniva risposte assai vaghe: l'ordinamento giuridico di altri paesi, la "praticabilità tecnico-giuridica della via umanitaria" e via dicendo.

 Subito dopo veniva diffuso il testo dell'articolo che Craxi aveva preparato per l'Avanti! Di oggi. Dopo aver scritto che "il governo e i partiti hanno giustamente respinto una richiesta inaccettabile" (le Br si sono mosse "su un terreno assolutamente sproporzionato"), il segretario del Psi afferma: "Lo stato può valutare se esiste la possibilità di un'iniziativa autonoma che sia fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell'ambito delle leggi repubblicane. La Repubblica è umana e dalla civiltà delle sue leggi può forse ricavarsi un esempio che farà risaltare in tutta la sua nefandezza lo spirito della barbarie se esso dovesse, ancora una volta, prevalere". Craxi aggiunge che "i socialisti non hanno sposato la linea della rassegnazione" e che "l'iniziativa è un dovere cui non si deve abdicare".

 Come si vede, il segretario del Psi, sia pure con molte cautele, chiama in causa direttamente lo Stato perché prenda "una iniziativa autonoma": la sua posizione è in aperto contrasto, questa volta molto più drasticamente, con quella che il governo e i partiti che lo sostengono avevano riaffermato il giorno prima. Quando si è cercato di avere chiarimenti sul pensiero di Craxi e soprattutto a che cosa pensasse parlando di una iniziativa autonoma dello Stato ci si è trovati di fronte prima ad un muro di silenzio, poi ad un comunicato dell'ufficio stampa del Psi che richiama la risoluzione della direzione del partito di qualche giorno fa in cui era detto: "tra gli estremi del cedimento al ricatto e del rifiuto pregiudiziale possono esistere altre vie che, in diverse forme, doversi Stai democratici non hanno esitato ad esplorare. Che ciò si faccia nelle drammatiche circostanze che si sono determinate", concludeva la nota della direzione ribadita dall'ufficio stampa, "è la ferma richiesta del partito socialista". Ferma richiesta, si commentava a Montecitorio, che non mancherà di riaprire polemiche e divisioni fra i partiti.

Anche La Malfa, quasi contemporaneamente, faceva diffondere l'articolo da lui scritto per la Voce repubblicana di oggi, nel quale si analizzano gli obiettivi delle Brigate rosse: tentare d'indebolire fin dal nascere la nuova vasta maggioranza, accomunare nella condanna, la Dc e il Pci tentato dispaccare i due partiti. La Malfa ricorda che Moro nella sua ultima lettera, è stato obbligato a invitare "un chiaro invito alla Dc a rompere la coalizione di maggioranza e a provocare la crisi di governo". "Non solo la frattura è progettata" scrive il presidente del Pri, "ma anche il mezzo per ripararvi, purché il Pci sia sospinto all'opposizione.

Si legge infatti ancora nella lettera attribuita all'on. Moro, che l'atteggiamento rigido non risponde al comportamento tenuto da altri Paesi e quasi si insinua che tale atteggiamento sia stato imposto dal Pci, il quale si troverà a dover fare i conti con un diverso atteggiamento "anche in confronto della più umana posizione socialista"". Il leader repubblicano prosegue: "Nelle valutazioni delle Brigate rosse, Dc e Psi possono accettare lo scambio dei prigionieri, mentre il Pci può essere mandato all'opposizione: due piccioni con una fava, in altri termini". Questo, ricorda La Malfa, era proprio il contrario del disegno politico di Moro, "poiché una tale condizioni sarebbe stata prodromo di guerra civile. Il problema che rimane è di sapere se solo le Brigate rosse vogliono spaccare l'Italia in due per creare il terreno più favorevole alla guerra civile, o se dietro di loro vi è un interesse più vasto".