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Ecco il piano Craxi

"Per Salvare la vita di Moro lo Stato deve essere clemente"
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28 aprile 1976

Roma - "Non mi spiego di sicuro" dichiara Bettino Craxi. "Non bastano certo i titoli di alcuni giornali a farmi cambiare idea". Il segretario socialista è nel suo studio alla direzione del Psi in via del Corso. Sul tavolo un mare di carte: mentre le consulta, parla a scatti, con accento polemico. "Chi ha detto che io chiedo la grazia per tre terroristi? E' falso. Io non ho fatto nessuna proposta specifica. La linea della direzione, decisa all'unanimità, è chiara: no al cedimento al ricatto dei terroristi e no al rifiuto pregiudiziale di ogni iniziativa per salvare Moro". Craxi insiste sull'unanimità della direzione, ma sa che le minoranze sono inquiete. Landolfi dice: "Si, è la nostra tradizionale linea umanitaria, ma Craxi la sta gestendo in modo troppo personale".

Passano poche notizie tra le stanze di via del Corso. Gli esponenti delle minoranze devono leggerle sui giornali, non …
28 aprile 1976

Roma - "Non mi spiego di sicuro" dichiara Bettino Craxi. "Non bastano certo i titoli di alcuni giornali a farmi cambiare idea". Il segretario socialista è nel suo studio alla direzione del Psi in via del Corso. Sul tavolo un mare di carte: mentre le consulta, parla a scatti, con accento polemico. "Chi ha detto che io chiedo la grazia per tre terroristi? E' falso. Io non ho fatto nessuna proposta specifica. La linea della direzione, decisa all'unanimità, è chiara: no al cedimento al ricatto dei terroristi e no al rifiuto pregiudiziale di ogni iniziativa per salvare Moro". Craxi insiste sull'unanimità della direzione, ma sa che le minoranze sono inquiete. Landolfi dice: "Si, è la nostra tradizionale linea umanitaria, ma Craxi la sta gestendo in modo troppo personale".

Passano poche notizie tra le stanze di via del Corso. Gli esponenti delle minoranze devono leggerle sui giornali, non sanno che cosa pensare. Ma non vogliono pregiudicare la linea del partito. Manca si rifiuta di fare dichiarazioni "fuori delle sedi ufficiali". Con il suo gruppo pensa di diffondere una nota di dissenso, ma rinvia ogni decisione quando Craxi convoca una riunione serale.

Il segretario intanto si è riunito nuovamente con gli esperti giuridici per valutare le reazioni alle mosse socialiste, mentre l'on. Di Vagno ha specificato le proposte del Psi.

 Lei Craxi, che cosa pensa delle indicazioni di Di Vagno?
"Insisto nel dire che noi non avanziamo proposte specifiche. Ci sono casi di detenuti verso i quali, come in altre occasioni, si può manifestare la clemenza dello Stato. Occorre una ricerca sulle posizioni processuali, e le decisioni sul modo di utilizzare in questi casi le leggi dello Stato dipendono dalla magistratura. Parliamo naturalmente di casi che hanno un fondamento di umanità. E questo esclude, di per sé, coloro che si sono macchiati di sangue, direttamente o indirettamente. Su un'area di duecento detenuti, qualche caso con fondamento di umanità forse esiste. Ma è tutto da vedere, una ricerca da fare insieme".

Insieme a chi se tutti vi hanno detto no?
"Zaccagnini non mi ha detto no, anzi mi ha ringraziato e incoraggiato a continuare".

Comunisti e repubblicani sono decisamente contrari.
"I comunisti dicono no alla trattativa, ma noi non proponiamo una trattativa. L'immagine del Psi che va incontro ai terroristi col ramoscello d'olivo è buona per una vignetta ma non corrisponde alla realtà. Noi diciamo che lo Stato deve intensificare la sua azione, con rigore, col massimo di decisione e di fermezza. Ma diciamo pure che bisogna sfruttare i margini anche minimi per salvare Moro. Io sono pessimista, ma non voglio arrendermi".

Ma quali possibilità concrete esistono se le Brigate continuano a sparare?"
"Le Brigate continueranno a sparare, sia che Moro sia liberato sia che moro sia ucciso. La logica degli attentati quotidiani è evidente. Per le Brigate la guerra continua e il rapimento di Moro è solo un episodio".

Si dice anche che vi proponete di attenuare il regime delle carceri speciali.
"Le nostre riserve su alcuni aspetti del trattamento nelle carceri speciali sono ben note, precedono di molto il rapimento di Moro. Sappiamo che questo problema ha attirato l'attenzione anche di organismi internazionali come Amnesty International. Il governo potrebbe benissimo dichiarare che accetta qualsiasi indagine, perché lo Stato intende rispettare integralmente i diritti dell'uomo. Sarebbe una iniziativa autonoma che indebolirebbe ulteriormente la posizione morale dei rapitori e farebbe risaltare ancora di più la loro inumanità".

E' singolare che Curcio al tribunale di Torino abbia posto un piano di riforma delle carceri speciali proprio mentre si diffondevano queste notizie".
"Non so nulla di quel che ha detto Curcio".

Ma l'avvocato Guiso che a Torino parla con Curcio e poi viene a Roma non è il segno di un legame?
"Non ho nessun legame del genere. Le idee dei brigatisti sulle carceri le ho colte, come tutti, nei loro messaggi".

Le cose dette da Curcio sono una risposta positiva al vostro sondaggio?
"Siamo ancora al buio. Noi pensiamo che lo Stato non debba trattare. Noi siamo per un'iniziativa autonoma, su basi umanitarie, come risposta alla sfida terroristica. Zaccagnini ha detto che questa è una ricerca che possono fare anche loro. Il governo ha detto che non è affatto contrario. Insomma un gesto di umanità che forse salvi Moro ma senza pregiudicare l'autorità dello Stato".

Ma lei pensa che sia possibile usare trattamenti diversi: per Moro e per gli altri sequestrati?
"Per i sequestri di persona lo Stato ha risolto il 75 per cento dei casi, liberando gli ostaggi e arrestando i rapitori. Dobbiamo comportarci allo stesso modo: cercando di liberare Moro e di prendere i brigatisti. Lo Stato ha il dovere di tutelare la vita di tutti i suoi cittadini. U caso come quello di Moro è la prima volta che si presenta".

Alla radio ieri mattina una signora che si diceva "tesserata socialista", ha manifestato il suo dissenso dalla linea del partito.
"Mi meraviglia. La direzione è stata unanime, e io non posso fare un congresso su questo tema, ma credo che la stragrande maggioranza dei socialisti appoggia questa linea. Sono invece esterrefatto vedendo certe reazioni del mondo politico".

Quel che state facendo coincide con i propositi di espansione del Psi verso certe aree: intellettuali, mondo cattolico, giovani delusi dalle esperienze extraparlamentari.
"Non abbiamo fatto alcun calcolo meschino e disprezziamo i calcoli degli altri. In ogni caso avremo modo di verificare la posizione delle forze politiche. Questa materia deve essere affrontata in tutte le sedi responsabili: i partiti, il governo, il Parlamento".

Lei chiederà un dibattito parlamentare?
"Non dico niente. Spero che ragionando si possano trovare unti di contatto tra posizioni che sono diverse ma che non escludono le vie umanitarie".

Quale bilancio può fare dei suoi tentativi?
"Bisogna avere pazienza. Purtroppo siamo in lotta col tempo. La risposta forse non verrà. Non c'è un dialogo tra le parti. I fatti parleranno".