La partigiana Tina: “Al Gay Pride a 93 anni, ora la mia lotta è nelle Brigate arcobaleno”
Caterina Pasolini , di CATERINA PASOLINITina Costa ha posato per la campagna del Roma Pride 2018, che sfilerà sabato a Roma con lo slogan "La Liberazione continua"
"Io ho rischiato la vita e ho fatto la partigiana. Per la libertà di tutti, mica solo di alcuni. Per questo domani sarò in prima fila al Gay Pride di Roma: a me non interessa chi si ama, le persone sono tutte uguali e uguali diritti devono avere. Se lo ricordino i ministri Fontana e Salvini. E chi vuole leggi speciali...". Lo dice ridendo Tina Costa , 93 anni, ma il tono è quello combattivo di chi da quando è nata non ha mai smesso di lottare. Passione politica e sociale vissuta a tempo pieno, nelle piazze insieme al figlio, due nipoti e tre pronipoti con le Brigate arcobaleno.
Signora Tina, dove trova tutta questa energia?
"Sono sempre incavolata con i padroni e i fascisti, forse per questo sono ancora qui pimpante nonostante qualche acciacco. Non sopporto le ingiustizie, ho cominciato da bambina a ribellarmi. D'altra parte sono cresciuta in una famiglia di comunisti, con una madre tanto moderna da fare sembrare antica me".
Bambin…
Signora Tina, dove trova tutta questa energia?
"Sono sempre incavolata con i padroni e i fascisti, forse per questo sono ancora qui pimpante nonostante qualche acciacco. Non sopporto le ingiustizie, ho cominciato da bambina a ribellarmi. D'altra parte sono cresciuta in una famiglia di comunisti, con una madre tanto moderna da fare sembrare antica me".
Bambin…
"Io ho rischiato la vita e ho fatto la partigiana. Per la libertà di tutti, mica solo di alcuni. Per questo domani sarò in prima fila al Gay Pride di Roma: a me non interessa chi si ama, le persone sono tutte uguali e uguali diritti devono avere. Se lo ricordino i ministri Fontana e Salvini. E chi vuole leggi speciali...". Lo dice ridendo Tina Costa , 93 anni, ma il tono è quello combattivo di chi da quando è nata non ha mai smesso di lottare. Passione politica e sociale vissuta a tempo pieno, nelle piazze insieme al figlio, due nipoti e tre pronipoti con le Brigate arcobaleno.
Signora Tina, dove trova tutta questa energia?
"Sono sempre incavolata con i padroni e i fascisti, forse per questo sono ancora qui pimpante nonostante qualche acciacco. Non sopporto le ingiustizie, ho cominciato da bambina a ribellarmi. D'altra parte sono cresciuta in una famiglia di comunisti, con una madre tanto moderna da fare sembrare antica me".
Bambina rivoluzionaria?
"Fin da piccola. Vivevamo a Gemmano, vicino a Rimini: papà era socialista, mia madre, che è quella che mi ha educato politicamente, era iscritta al Pci, i suoi fratelli avevano addirittura partecipato alla fondazione del partito nel '21. Il mio babbo, artigiano, non aveva mai voluto iscriversi al fascio e cosi ogni tanto tornava a casa con i segni delle botte ma a noi non ha mai detto nulla. L'abbiamo capito solo dopo quello che aveva dovuto subire per non essersi piegato".
In quei tempi, come era vissuta l'omosessualità?
"Io ero ragazzina, non ne avevo idea. Non se ne parlava, qualcuno c'era ma si nascondeva, faceva di tutto per passare inosservato. Ho capito qualcosa quando avevo 12 anni. Ho visto due ragazze che conoscevo che si baciavano e l'ho raccontato alla mamma. Mi ha risposto semplicemente: ognuno vive la sua vita come vuole e nessuno deve criticare. Punto. La cosa è finita lì. E per me è sempre stato così: io non voglio mettere becco in una cosa che non mi compete, l'unico principio che conosco è stessi diritti perché siamo tutti uguali".
È stata una partigiana adolescente...
"Ho cominciato presto, c'era la guerra in Etiopia e noi ragazzini facevamo da messaggeri per avvertire chi rischiava di essere spedito in Africa a combattere. Poi, a diciott'anni sono diventata vera e propria staffetta partigiana, pedalando in bicicletta attraversavo la linea gotica per consegnare pacchi ai partigiani. Avevamo paura, ma speravamo in un mondo migliore".
Per cosa lottava?
"Solo da adulta ho capito che in fondo avevo lottato proprio per i diritti di tutti, comunisti e non, per l'uguaglianza delle donne che in casa nostra era la regola, per gli omosessuali mandati al confino. Ma non tutti la pensavano cosi, anche dentro al partito nelle lunghe riunioni c'era chi insisteva che gli omosessuali potevano cambiare. Ma mica si sceglie chi si ama".
Gay e partigiani ora sfilano insieme.
"Loro sono venuti con l'Anpi a festeggiare il 25 aprile, con striscioni dell'associazione Mario Mieli, perché quando ci sono diritti in pericolo bisogna metterci la faccia. E così ora vado felice a sfilare con questi ragazzi e ragazze. C'è bisogno di unità in un momento in cui tira una brutta aria".
Pensa alle parole del ministro Fontana?
"Sì, le ho trovate assurde e meglio che non parli di Salvini, delle sue posizioni contro i migranti...".
È preoccupata per la proposta di leggi speciali per i rom?
"Sì, la mia impressione è che questi politici non abbiano rispetto per l'essere umano. Stanno ancora qui a fare discorsi di razze. Assurdo. La razza è una. Quella umana".
Signora Tina, dove trova tutta questa energia?
"Sono sempre incavolata con i padroni e i fascisti, forse per questo sono ancora qui pimpante nonostante qualche acciacco. Non sopporto le ingiustizie, ho cominciato da bambina a ribellarmi. D'altra parte sono cresciuta in una famiglia di comunisti, con una madre tanto moderna da fare sembrare antica me".
Bambina rivoluzionaria?
"Fin da piccola. Vivevamo a Gemmano, vicino a Rimini: papà era socialista, mia madre, che è quella che mi ha educato politicamente, era iscritta al Pci, i suoi fratelli avevano addirittura partecipato alla fondazione del partito nel '21. Il mio babbo, artigiano, non aveva mai voluto iscriversi al fascio e cosi ogni tanto tornava a casa con i segni delle botte ma a noi non ha mai detto nulla. L'abbiamo capito solo dopo quello che aveva dovuto subire per non essersi piegato".
In quei tempi, come era vissuta l'omosessualità?
"Io ero ragazzina, non ne avevo idea. Non se ne parlava, qualcuno c'era ma si nascondeva, faceva di tutto per passare inosservato. Ho capito qualcosa quando avevo 12 anni. Ho visto due ragazze che conoscevo che si baciavano e l'ho raccontato alla mamma. Mi ha risposto semplicemente: ognuno vive la sua vita come vuole e nessuno deve criticare. Punto. La cosa è finita lì. E per me è sempre stato così: io non voglio mettere becco in una cosa che non mi compete, l'unico principio che conosco è stessi diritti perché siamo tutti uguali".
È stata una partigiana adolescente...
"Ho cominciato presto, c'era la guerra in Etiopia e noi ragazzini facevamo da messaggeri per avvertire chi rischiava di essere spedito in Africa a combattere. Poi, a diciott'anni sono diventata vera e propria staffetta partigiana, pedalando in bicicletta attraversavo la linea gotica per consegnare pacchi ai partigiani. Avevamo paura, ma speravamo in un mondo migliore".
Per cosa lottava?
"Solo da adulta ho capito che in fondo avevo lottato proprio per i diritti di tutti, comunisti e non, per l'uguaglianza delle donne che in casa nostra era la regola, per gli omosessuali mandati al confino. Ma non tutti la pensavano cosi, anche dentro al partito nelle lunghe riunioni c'era chi insisteva che gli omosessuali potevano cambiare. Ma mica si sceglie chi si ama".
Gay e partigiani ora sfilano insieme.
"Loro sono venuti con l'Anpi a festeggiare il 25 aprile, con striscioni dell'associazione Mario Mieli, perché quando ci sono diritti in pericolo bisogna metterci la faccia. E così ora vado felice a sfilare con questi ragazzi e ragazze. C'è bisogno di unità in un momento in cui tira una brutta aria".
Pensa alle parole del ministro Fontana?
"Sì, le ho trovate assurde e meglio che non parli di Salvini, delle sue posizioni contro i migranti...".
È preoccupata per la proposta di leggi speciali per i rom?
"Sì, la mia impressione è che questi politici non abbiano rispetto per l'essere umano. Stanno ancora qui a fare discorsi di razze. Assurdo. La razza è una. Quella umana".