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Sequestro Moro, Andreotti non cede

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4 maggio 1978

La vicenda Moro passa dai partiti al governo, e dal governo passa al Parlamento. Si ritorna nell'ambito delle istituzioni. Finisce la finzione delle Camere che discutono di tutto tranne che dell'argomento che occupa la mente e il cuore degli italiani. E si va forse verso una ricomposizione, almeno formale, della maggioranza nata il giorno stesso del rapimento di Moro e divisa adesso da aspre polemiche.

La delegazione dc, che ha deciso d'investire il governo di una valutazione dell'iniziativa socialista per atti autonomi di clemenza dello Stato che valgano ad ottenere dalle Brigate rosse la liberazione di Moro, annulla il successo tattico ottenuto martedì sera da Craxi a piazza del Gesù quando la Dc sembrava essersi impegnata a dare un suo giudizio sulle specifiche proposte indicate dai socialisti.

La Dc ha evitato di pronunciarsi nel merito e mentre Claudio Signorile ci diceva "abbiamo passato la mano alla Dc", la delegazione dc…
4 maggio 1978

La vicenda Moro passa dai partiti al governo, e dal governo passa al Parlamento. Si ritorna nell'ambito delle istituzioni. Finisce la finzione delle Camere che discutono di tutto tranne che dell'argomento che occupa la mente e il cuore degli italiani. E si va forse verso una ricomposizione, almeno formale, della maggioranza nata il giorno stesso del rapimento di Moro e divisa adesso da aspre polemiche.

La delegazione dc, che ha deciso d'investire il governo di una valutazione dell'iniziativa socialista per atti autonomi di clemenza dello Stato che valgano ad ottenere dalle Brigate rosse la liberazione di Moro, annulla il successo tattico ottenuto martedì sera da Craxi a piazza del Gesù quando la Dc sembrava essersi impegnata a dare un suo giudizio sulle specifiche proposte indicate dai socialisti.

La Dc ha evitato di pronunciarsi nel merito e mentre Claudio Signorile ci diceva "abbiamo passato la mano alla Dc", la delegazione dc riunita con Andreotti decideva di passare la palla al governo. Il governo, che martedì sera alla Camera, attraverso il ministro Cossiga, aveva detto che farà sapere domani quando potrà riferire alle Camere, ha diffuso nel tardo pomeriggio un comunicato in cui afferma che l'invito della Dc "avrà un seguito in una riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza, che avrà luogo nei prossimi giorni". La presidenza del Consiglio precisa: "Si osserva, tuttavia, fin d'ora, che è nota la linea del governo di non ipotizzare la benché minima deroga alle leggi dello Stato e di non dimenticare il dovere morale del rispetto del dolore delle famiglie che piangono le tragiche conseguenze dell'operato criminoso degli eversori".

Il comunicato non lascia dubbi sulla linea del governo: vi si dice infatti che si tratta di una linea già conosciuta. Il passaggio dalla Dc al governo è apparentemente formale e la distinzione tra i due organismi potrebbe sembrare artificiosa (Andreotti non era egli stesso a piazza del Gesù?). Ma il governo è espressione di una coalizione, ha una responsabilità autonoma e istituzionale, e scegliendo la linea oggi confermata mette in gioco la sua sopravvivenza. In concreto, anche se la vicenda di Moro è intervenuta dopo gli accordi di governo, essa è oggi un test della coesione e della solidarietà della maggioranza.

È assai probabile che Andreotti, prima di presentarsi in Parlamento, consulti i segretari dei partiti che gli hanno votato la fiducia. In ogni caso è certo che, per mantenere in vita la maggioranza, le riserve socialiste sulla linea fin qui seguita non potrebbero spingersi fino ad una pubblica dissociazione di responsabilità in Parlamento.

Dal governo si attende una presa di posizione sui margini d'iniziativa che, secondo i socialisti, esisterebbero tra la linea del no al ricatto delle Brigate e "l'immobilismo pregiudiziale". La Dc ha richiamato le sue iniziative umanitarie (Amnesty, la Caritas) e ha chiesto alle Brigate di meritare, con il loro comportamento, la clemenza dello Stato.

Per i comunisti, come ha detto Giancarlo Pajetta, la linea, la linea scelta da piazza del Gesù merita un giudizio positivo "nel senso che la Dc rifiuta di accettare compiti istituzionali che non le spettano e che le venivano attribuiti, a quanto pare, dal Psi". Pajetta ha preannunciato che nell'incontro con Andreotti il Pci confermerà "la necessità che la giustizia possa colpire gli assassini, che gli organi dello Stato possano salvare l'on. Moro e non dimenticare che questo vuol dire anche salvare la democrazia". Pajetta ha detto anche "Bisogna che qualcuno che non si è mosso ancora abbastanza lo faccia e che qualcuno che si è mosso più del necessario sia messo in condizioni di non nuocere".

Giudizio cauto anche dei repubblicani, i quali avevano diffuso un articolo di La Malfa che ha un tono distensivo verso i socialisti, dopo le aspre parole corse con Craxi nei giorni scorsi. La Malfa spiega il "perché no" dei repubblicani all'iniziativa del Psi e "invita i socialisti, pur apprezzandone le intenzioni, a valutare a fondo le nostre ragioni e a non insistere in una proposta che crea condizioni di estremo disagio nella Dc e divisione tra le forze politiche". Dopo il comunicato di piazza del Gesù, Biasini non nascondeva una certa delusione: "Considerata la situazione particolare in cui si trova la Dc di fronte alla tenace azione dei fautori della trattativa, il giudizio non può che essere positivo". Del tutto negativi invece i commenti del liberale Bozzi e del socialdemocratico Preti, i quali hanno espresso il timore che la Dc stia scivolando sulla linea della flessibilità.

L'insieme di queste posizioni fa emergere la responsabilità del governo, sia come espressione della coalizione di maggioranza sia nella sua autonomia di organo istituzionale. Al livello del governo s'impongono decisioni di fondo, che il comunicato scritto ieri personalmente da Andreotti (prima di andare a colloquio con Leone) lascia immaginare conformi alla linea fin qui seguita di nessuna deroga alle leggi. Intorno al governo, che presumibilmente si presenterà alle Camere martedì o mercoledì, si dovrà dunque verificare la tenuta della maggioranza e la capacità dei singoli partiti di subordinare il proprio punto di vista al vincolo della solidarietà collettiva. Craxi, in un articolo sull'"Avanti!", insiste sui tentativi umanitari da lui proposti, apprezza la linea espressa dalla Dc e conferma l'appoggio al governo "che deve essere consapevole di avere un'altissima responsabilità".

Su questi sviluppi politici, che denotano un abbassamento del tono delle polemiche (anche se in privato i giudizi che si ascoltano da ogni parte sono aspri e spesso a livello del furore), incombe purtroppo l'ombra delle Brigate. A Montecitorio ieri sera nessuno nascondeva il timore di un imminente intervento ultimativo che costringerebbe partiti e governo ad una scelta drastica tra "sì" e "no". E allora anche la ritessitura di un minimo d'intesa rischierebbe di saltare.