Friuli Venezia-Giulia, Salvini vince la prova di forza
Giampaolo Visetti , dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTIIl voto regionale nel Nordest spinge il candidato leghista oltre il 55%. Un segnale per la trattativa nazionale: ora il leader del Carroccio può ritentare la via del governo
TRIESTE - Prova di forza. Matteo Salvini l'ha invocata per una settimana e il Friuli Venezia Giulia ha eseguito gli ordini. Missione compiuta: quando a Trieste le sezioni scrutinate delle regionali superano di poco la metà, dall'estremo Nordest si abbatte fino a Roma la "bora verde" che spinge il prossimo governatore delle Lega oltre la soglia-schock del 55%. Mancano ancora le preferenze dei partiti all'interno delle coalizioni, ma il dato politico è chiaro: boom della Lega e del suo candidato, braccio destro di Salvini ed ex capogruppo alla Camera, e mandato ad assumere la leadership del centrodestra nelle trattative per il governo nazionale, a costo di riaprire il forno con Luigi Di Maio e i Cinque Stelle anche senza il sostegno di Silvio Berlusconi. Il secondo dato è però proprio il crollo dei grillini, più che dimezzati rispetto alle politiche del 4 marzo, e la tenuta del Pd attorno al 18%.
La linea dura di Renzi, arroccato…
La linea dura di Renzi, arroccato…
TRIESTE - Prova di forza. Matteo Salvini l'ha invocata per una settimana e il Friuli Venezia Giulia ha eseguito gli ordini. Missione compiuta: quando a Trieste le sezioni scrutinate delle regionali superano di poco la metà, dall'estremo Nordest si abbatte fino a Roma la "bora verde" che spinge il prossimo governatore delle Lega oltre la soglia-schock del 55%. Mancano ancora le preferenze dei partiti all'interno delle coalizioni, ma il dato politico è chiaro: boom della Lega e del suo candidato, braccio destro di Salvini ed ex capogruppo alla Camera, e mandato ad assumere la leadership del centrodestra nelle trattative per il governo nazionale, a costo di riaprire il forno con Luigi Di Maio e i Cinque Stelle anche senza il sostegno di Silvio Berlusconi. Il secondo dato è però proprio il crollo dei grillini, più che dimezzati rispetto alle politiche del 4 marzo, e la tenuta del Pd attorno al 18%.
La linea dura di Renzi, arroccato sul no a un contratto di governo con Di Maio, sembra essere promossa rispetto alle aperture del segretario a tempo, Martina. Bocciata la strategia del "doppio forno" M5S, come l'arroccamento sul diritto di Di Maio a diventare presidente del consiglio. "Il dato è chiaro - anticipa Fedriga, già virtualmente eletto a palazzo Oberdan -: le regioni produttive del Nord, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, si affidano alla Lega e chiedono una svolta a tutto il Paese. L'Italia chiede sicurezza, lavoro, blocco dei clandestini e addio all'oppressione fiscale. Da oggi la Lega ha il mandato popolare per dare una governo anche a Roma".
E' il segnale chiesto da Salvini, al 34%, e temuto da Berlusconi, fermo all'11%: il Carroccio chiederà ora al presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico per sondare la riapertura di un dialogo con Di Maio, precipitato sotto il 13% e scaricato dal Pd di Renzi, ma a posizioni invertite rispetto alle ultime settimane. Già superata la direzione Pd fissata per giovedì. A guidare il gioco sarà ora è Salvini, pronto a rivendicare il diritto alla premiership: il rinviato "tradimento" di Forza Italia può cominciare "per volontà popolare".
La scadenza era del resto annunciata da settimane: dopo il Molise, le regionali friulane si erano trasformate in un referendum nazionale tra i partiti e in particolare all'interno del centrodestra, dove il braccio di ferro Salvini-Berlusconi si era già di fatto risolto con il sorpasso di Fedriga sul candidato governatore forzista, già ufficializzato e subito silurato. Mai in partita Sergio Bolzonello del Pd, cha ha scontato l'addio di Debora Serracchiani a Trieste e i suoi cinque anni di riforme scomode. Il risultato di restare comunque secondo partito in regione, è definito già "straordinario". La vera sorpresa è però lo stop M5S, crollato sia rispetto al 4 marzo che al 2013: a pesare un candidato non scelto online dalla base, ma pure la posizione ondivaga di Di Maio a Roma, disponibile a governare sia con la destra che con la sinistra. Il Friuli Venezia Giulia promuove così la coppia Fedriga-Salvini sia a Trieste che a Roma, archivia l'era Renzi-Berlusconi e rinvia l'apertura dell'epoca Di Maio. La strada verso un accordo Lega-M5S resta un miraggio pieno di insidie: da oggi però è decisamente meno in salita.
La linea dura di Renzi, arroccato sul no a un contratto di governo con Di Maio, sembra essere promossa rispetto alle aperture del segretario a tempo, Martina. Bocciata la strategia del "doppio forno" M5S, come l'arroccamento sul diritto di Di Maio a diventare presidente del consiglio. "Il dato è chiaro - anticipa Fedriga, già virtualmente eletto a palazzo Oberdan -: le regioni produttive del Nord, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, si affidano alla Lega e chiedono una svolta a tutto il Paese. L'Italia chiede sicurezza, lavoro, blocco dei clandestini e addio all'oppressione fiscale. Da oggi la Lega ha il mandato popolare per dare una governo anche a Roma".
E' il segnale chiesto da Salvini, al 34%, e temuto da Berlusconi, fermo all'11%: il Carroccio chiederà ora al presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico per sondare la riapertura di un dialogo con Di Maio, precipitato sotto il 13% e scaricato dal Pd di Renzi, ma a posizioni invertite rispetto alle ultime settimane. Già superata la direzione Pd fissata per giovedì. A guidare il gioco sarà ora è Salvini, pronto a rivendicare il diritto alla premiership: il rinviato "tradimento" di Forza Italia può cominciare "per volontà popolare".
La scadenza era del resto annunciata da settimane: dopo il Molise, le regionali friulane si erano trasformate in un referendum nazionale tra i partiti e in particolare all'interno del centrodestra, dove il braccio di ferro Salvini-Berlusconi si era già di fatto risolto con il sorpasso di Fedriga sul candidato governatore forzista, già ufficializzato e subito silurato. Mai in partita Sergio Bolzonello del Pd, cha ha scontato l'addio di Debora Serracchiani a Trieste e i suoi cinque anni di riforme scomode. Il risultato di restare comunque secondo partito in regione, è definito già "straordinario". La vera sorpresa è però lo stop M5S, crollato sia rispetto al 4 marzo che al 2013: a pesare un candidato non scelto online dalla base, ma pure la posizione ondivaga di Di Maio a Roma, disponibile a governare sia con la destra che con la sinistra. Il Friuli Venezia Giulia promuove così la coppia Fedriga-Salvini sia a Trieste che a Roma, archivia l'era Renzi-Berlusconi e rinvia l'apertura dell'epoca Di Maio. La strada verso un accordo Lega-M5S resta un miraggio pieno di insidie: da oggi però è decisamente meno in salita.