La lettera che mi dava del mafioso
Attilio Bolzoni, di ATTILIO BOLZONI
Nel misterioso bunker di una villa immersa nella campagna siciliana era custodito un segreto che - per quanto mi riguarda - era più segreto di tutti gli altri. Era contenuto in un foglio dove c'era scritto che "il Bolzoni", cioè io, "non va in giro come giornalista ma come affiliato alla mafia". Un anonimo, spedito il 5 novembre del 2015 - praticamente nove mesi dopo che Repubblica aveva dato notizia che Antonello Montante era sotto inchiesta - e indirizzato ai "Dirigenti di Confindustria Sicilia".
La mia appartenenza alla mafia, quindi non come concorrente esterno né più occasionalmente e banalmente come favoreggiatore, l'ho appresa dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Carmela Giannazzo contro il cavaliere di Serradifalco. L'anonimo, fra montagne di carte, era nella stanza nascosta che "Antonello" aveva adibito a deposito di immondizia con tutti i suoi dossier.
L'este…
La mia appartenenza alla mafia, quindi non come concorrente esterno né più occasionalmente e banalmente come favoreggiatore, l'ho appresa dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Carmela Giannazzo contro il cavaliere di Serradifalco. L'anonimo, fra montagne di carte, era nella stanza nascosta che "Antonello" aveva adibito a deposito di immondizia con tutti i suoi dossier.
L'este…
Nel misterioso bunker di una villa immersa nella campagna siciliana era custodito un segreto che - per quanto mi riguarda - era più segreto di tutti gli altri. Era contenuto in un foglio dove c'era scritto che "il Bolzoni", cioè io, "non va in giro come giornalista ma come affiliato alla mafia". Un anonimo, spedito il 5 novembre del 2015 - praticamente nove mesi dopo che Repubblica aveva dato notizia che Antonello Montante era sotto inchiesta - e indirizzato ai "Dirigenti di Confindustria Sicilia".
La mia appartenenza alla mafia, quindi non come concorrente esterno né più occasionalmente e banalmente come favoreggiatore, l'ho appresa dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Carmela Giannazzo contro il cavaliere di Serradifalco. L'anonimo, fra montagne di carte, era nella stanza nascosta che "Antonello" aveva adibito a deposito di immondizia con tutti i suoi dossier.
L'estensore affermava che avrei fatto "parte di un gruppo" che aveva "come strategia e come mandato preciso di portarvi all'isolamento e di fermare l'opera di legalità che avete intrapreso". Un'azione contro lo stesso Montante naturalmente, contro il suo amico e re delle discariche Giuseppe Catanzaro, contro quell'Ivan Lo Bello che per anni ha camminato a braccetto con loro e poi ha fatto finta di non conoscerli più. Erano quelli che in Sicilia si sono intestati la "rivoluzione" degli imprenditori. Oggi abbiamo visto cos'è.
Certezze sull'autore della lettera non ne ho, però qualche sospetto sì. Per carità, nomi non ne posso fare. Ma sono sicuro che è lo stesso che, nel settembre del 2007, ha fatto irruzione nei locali di Confindustria a Caltanissetta. Non l'hanno mai trovato. Ma le sue impronte digitali le ha lasciate dappertutto. Anche sull'anonimo ritrovato nel misterioso bunker.
La mia appartenenza alla mafia, quindi non come concorrente esterno né più occasionalmente e banalmente come favoreggiatore, l'ho appresa dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Carmela Giannazzo contro il cavaliere di Serradifalco. L'anonimo, fra montagne di carte, era nella stanza nascosta che "Antonello" aveva adibito a deposito di immondizia con tutti i suoi dossier.
L'estensore affermava che avrei fatto "parte di un gruppo" che aveva "come strategia e come mandato preciso di portarvi all'isolamento e di fermare l'opera di legalità che avete intrapreso". Un'azione contro lo stesso Montante naturalmente, contro il suo amico e re delle discariche Giuseppe Catanzaro, contro quell'Ivan Lo Bello che per anni ha camminato a braccetto con loro e poi ha fatto finta di non conoscerli più. Erano quelli che in Sicilia si sono intestati la "rivoluzione" degli imprenditori. Oggi abbiamo visto cos'è.
Certezze sull'autore della lettera non ne ho, però qualche sospetto sì. Per carità, nomi non ne posso fare. Ma sono sicuro che è lo stesso che, nel settembre del 2007, ha fatto irruzione nei locali di Confindustria a Caltanissetta. Non l'hanno mai trovato. Ma le sue impronte digitali le ha lasciate dappertutto. Anche sull'anonimo ritrovato nel misterioso bunker.