BOVA MARINA (REGGIO CALABRIA) - A fare la spesa, al mercato, al bar, a chiacchierare con amici e conoscenti in piazza. A Bova Marina, 22 dipendenti comunali su 25, durante l’orario di lavoro, piuttosto che stare in ufficio erano stabilmente in tutt’altre faccende affaccendati. Lo ha scoperto la procura di Reggio Calabria, da qualche giorno diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, che per questo ha chiesto e ottenuto dai 7 ai 10 mesi per 5 impiegati, insieme ad altri 17 tutti indagati a vario titolo per false attestazioni o certificazioni nell’utilizzo del badge da parte di pubblici dipendenti, truffa ai danni dell’ente e interruzione di servizio pubblico.
Per due dipendenti comunali c’è anche l’accusa di peculato perché non solo approfittavano dell’orario d’ufficio per sbrigare faccende strettamente personali, ma usavano persino le auto del Comune. A far partire l’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal pm Gianluca Gelso, sono state le lamentele dei cittadini di Bova, costretti a dare la caccia ai dipendenti comunali nei bar e nei supermercati del paese prima di poter avviare pratiche, chiedere certificati o documenti. Formalmente erano tutti in ufficio, in realtà le loro stanze erano vuote. La tecnica – hanno scoperto i finanzieri cui l’indagine è stata delegata – era semplice.
Alcuni passavano il badge per poi allontanarsi, altri non si disturbavano neanche a presentarsi in Comune, ma non dimenticavano mai di affidare il “cartellino” ai colleghi. Così tutti risultavano regolarmente presenti e sempre in orario. Una truffa in piena regola secondo quanto scoperto dai finanzieri grazie ad accertamenti documentali sulle presenze incrociati con le immagini acquisite all’interno e all’esterno del municipio e con il monitoraggio visivo dell’orologio marcatempo, più un’attività di osservazione, pedinamento e controllo. In poco tempo, gli investigatori hanno scoperto 448 irregolarità nell’utilizzo del badge marcatempo, di cui 30 gravi. Ma soprattutto che a Bova marina in Comune lavoravano regolarmente solo in tre.
Per due dipendenti comunali c’è anche l’accusa di peculato perché non solo approfittavano dell’orario d’ufficio per sbrigare faccende strettamente personali, ma usavano persino le auto del Comune. A far partire l’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal pm Gianluca Gelso, sono state le lamentele dei cittadini di Bova, costretti a dare la caccia ai dipendenti comunali nei bar e nei supermercati del paese prima di poter avviare pratiche, chiedere certificati o documenti. Formalmente erano tutti in ufficio, in realtà le loro stanze erano vuote. La tecnica – hanno scoperto i finanzieri cui l’indagine è stata delegata – era semplice.
Alcuni passavano il badge per poi allontanarsi, altri non si disturbavano neanche a presentarsi in Comune, ma non dimenticavano mai di affidare il “cartellino” ai colleghi. Così tutti risultavano regolarmente presenti e sempre in orario. Una truffa in piena regola secondo quanto scoperto dai finanzieri grazie ad accertamenti documentali sulle presenze incrociati con le immagini acquisite all’interno e all’esterno del municipio e con il monitoraggio visivo dell’orologio marcatempo, più un’attività di osservazione, pedinamento e controllo. In poco tempo, gli investigatori hanno scoperto 448 irregolarità nell’utilizzo del badge marcatempo, di cui 30 gravi. Ma soprattutto che a Bova marina in Comune lavoravano regolarmente solo in tre.