I quattro punti critici del contratto M5S-Lega
Liana Milella , Tonia Mastrobuoni , Lavinia RivaraTagli al debito: l'idea di scorciatoie
È lo scudo Bce che ci protegge dalla speculazione
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIBERLINO. Non è la prima sfida alla Bce, né sarà l'ultima. L'idea di cancellare 250 miliardi di debito in pancia a Francoforte è solo l'ultima di una serie di fantasie che hanno da sempre investito i guardiani dell'euro. "Fanno fede i Trattati", è il ragionamento che filtra da lì; cioè le regole che vietano alla Bce il finanziamento degli Stati. Fine della discussione. E l'idea che l'Italia pentastellato-leghista con il suo debito alle stelle possa ottenere una modifica dei Trattati dai partner Ue - inclusi i falchi - fa venire in mente una storiella degli anni bui della crisi. Quando il premier greco Papandreou voleva proporre gli eurobond, Mario Monti gli disse: "finché sarai tu a proporli, non li otterremo mai". Per il resto, propr…
Tagli al debito: l'idea di scorciatoie
È lo scudo Bce che ci protegge dalla speculazione
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIBERLINO. Non è la prima sfida alla Bce, né sarà l'ultima. L'idea di cancellare 250 miliardi di debito in pancia a Francoforte è solo l'ultima di una serie di fantasie che hanno da sempre investito i guardiani dell'euro. "Fanno fede i Trattati", è il ragionamento che filtra da lì; cioè le regole che vietano alla Bce il finanziamento degli Stati. Fine della discussione. E l'idea che l'Italia pentastellato-leghista con il suo debito alle stelle possa ottenere una modifica dei Trattati dai partner Ue - inclusi i falchi - fa venire in mente una storiella degli anni bui della crisi. Quando il premier greco Papandreou voleva proporre gli eurobond, Mario Monti gli disse: "finché sarai tu a proporli, non li otterremo mai". Per il resto, proprio la storia della Grande crisi può insegnare molto.
La Francia ha spinto per anni perché la Bce indebolisse l'euro, la Germania perché si uscisse dalle misure straordinarie: Mario Draghi si è sempre mostrato totalmente sordo alle pressioni dei governi, oltretutto ben lontane dalla bomba atomica di un congelamento del debito detenuto dalla Bce. E questa indipendenza si è rivelata cruciale negli anni più turbolenti, quando i mercati attaccavano quotidianamente gli anelli più deboli dell'eurozona - tra cui l'Italia - convinti che avrebbero potuto spezzare l'euro.
Nel 2012, Draghi calò l'asso, fece approvare lo scudo anti-spread Omt, una misura totalmente virtuale che doveva tutelare anzitutto Paesi come l'Italia. Allora nessuna cifra al mondo avrebbe potuto salvarci dalla furia dei mercati se non, appunto, la promessa della Bce di comprare i nostri titoli. L'Italia è sempre stata troppo grande per essere salvata con un pacchetto di salvataggio come la Grecia o il Portogallo. Mentre contro le banche centrali, recita un vecchio adagio dei mercati, non si scommette mai. Ma fu soprattutto la provata indipendenza della Bce a trasformare quell'impegno totalmente virtuale, l'Omt, in un bazooka che salvò l'euro. Se i mercati avessero avuto la minima sensazione di una permeabilità della Bce alla pressione dei governi, quello strumento avrebbe avuto l'efficacia di un fucile a tappi.
L'Omt continua ad essere un'assicurazione potente, per Paesi come il nostro, insieme al QE, al programma di acquisti dei titoli avviato nel 2015. Attualmente ben 341 miliardi di sovrani italiani sono in pancia alla Bce. Ovvio che i mercati restano relativamente tranquilli, finché le idee folli che circolano oggi nel dibattito pubblico non diventano proposte concrete. La Bce è uno scudo straordinario, per l'Italia: chi la sfida non tiene conto anche di questo. Come non tiene conto del fatto che Draghi e i banchieri centrali si sono impegnati, finora, a riconfermare quei bond. Se dovessero decidere invece - magari per le pressioni dei falchi - di incassarli alla scadenza, si avrebbe un primo, serissimo scossone dei mercati. Anzitutto quello dei titoli italiani.
Un'ultima lezione che può venire dalla crisi è quella del 2015, quando la Grecia si ribellò al mantenimento degli impegni con la trojka. Era un Paese 'sotto programma', che aveva ricevuto soldi in cambio di un piano di aggiustamento. La Bce si rivelò anche lì assolutamente fedele alle regole. In teoria, i titoli greci non potevano valere come collaterale per le banche, perché erano considerati 'spazzaturà dalle agenzie di rating. Ma grazie al piano di salvataggio europeo, la Bce aveva fatto valere una deroga a quella regola, un "waiver". Quando Tsipras e Varoufakis sfidarono la Ue, la Bce sospese quell'eccezione e le banche precipitarono nel panico, aggravando la condizione di Atene. Qualcuno gridò al ricatto, qualcun altro, più pacatamente, fece notare che la Bce applicava le regole che si era data insieme alla Ue e al Fmi per salvare la Grecia.
Al momento l'Italia è lontanissima da uno scenario del genere e, anzi, le proposte sgangherate sul debito fanno impressione perché rischiano proprio di disperdere l'enorme capitale di una ripresa robusta e uno spread bassissimo. Come osserva l'economista della Statale di Milano Giorgio Barba Navaretti, "I mercati si stanno innervosendo perché si conferma il sospetto che questi leader politici non abbiano competenze adeguate per gestire un Paese complesso come l'Italia". E le minacce di rotture dei patti in Europa suonano un po' come quando a una festa riuscitissima arriva uno che annuncia che il padrone di casa si sta per buttare dalla finestra.
Il comitato: la democrazia parallela
Nasce un organismo che è già fuori dalla Costituzione
di LAVINIA RIVARAROMA. C'è chi lo definisce un "caminetto" politico, simile a un vertice di maggioranza e chi parla di un organismo occulto, parallelo, paragonabile perfino al Gran Consiglio del fascismo. Fa discutere molto il "Comitato di conciliazione" previsto nel contratto M5S-Lega e chiamato a dirimere conflitti e decidere su questioni urgenti. "Così com'è configurato questo comitato è un organo bastardo e inammissibile" dice senza giri di parole il presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo.
"Dovrebbe dirimere anche questioni urgenti, tipiche materie da decreto la cui adozione spetta al governo, che è organo dello Stato e risponde al Parlamento". Anche il costituzionalista Gaetano Azzariti mette in guardia dal rischio di un "esproprio degli organi costituzionali. Il presidente della Camera Fico ha detto che il Parlamento deve riconquistare la sua centralità, perché non si segue questa via invece di creare organismi che puntano a condizionare il premier?". In definitiva, per Sabino Cassese, ex giudice della Consulta, il comitato "non resisterebbe a una prova di costituzionalità".
Molte le perplessità di Cesare Pinelli, ordinario di Diritto Pubblico, sull'introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari. "La dichiarata volontà di rispettare il voto dei cittadini sembra mascherare il tentativo di allineare i parlamentari e soffocare il dissenso - dice Pinelli - che sottolinea l'organizzazione verticistica dei due partiti e, "nel caso dei 5Stelle, anche molto opaca". Si tratta di una strada " difficile" anche per Cassese: "Il Parlamentare non può mica consultare i suoi elettori su ogni decisione, come si fa?"
Giustizia: prevale la linea netta
Più galera e pugno duro contro i corrotti
di LIANA MILELLAROMA. Sappiamo da dove sono partiti, non può meravigliare dove sono arrivati. Sulla giustizia il libro di M5S e Lega era già scritto, e stupisce lo stupore di noti pasdaran di Berlusconi come Gelmini e Costa. La fotografia era lì, in archivio. Quella delle platee grilline che a Roma e Ivrea applaudono entusiaste Davigo e Di Matteo, due pm da anni in battaglia per una lotta alla corruzione seria, leggi severe su chi evade, pene più alte per tenere in carcere i colpevoli (adesso ce ne sono meno di dieci).
Idem per le platee leghiste che hanno sottoscritto la candidatura di Giulia Bongiorno, l'avvocato di cui si ricorda lo scontro con Berlusconi sulle intercettazioni. Lui voleva cancellarle, lei rafforzarle. E certo, proprio sul programma della giustizia, si celebra il funerale del rapporto Salvini-Berlusconi. Quest'ultimo, fresco di riabilitazione, non potrà benedire la prescrizione bloccata, gli agenti sotto copertura o infiltrati contro i corrotti, il Daspo per l'imprenditore che corrompe, né tantomeno la cancellazione tout court di qualsiasi sconto o indulto (proprio lui che ne ha goduto).
Ma è sulla galera cieca e senza speranza che M5S sbaglia facendosi trascinare dai furori leghisti, come quelli sulla legittima difesa sempre e comunque che, nella versione salviniana, contiene in sé lo scenario del Far West. D'un colpo via tutte le leggi che hanno sì alleggerito le carceri, ma anche dato speranza a chi si ravvede. Costruiamo più celle e sbattiamo tutti dentro. Né Davigo, né Di Matteo, né tantomeno la Bongiorno l'hanno mai chiesto.
Immigrati: priorità della Lega
Servono 2 miliardi e anni di tempo per il piano rientri
di ALESSANDRA ZINITIROMA. Cinquecentomila da rispedire a casa trattenendoli in centri per il rimpatrio per tutto il tempo necessario (anni). Quella che per Salvini è la "promessa" numero uno da mantenere è un obiettivo decisamente velleitario: per mancanza degli accordi necessari con i paesi d'origine dei migranti ( al momento ci sono solo con Tunisia, Egitto, Marocco e Nigeria), dei fondi da destinare (servono almeno 2 miliardi) e delle strutture che, nelle more, li dovrebbero ospitare.
I Cie attivi in Italia sono solo 6 per 359 posti. Dove dovrebbero essere trattenuti i 500.000 migranti irregolari? In centri da realizzare, almeno uno per Regione, previo accordo degli enti locali, dice il contratto. E c'è da giurare che buona parte delle Regioni non sarebbe affatto favorevole ad aprire le porte a questi centri di detenzione per migranti in attesa di espulsione. Senza contare che il dirottamento, sul capitolo rimpatri. di metà dei 5 miliardi destinati all'accoglienza renderebbe insostenibili i costi delle strutture destinate ad ospitare chi invece ha diritto a rimanere. Strutture che (per stroncare il business) dovrebbero essere sottratte ai privati e affidate agli enti locali, ma anche qui solo con il "preventivo assenso". Il che rende difficile un'equa distribuzione.
Ancora più complicato sembra il capitolo Europa. Il governo giallo-verde dovrebbe riuscire ad ottenere quello che a Bruxelles non hanno alcuna intenzione di concedere: il superamento del trattato di Dublino ( che anzi sta procedendo in direzione opposta) e il ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo che le navi delle missioni europee non dovrebbero più sbarcare solo nei nostri porti.