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Ci sono 80 mila libri da salvare a Marmora, nella biblioteca più alta d’Europa

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In una canonica a 1.580 metri d’altezza, alle pendici del Monviso, un monaco benedettino ha raccolto migliaia di volumi in un paese di 65 abitanti. Ora il vescovo vuole liberare i locali
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MARMORA (CUNEO). La vertigine è dentro, nelle stanzette di questa canonica medievale, muri di sasso, scalini di pietra consumata, porte molto tarlate e molti libri, su scaffali di metallo anni Settanta, e mensole di recupero, e anche assi da cantiere inchiodate su su, fino ai soffitti, altri accatastati in pile sghimbesce e quindi ancora da catalogare, e fa freddo qui dentro, 1.580 metri di altezza, fuori ci sono un metro di neve vecchia, la Valle Maira e la piramide del Monviso, altra vertigine. Qui, viveva un monaco, un teologo, uomo di scienza. Carattere brusco, amante dei libri e anche del genere umano, perché nessuno che salisse fin quassù veniva mandato via, studioso o solo curioso.
Don Sergio, scomparso nel 2014, dopo aver raccolto migliaia di volumi (agf)
Quando è morto, l'anno 2014, si è lasciato dietro il suo tesoretto. Ottantamila volumi,…
MARMORA (CUNEO). La vertigine è dentro, nelle stanzette di questa canonica medievale, muri di sasso, scalini di pietra consumata, porte molto tarlate e molti libri, su scaffali di metallo anni Settanta, e mensole di recupero, e anche assi da cantiere inchiodate su su, fino ai soffitti, altri accatastati in pile sghimbesce e quindi ancora da catalogare, e fa freddo qui dentro, 1.580 metri di altezza, fuori ci sono un metro di neve vecchia, la Valle Maira e la piramide del Monviso, altra vertigine. Qui, viveva un monaco, un teologo, uomo di scienza. Carattere brusco, amante dei libri e anche del genere umano, perché nessuno che salisse fin quassù veniva mandato via, studioso o solo curioso.
Don Sergio, scomparso nel 2014, dopo aver raccolto migliaia di volumi (agf)
Quando è morto, l'anno 2014, si è lasciato dietro il suo tesoretto. Ottantamila volumi, malcontati. Quasi tutti comprati, alcuni regalati. Una collezione sghemba come i suoi scaffali, testi di patristica e vecchi Salani, molte bibbie e Patton, generale di acciaio. Il Cursus Philosophicus Thomisticus tomi I, II e III, e Il profumo di Süskind. Collane intere, Einaudi, Bollati Boringhieri, metri e metri di classici Utet verde e oro, e i rossi Sonzogno, con titoli stravaganti, Il cigno nero, di tale C. Sabatini, L'onore delle grandi nevi di J.O. Curwood. Amava i libri, tutti. Che fossero un codice di alto rango o un volumetto sui funghi velenosi, così ha creato la biblioteca più alta d'Europa, e la Sovrintendenza l'ha poi messa sotto tutela.
uno dei volumi antichi custoditi nella biblioteca (agf)
Forse sparirà, questo posto fuori mano - nel vallone della Marmora - 250 chilometri da Milano, 2 ore e mezza da Torino, da Dronero è già un viaggio di molti tornanti, e quindi un posto assurdo e forse inutile, celebra l'amore per la cultura ma è lontano da tutto, ogni tanto ci arriva un docente di università che cerca un libro introvabile, un ricercatore con un titolo fuori catalogo, uno studente, o Umberto Eco, salito una decina di anni fa per conoscere padre Sergio De Piccoli, benedettino, e del loro dialogo è rimasta una frase: "Se avessi saputo che esisteva un posto come questo, Il nome della rosa l'avrei ambientato qui". Così dice la leggenda, e nessuno può più smentirla essendo morti i due protagonisti, il sapiente bibliofilo, celebre, e il monaco che viveva povero nell'unica camera da letto-cucina, con la stufa sempre accesa, due gatti, un cane che si chiama Lupo e un badante, ora custode ed erede, a suo dire, Daniele Gangi, 42 anni, "la curia mi aveva assunto perché lui non poteva più restare da solo, quando è morto sono rimasto qui. Padre Sergio ha fatto testamento e ha lasciato i libri a me. Era un grande saggio, ha insegnato lettere antiche, filosofia e teologia a San Paolo fuori le Mura", nell'abbazia benedettina che vanta una biblioteca antica e famosa, ma di soli 8.500 volumi, quindi niente, rispetto a Marmora.
Daniele Gangi, assistente di don Sergio, nella biblioteca della canonica (agf)
Il vescovo di Saluzzo vuole indietro la canonica. Detta così, il vescovo sembra uno di quei prelati raccontati da Dario Fo, e qui si torna diretti al Medioevo, ma anche lui ha le sue ragioni per reclamare la sua proprietà. La canonica, annessa alla chiesa minuscola dedicata a san Massimo, con affreschi, meridiane e una scritta, "lo tempo passa, e la morte viene", è della Curia. Ma i libri, "sono del Comune di Marmora", dice il sindaco Emanuele Ponzo: "Nel 2007 padre Sergio ha firmato un atto notarile in cui lasciava tutto al paese, a patto che la collezione restasse qui". Il Comune ha avviato un progetto per costruire una nuova ala, poi i soldi sono finiti, Marmora ha 65 abitanti e un bilancio molto piccolo.

Quindi, 80mila libri contesi. In un posto millenario e pericolante, basta un fiammifero e la biblioteca andrà in fumo. "Di Treccani ce ne saranno 7mila", dice Gangi nella stanza delle enciclopedie, ma i ricchi volumi spuntano anche nelle altre camere, a incurvare gli scaffali. "Queriniana, 5mila, credo tutti, ma devo guardare sul computer". Il monaco catalogava al buio, su un vecchio computer, e catalogava in DOS, il primo DOS. In un sottoscala ammuffito edizioni settecentesche, c'è molta polvere e muffa ovunque, le infiltrazioni dai tetti non perdonano la carta vecchia e nuova, e nemmeno i molti volumi ancora implasticati possono sopravvivere, se non si troverà una soluzione. "Non ho nemmeno le chiavi, io che sono il sindaco.
L'ingresso della canonica (agf)
Quel luogo è inaccessibile al Comune, Gangi non ha titolo per stare lì, bisognerebbe trasferire i volumi, restaurare, poi rimetterli al loro posto". Trasferire anche il custode, che sa di essere sotto sfratto e si affanna a contattare altri monasteri, "ho chiesto a Pontida, Montecassino, Finalpia. Forse prendono i libri e pure me, come bibliotecario". Ci vuole un Tir, per portare via tutto, svuotare le stanze, mettere in sicurezza ogni cosa compresa la memoria di un monaco che pregava e catalogava, giorno e notte, e che magnifica ossessione era la sua, sotto un cielo così blu cobalto.
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(Fotoservizio Agf)