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"Io c'ero": la folla silenziosa di Mimmo Jodice e i ricordi dei lettori

I racconti di chi il 19 settembre 1976 era a Napoli ad ascoltare Enrico Berlinguer: migliaia di volti immortalati dallo scatto ipnotico del grande fotografo, ora anche navigabile
10 minuti di lettura
"Io c'ero", dice. E come dimenticarlo. È Franco Core il primo dei lettori di "Repubblica" a ricordare quell'incredibile giornata di Napoli, immortalata dallo scatto di Mimmo Jodice. La foto scelta come copertina del numero di Robinson del 17 maggio ha incuriosito e incantato tanti lettori,  e la sua storia è stata ricostruita da Paolo Di Paolo.
 
Era il 19 settembre 1976, Enrico Berlinguer parlava a una folla "sterminata", "oceanica", come scrissero i giornali. Una folla rimasta in silenzio ad ascoltare il segretario del Partito comunista nella giornata conclusiva del Festival dell'Unità nello spazio della Mostra d'Oltremare. Franco c'era, e con lui - volti tra migliaia di volti - c'erano anche Alessandro, Michele, Luciana. Alcuni dei nostri lettori che si sono riconosciuti nella foto d'autore, resa interattiva e navigabile per permettere a chi partecipò di riconoscersi.

"Ve…
"Io c'ero", dice. E come dimenticarlo. È Franco Core il primo dei lettori di "Repubblica" a ricordare quell'incredibile giornata di Napoli, immortalata dallo scatto di Mimmo Jodice. La foto scelta come copertina del numero di Robinson del 17 maggio ha incuriosito e incantato tanti lettori,  e la sua storia è stata ricostruita da Paolo Di Paolo.
 
Era il 19 settembre 1976, Enrico Berlinguer parlava a una folla "sterminata", "oceanica", come scrissero i giornali. Una folla rimasta in silenzio ad ascoltare il segretario del Partito comunista nella giornata conclusiva del Festival dell'Unità nello spazio della Mostra d'Oltremare. Franco c'era, e con lui - volti tra migliaia di volti - c'erano anche Alessandro, Michele, Luciana. Alcuni dei nostri lettori che si sono riconosciuti nella foto d'autore, resa interattiva e navigabile per permettere a chi partecipò di riconoscersi.

"Venivamo da Penne, in provincia di Pescara, ed eravamo arrivati il sabato - racconta Franco Core - eravamo sotto i portici in alto a sinistra". "Ci sentivamo a casa, eravamo sereni e pieni di speranza - scrive invece Luciana De Gennaro - diventata comunista a quindici anni per l'incontro con un professore di filosofia comunista, di una fede ingenua e lucida insieme". "Dopo il discorso di Berlinguer - è il commento amaro di Alessandro Piccinni, che non può non legare il ricordo di allora all'attualità politica di oggi - ricordo una gigantesca tarantella di centinaia di persone e fuochi artificiali accompagnati dalla Musica sull'acqua di Händel. Sembrava possibile fare una Italia nuova per davvero e non a chiacchiere".
 
Ecco le vostre testimonianze:

Mimmo Tissi
Si, mia figlia mi ha riconosciuto in quella moltitudine sterminata del comizio conclusivo del Festival nazionale dell'Unità a Napoli nel settembre del 1976. Solo l'anno prima c'era stata una simile partecipazione, al Festival di Firenze, al Parco delle Cascine. Di Napoli ricordo tante cose. Avevo 19 anni, ricordo che siamo partiti da Milano con il sacco a pelo, il posto era la Mostra d'Oltremare. Ricordo centinaia di stand, ricordo i nostri pasti e ricordo di aver scoperto un vino che non conoscevo, il Solopaca, che mi sembrò buonissimo (e probabilmente lo era). Ricordo le ore passate seduti in quel pratone in attesa che parlasse Berlinguer, si era anche diffusa la voce che potesse venire Fidel Castro a parlare, ma ci accontentammo di Berlinguer. Ricordo che in quel pratone conoscemmo due ragazze romane, con una delle quali intrattenni una relazione epistolare durata diversi anni. E poi ricordo tanta passione politica e ideale. E in tutti, in tutti noi c'era un obbiettivo, una speranza, un orizzonte: volevamo cambiare il mondo. Le cose poi sono andate diversamente rispetto alle nostre aspirazioni, ma abbiamo comunque scritto una bella pagina di Storia democratica e civile di questo Paese. Ne vado ancora orgoglioso, pagando l'inevitabile prezzo della malinconia.

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Gaetano Tammaro
Si, io c'ero ed avevo 19 anni. Ricordo perfettamente quel silenzio "solenne". Non era un  comizio da campagna elettorale; era una celebrazione di una grande avanzata delle Sinistre. Una vittoria che spianava la strada  a un cambiamento ormai dietro l'angolo, dopo la svolta ,a sinistra. Oggi, "la storia ci racconta come finì la corsa" . La strategia della tensione, il terrorismo, i servizi deviati. La solidarietà nazionale, le larghe Intese, il Pentapartito, lo "scivolamento" verso il centro di tutti i partiti dell'arco costituzionale, altro che cambiamento. Ma un ricordo indelebile di quella Piazza, si era al crepuscolo, fu L'urlo che si levò dalle gole delle centinaia di migliaia di compagni e compagne all'annuncio della  presenza sul palco della vedova Allende - "Cile libero" - accompagnato dal braccio teso e pugno chiuso. Ricordi, roba di altri tempi.
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Marco Ercolanelli
Io c'ero. Avevo 22 anni, Nella foto non mi vedo, ma ero lontano e sotto il porticato. La mia era la sezione Stella Rossa del rione Porta Santa Susanna, una delle sezioni del centro storico Perugia. In quel periodo ho partecipato ai comizi finali delle più grandi Feste Nazionali dell'Unità. Firenze alle Cascine, Bologna, Tirrenia. Il ricordo che ho di Napoli ovviamente riguarda il comizio con tutta la napoletanità del sindaco Valenzi e con Enrico Berlinguer con il vento in poppa per le vittorie elettorali. Sapevamo che eravamo in un luogo recuperato per l'occasione che poi sarebbe stato donato alla città di Napoli e questo ci inorgogliva.
Ma quello che mi viene subito alla mente pensando a quella giornata è il clima festoso e  l'allegria dei napoletani. Gruppi spontanei si creavano un po' ovunque e fino a tarda sera cantammo canzoni napoletane e ballammo la tarantella e la tammurriata (erano gli anni della Nuova Compagnia di Canto Popolare). Poi ci vennero a chiamare. L'autista dell'autobus era stanco di aspettare e voleva ripartire. Terminò così quella meravigliosa giornata, 
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Alessandro Raffaele
Sì, ci sono anch'io! Per un puro caso ho avuto modo di vedere la foto e, con mia grande sorpresa, mi sono riconosciuto in quel giovane con i baffi e gli occhiali da sole, in basso spostato sulla destra (per facilitarvi la ricerca allego alla presente la vostra foto con il mio viso cerchiato). Chiedete  se ricordiamo qualcosa di quel giorno; ebbene io ricordo tutto, perfettamente.
Ero iscritto al PCI e appartenevo alla numerosa schiera di sessantottini provenienti dalle file della sinistra extra parlamentare ma che avevano rifiutato la seduzione delle sirene terroriste e nichiliste, facendo una decisa scelta di campo. Quel giorno concludeva la fatica di più di tre mesi: tanto avevamo lavorato in centinaia di compagni di tutte le sezioni cittadine per la preparazione e il buon andamento di quella che fu una delle più splendide, ordinate, appassionate e numerose manifestazioni di massa che si ricordi. La passione che ci guidava era la speranza che il mondo fosse ad un bivio e la convinzione che noi eravamo dalla parte giusta. Il Pci di Enrico Berlinguer e la sua tormentata ricerca di una società più giusta e solidale era la nostra guida. Come si diceva da bambini.... eravamo stanchi ma felici! Ed era vero, perché fin dal mattino avevamo avuto la netta percezione che sarebbe stata una grande giornata. L'enorme distesa antistante il Teatro della Mostra D'Oltremare non ce la faceva a contenere l'oltre un milione di persone che erano venute a sentire Enrico Berlinguer ed avevamo passato tutta la mattina ed il pomeriggio cercando di orientare, incanalare, controllare, assistere l'enorme afflusso di persone.

Un ricordo tra tutti: nel pomeriggio ero stato assegnato a quello che allora veniva chiamato il servizio d'ordine, e destinato all'interno del Teatro. Mentre cercavo di svolgere al meglio la mia attività di controllo vidi uscire da una stanza della Direzione del teatro niente popò di meno che Enrico Berlinguer in compagnia di una Signora che in seguito seppi essere la vedova di Salvador Allende. Alla fine del discorso molti di noi piangevano e così intonammo i nostri canti, L'Internazionale e Bandiera Rossa. Sono passati 42 anni ma quella giornata, insieme a quella dei funerali di Enrico Berlinguer a Roma, sono indelebili nella memoria. Vi ringrazio per l'opportunità che mi avete dato di rivivere con il ricordo le emozioni di quei giorni che conservano contorni netti e precisi  in contrasto con le opacità  e le nebbie del presente.
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Paolo Greco
Io c'ero. Ero sul lato sinistro in alto di fianco al palco, non ero comunista ed ero sindacalista, abituato a sentire l'umore della folla. Ho sentito un popolo contento, soddisfatto di sé e degli obbiettivi raggiunti, sostanzialmente appagato che si contemplava più di avere voglia di migliorare l'Italia, di mettersi in gioco. Fu una certa delusione che rafforzò la mia differenza rispetto al Pci.
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Daniele Pascucci
Non mi trovo nella foto (io e i miei amici eravamo lontani dal palco). L'atmosfera era quella magica dei comizi di Berlinguer, e il partito veniva dalla recente avanzata delle politiche. Avevo 19 anni. Verso la fine del comizio venne buio, qualcuno arrotolò una copia dell'Unità e la accese come una torcia: in breve la massa scura della folla si punteggiò di migliaia di fiaccole improvvisate. Non avevo mai visto nulla di simile e quella scena mi parve di una bellezza infinita. Un rito laico di condivisione totale, la politica si fece emozione viva  fortissima. Per un giovane pieno di ideali fu un momento indimenticabile.
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Carmelo Corbeddu
Non sono riuscito a trovarmi ma mi ricordo perfettamente la serata. Durante l'estate mi ero laureato e come premio avevo ricevuto il biglietto (pullman + nave + treno) per Napoli. Con un mio amico partimmo da Oliena e devo dire che è stata una vacanza e un'esperienza indimenticabile. Alla fine della serata, dopo il comizio di Berlinguer, dovevamo rientrare nella casa in cui eravamo ospiti di amici (a Pianura) e non essendoci più mezzi pubblici decidemmo di fare autostop. Naturalmente a quell'ora non ci prese nessuno e solo dopo 3 o 4 chilometri si fermò un camion della nettezza urbana e ci prese a bordo. L'autista ci disse poi che si era fermato perché immaginava che fossimo dei compagni al rientro dalla manifestazione. Vi ringrazio per avermi ricordato quell'esperienza, sempre commovente.
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Peppino Chiodo
E già. C'ero anche io. Smilzo con i baffi neri e i miei 20 anni. Partito all'alba da Minervino Murge allora in provincia di Bari, oggi nella provincia Barletta Andria Trani. In pulman strapieno organizzato dalla sezione del Pci. Giovani e anziani. Quelli che avevano fatto la guerra e quelli che per la prima volta erano passati dalla scuola superiore direttamente nella sezione del Partito. Uomini e donne. Generazioni diverse, con storie diverse ad ascoltare la stessa voce.  Per stare a Napoli alla prima Festa dell'Unità organizzata al sud. Nella città simbolo della voglia di riscatto e di rinascita. La città dei disoccupati organizzati che per la prima volta aveva un sindaco comunista. Per ascoltare il segretario della federazione di Napoli e poi Valenzi e poi Berlinguer. Per ascoltare che i comunisti avevano risanato gli spazi della fiera d'Oltremare donata alla città.  E per dire tutti insieme che anche il Sud ce la può fare. E poi quel giorno la prima volta degli Inti Illimani. E prima di risalire sul pullman per il ritorno la grande tarantella collettiva. Tammurriata libetatoria. Un mare di gente appassionata e convinta della propria forza. Si usciva da due campagne elettorali straordinarie. Quella del 1975 e del 1976. Sembrava che un'altra era si fosse aperta. E lui, Enrico, era lì.  Che ci abbracciava con le sue braccia e ci copriva con la sua voce. Davvero è finito tutto? Non posso crederci.
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Stefano Serafini
Il 19 settembre del 1976, anche io con degli amici andai a Napoli a sentire il comizio finale di Enrico Berlinguer alla Fiera d'Oltremare.  Ero un giovane militante comunista romano, iscritto alla sezione Regola Campitelli, ed avevo 19 anni.  Il PCI aveva vinto le elezioni nel giugno del 1976, dopo aver vinto le Amministrative del 1975 e Valenzi era diventato Sindaco di Napoli.  Si era deciso di fare la Festa dell'Unità nazionale a Napoli per dare un segnale forte al Sud. I compagni di Napoli avevano lavorato 2 mesi per trasformare la fatiscente Fiera di Oltremare in un luogo bellissimo dove ospitare per 15 giorni un milione di persone. Uscì anche un libro, che ho conservato, che mostrava tutti gli enormi cambiamenti e migliorie che erano stati fatti (mi pare che si intitolasse "45 gg").

Alla Festa andammo tutti perché l'attesa per quello che avrebbe detto Berlinguer era altissima.  Ricordo la emozione vivissima di vedere sul palco tante persone, ciascuna delle quali rappresentava a suo modo un mito; c'era Eduardo, Amendola, Longo, Valenzi, Abdon Alinovi, Pajetta . Cantarono gli Inti Illimani e fummo in tanti a piangere con loro. Quando Enrico parlò il silenzio era palpabile. Ci sentivamo tutti protagonisti di un momento magico; eravamo non solo orgogliosi di appartenere a quel Partito ma ci sentivamo una avanguardia mondiale di un nuovo movimento comunista. Ci sentivamo sicuramente diversi dagli altri; sentivamo di appartenere a quella parte del Paese più onesta, più capace, più intelligente, più impegnata, più colta, più tutto.  Ogni cosa intorno a noi ci confermava questo; i più grandi attori, registi, intellettuali, pittori erano nostri compagni.

I migliori sindaci erano comunisti ed erano stati eletti nelle nostre liste (Valenzi, Argan, Petroselli, Novelli, Gabuggiani, Zangheri).  I nostri compagni avevano fatto anni di galera e la Resistenza per dire no al fascismo (Amendola, Pajetta 11 anni, Sereni 8 anni, Longo era stato un Capo delle Brigate Internazionali oltre che del Cln) senza contare il fascino che emanava un leader come era per tutti noi Enrico Berlinguer. Pensavamo che con il nostro impegno avremmo cambiato non solo l'Italia ma anche dato una spinta riformatrice ai Paesi socialisti.  Personalmente pensavo che se fossimo andati al Governo nelle città o nel Paese, avremmo  governato cosi bene, che non avremmo mai perso una elezione e il mondo sarebbe stato più libero e più uguale. Questo pensavamo in tanti mentre parlava Berlinguer, e fu un momento che oggi mi piacerebbe non fosse finito mai.
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Luciana De Gennaro
Eravamo al lato della piazza, verso il Palazzo della Prefettura, un po' defilati perché con noi c'erano i nostri quattro figli, che avevano dai dieci ai due anni. Ci sentivamo a casa, eravamo sereni e pieni di speranza. Io ero diventata comunista a quindici anni per l'incontro con un professore di filosofia comunista, di una fede ingenua e lucida insieme. Mio marito era socialista. La volta che uscì dalla cabina elettorale e mi disse che aveva votato comunista, ne ebbi una gioia immensa.  Eravamo borghesi e in certe abitudini molto tradizionali. Per niente alternativi. Ma per noi la politica, il nostro credo politico era importante. Quella giornata la ricordo come il giorno perfetto. Una grande sicurezza di essere proprio dove volevo essere, quel brivido sottopelle che mi accompagnava sempre in momenti del genere. Noi sei insieme e una speranza infinita
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Michele Rosco
Non mi sono trovato ma c'ero. Sono uno dei tanti giovani con barba e occhiali nella folla. Ero in fondo al centro, almeno così ricordo. C'era Gennaro con me, amico e compagno che se n'è andato due anni fa. La sensazione che avevamo, in quella immensa folla, era che se ce l'avevamo fatta a Napoli ce la potevamo fare un Italia. "Napoli è rossa l'Italia lo sarà!" gridavamo. Non è andata così. Addio Berlinguer addio gioventù nostra
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Alessandro Piccinni
Da qualche parte dovrei esserci anche io (25 anni) e la mia compagna Marta (24). Eravamo ospiti di mia zia Anita che nel '44 partendo da Siena passò le linee e a Napoli fu tra i rifondatori del PCI. Era amica fraterna dell'allora sindaco Valenzi e di tanti dirigenti del PCI, Napolitano, Amendola, Reichlin che incontrammo in quei giorni. Dopo il discorso di Berlinguer ricordo una gigantesca tarantella di centinaia di persone e fuochi artificiali accompagnati dalla Musica sull'acqua di Händel. embrava possibile fare una Italia nuova per davvero e non a chiacchiere, ma già si stava facendo strada nel partito un gruppo di politicanti per i quali "fare" era una parola sconveniente, figuriamoci "E adesso andiamo a lavorare". Abbiamo visto come è andata a finire
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Franco Core
Io c'ero, sotto i portici in alto a sinistra, ma non mi vedo. Venivamo da Penne (PE) ed eravamo arrivati il sabato.
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Paolo
Mi ricordo una notte quasi insonne in autobus (erano almeno 10 ) da Prato a Napoli, mi ricordo che avevo poco più di 20 anni e che Enrico Berlinguer era ed è tuttora quello che può essere considerato un santo laico perché dava fede in un idea di eguaglianza e di correttezza morale che emanava un senso di lievità che non faceva sentire la fatica di un viaggio massacrante e di altri chilometri a piedi fino alla Mostra di Oltremare, dove ebbi la sensazione che poi si è dimostrata errata che il Sud potesse farcela ad emanciparsi a chiudere il gap con il resto più progredito del paese. Penso questo adesso ma è un ricordo e come tale deve forse essere decolorato dalla patina del tempo che si è portato via tanti entusiasmi ed ideali che solo la gioventù può dare.  
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Roberto Della Seta
Quel 19 settembre 1976 ero a Napoli al comizio di Berlinguer. Avevo 17 anni, ero iscritto alla Fgci e avevo lavorato da volontario al Festival dell'Unità, nello stand gastronomico della Germania Orientale (dove, ricordo, si mangiava veramente male). Pochi mesi prima Valenzi era diventato il primo sindaco comunista di Napoli, ed era la prima volta che il Festival nazionale dell'Unità si teneva in una città del sud. Pochi mesi dopo lasciai la Fgci, non tanto per ragioni "ideologiche" quanto perché era un periodo in cui non avevo voglia di fare politica. Come capitava allora, la decisione di non rinnovare la tessera ebbe come conseguenza che venni "convocato" in sezione per una sorta di "processo" davanti al direttivo - un processo assolutamente mite - in cui dovevo spiegare le ragioni della mia scelta. Ma il fatto più curioso non fu che mi convocarono, ma che io mi sentii in dovere di sottopormi a questo rito collettivo. In ogni caso bei ricordi.
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Carolina Frangiosa
Io c'ero. E' stato sublime! Ancora oggi quando qualcosa, come la foto su Repubblica, mi riporta a quel tempo, a quel giorno mi sento fortunata per aver potuto vivere una emozione simile insieme a tanti che come me CREDEVANO in un futuro, allora, sicuro con le certezze che IL GRANDE BERLINGUER TRASMETTEVA con le parole e con i gesti.
Ne è passata di acqua sotto i ponti. I cambiamenti hanno frantumato tutto: idee, pensieri, credo... Grazie per avermi ricordato quel giorno. 
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Carla Reggiani  
Lo so, non dovrei scrivere perché io NON c'ero il 19 settembre 1976, ero già ripartita per la cittadina dove risiedevo e risiedo tutt'ora, ma non so resistere... Il Festival nazionale dell'Unità a Napoli, dove allora studiavo alla "Federico II" , è uno dei miei ricordi più belli: giorni, serate coinvolgenti, che già da tempo si tingono di dolcezza e rimpianto... Ero giovane, la vita tutta da giocare, ma, ancora di più, ero, eravamo parte di qualcosa di grande, che ci appassionava, ci coinvolgeva... Sapevamo chi eravamo, dove volevamo andare, eravamo convinti e orgogliosi...E poi c'era lui, il "dolce" Enrico... Che ne è stato di quei sogni, di quei progetti? Il fango in cui affondiamo, il nulla che ci rimane, mi prende alla gola...
Essere di "sinistra" ha ancora un senso, anzi, oggi più che mai ha senso, ma tutto il resto dov'è, dov'è un partito, dove sono gli uomini, dove la possibilità di cambiare le cose? Eppure tocca andare avanti, una speranza bisogna pure averla.
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Piero Cekk
C'ero anch'io!