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Pisa, dopo 208 anni alla Scuola Normale la prima prof ordinaria di scienze

Annalisa Pastore, laureata in chimica all'Università di Napoli, un incarico al King's College di Londra e all'Università di Pavia, dal prossimo anno insegnerà nel prestigioso ateneo toscano
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Un'attesa lunga più di due secoli. Ci sono voluti ben 208 anni perché una donna conquistasse il ruolo di professoressa ordinaria nella classe di Scienze della Scuola Normale di Pisa. Su quei banchi hanno studiato i premi Nobel Enrico Fermi e Carlo Rubbia e, in cattedra, sono saliti docenti come Ennio De Giorgi, Enrico Bombieri e Gilberto Bernardini. Eppure, mai prima d'ora, una donna era riuscita ad arrivare a ricoprire un ruolo simile. Lei si chiama Annalisa Pastore, si è laureata in chimica all'Università di Napoli, poi il dottorato di ricerca e l'incarico tra il King's College di Londra e l'Università di Pavia. Dal prossimo ottobre insegnerà biologia molecolare in un mondo tutto di uomini: a farle compagnia appena due colleghe (una associata e una "in convenzione"). Era stato proprio il direttore della Normale, Vincenzo Barone, a lanciare l'allarme sulla scarsa presenza femminile: "Nella sede di Pi…
Un'attesa lunga più di due secoli. Ci sono voluti ben 208 anni perché una donna conquistasse il ruolo di professoressa ordinaria nella classe di Scienze della Scuola Normale di Pisa. Su quei banchi hanno studiato i premi Nobel Enrico Fermi e Carlo Rubbia e, in cattedra, sono saliti docenti come Ennio De Giorgi, Enrico Bombieri e Gilberto Bernardini. Eppure, mai prima d'ora, una donna era riuscita ad arrivare a ricoprire un ruolo simile. Lei si chiama Annalisa Pastore, si è laureata in chimica all'Università di Napoli, poi il dottorato di ricerca e l'incarico tra il King's College di Londra e l'Università di Pavia. Dal prossimo ottobre insegnerà biologia molecolare in un mondo tutto di uomini: a farle compagnia appena due colleghe (una associata e una "in convenzione"). Era stato proprio il direttore della Normale, Vincenzo Barone, a lanciare l'allarme sulla scarsa presenza femminile: "Nella sede di Pisa abbiamo 35 professori e solo 4 sono donne. È una situazione imbarazzante, non si può andare avanti così". Da lì l'attivazione di un regolamento per i nuovi concorsi: "A parità di merito, sarà scelto il candidato che appartiene al genere meno rappresentato". Un passo avanti decisivo per iniziare a cambiare le cose, tanto che ieri, al Miur, sono state presentate le "Indicazioni per azioni positive sui temi di genere nell'università e nella ricerca": dieci principi cui gli atenei di tutta Italia dovrebbero ispirarsi.

Professoressa Pastore, che effetto le fa essere la prima donna nella storia della Normale che insegnerà come ordinaria nella classe di Scienze?

"È una grande responsabilità, un sogno che si realizza. Ci tengo a ringraziare anche il rettore dell'Università di Pavia, Fabio Rugge, che mi ha sostenuta e che ha dato il 'la' per avviare una stretta collaborazione tra i due atenei. Non vedo l'ora di conoscere gli altri docenti. Mi piacerebbe molto coinvolgere le colleghe donne della classe di Lettere (lì sono un po' più numerose) in lezioni condivise: immagino un ciclo di conferenze ispirato ai cammini dell'umanità tra archeologia, genetica e linguistica.".

Perché, secondo lei, la Normale ha impiegato così tanto tempo ad aprire la porta a una donna nel settore scientifico?
"Bè, posso dire che quello che spesso è stato percepito come un mondo chiuso e maschile, si sta pian piano aprendo e i segnali positivi ci sono. Anzi, penso che molte università dovrebbero prendere spunto dalla Normale e adottare un regolamento simile. Nel mio caso non è stato applicato perché non c'è stato un ex equo tra me e un collega uomo, però, il solo fatto che il regolamento esista, può fare da sprone a una maggiore partecipazione femminile. Un intervento concreto per dare una chance in più alle donne".

Lei ha insegnato a lungo anche all'estero: lì le cose sono diverse?
"In realtà non molto. Le donne devono combattere di più anche fuori dai confini italiani. Dalla Germania all'Inghilterra, mi sono sempre trovata ad avere la maggior parte di colleghi uomini, tanto che anche al King's College siamo soltanto in due professoresse nel mio dipartimento. È anche capitato di sentirmi discriminata, di arrivare seconda perché donna".

Cosa manca alle donne?
"Assolutamente niente, abbiamo tutte le risorse, ma è il sistema che non aiuta. Forse siamo meno sicure di noi rispetto agli uomini e, a volte, mi fanno arrabbiare le studentesse quando mi dicono che la carriera non è compatibile con la famiglia. Mia mamma, classe 1920, per tutta la vita è riuscita a non farci mancare niente e a essere presente pur non rinunciando al suo ruolo di direttrice dell'Archivio di Stato di Lecce".

Cosa dirà ai suoi allievi il primo giorno di lezione?
"Non lo so ancora, ma parlerò anche di questo tema. Vorrei far passare il messaggio che le donne sono come gli uomini, che ognuno di noi deve lavorare punto e basta, che è un modo per essere appagati".