Vicenza, i 5Stelle lasciano la città alla Lega ma il centrosinistra prova a resistere
Giampaolo Visetti , dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTINel Comune epicentro della crisi del Nordest i grillini non corrono. È testa a testa tra Pd e centrodestra ma al ballottaggio si vedrà se tiene il patto tra Lega e M5S
VICENZA. La tramortita capitale industriale del Nordest, epicentro della crisi dell'ultimo decennio, domenica non andrà alle urne solo per scegliere il nuovo sindaco. Vicenza, oltre 2 mila piccole e medie imprese con più di 82 mila addetti, vuole "prima di tutto voltare pagina" per superare la tempesta perfetta che ha demolito il suo sistema, ridimensionandone ruolo e ambizioni.
Con il voto si chiude l'era dell'ex democristiano Achille Variati, sindaco Pd dal 2008, sempre eletto al primo turno, presidente della Provincia e dell'Unione nazionale degli enti locali sempre sull'orlo dell'abolizione. Nella cattolica culla post-Dc, storicamente dominata da Lega e Forza Italia, Variati ha rappresentato un'anomalia politica, eleggendo Vicenza (assieme a Treviso) a punto estremo di resistenza della cultura democratica del centrosinistra veneto.
Sotto i suoi occhi però la città, all'improvviso, è implosa: simboli del…
Con il voto si chiude l'era dell'ex democristiano Achille Variati, sindaco Pd dal 2008, sempre eletto al primo turno, presidente della Provincia e dell'Unione nazionale degli enti locali sempre sull'orlo dell'abolizione. Nella cattolica culla post-Dc, storicamente dominata da Lega e Forza Italia, Variati ha rappresentato un'anomalia politica, eleggendo Vicenza (assieme a Treviso) a punto estremo di resistenza della cultura democratica del centrosinistra veneto.
Sotto i suoi occhi però la città, all'improvviso, è implosa: simboli del…
VICENZA. La tramortita capitale industriale del Nordest, epicentro della crisi dell'ultimo decennio, domenica non andrà alle urne solo per scegliere il nuovo sindaco. Vicenza, oltre 2 mila piccole e medie imprese con più di 82 mila addetti, vuole "prima di tutto voltare pagina" per superare la tempesta perfetta che ha demolito il suo sistema, ridimensionandone ruolo e ambizioni.
Con il voto si chiude l'era dell'ex democristiano Achille Variati, sindaco Pd dal 2008, sempre eletto al primo turno, presidente della Provincia e dell'Unione nazionale degli enti locali sempre sull'orlo dell'abolizione. Nella cattolica culla post-Dc, storicamente dominata da Lega e Forza Italia, Variati ha rappresentato un'anomalia politica, eleggendo Vicenza (assieme a Treviso) a punto estremo di resistenza della cultura democratica del centrosinistra veneto.
Sotto i suoi occhi però la città, all'improvviso, è implosa: simboli della crisi, il crac della Banca Popolare di Gianni Zonin, vissuto come un tradimento, la paralisi di una Fiera non più di primo livello e il fallimento del glorioso ma decaduto Lanerossi calcio, appena acquistato dal re della moda (bassanese) Renzo Rosso. In tale atmosfera da day-after lo spettacolare palcoscenico del Palladio, stretto nel triangolo Padova-Treviso-Verona, si conferma un'eccezione: assieme a Siena sarà l'unico capoluogo italiano in cui non si presenta alle elezioni la maggiore forza politica nazionale. Ennesimo colpo di scena: a 48 ore dalla presentazione delle liste, il trio Di Maio-Grillo-Casaleggio non ha concesso il simbolo M5S all'avvocato Francesco di Bartolo, fresco di nomina a candidato-sindaco proprio grazie alla piattaforma Rousseau. Nel laboratorio politico vicentino, attraverso un patto di "desistenza preventiva" imposto dall'alto, tra Di Maio e Salvini sono dunque andate in onda le prove generali del successivo contratto di governo populista M5S-Lega, capace di emarginare sia Renzi che Berlusconi.
Il risultato è che la partita per Palazzo Trissino sarà ancora una volta tra centrosinistra e centrodestra, ma con gli elettori grillini ago della bilancia esterno di un duello che si annuncia deciso per una manciata di voti. Alla successione di Variati, per Pd e quattro liste civiche si candida Otello Dalla Rosa, 48 anni, fisico e manager a capo della multiutility locale dell'energia. Ex socialista, dem della prima ora, esponente di associazionismo e sociale, Dalla Rosa si è imposto alle primarie battendo a sorpresa i big Pd e l'erede scelto dallo stesso Variati, da cui (oltre che da Renzi) ha preso le distanze. L'impresa ora sarà fermare l'annunciata marcia trionfale di Francesco Rucco, 44 anni, avvocato ex An, leader di "Idea Vicenza" vicino a Giorgia Meloni, digerito in extremis dal centrodestra unito, da tre liste civiche e dallo stesso governatore regionale Luca Zaia, che assieme a Salvini lo arruola già, senza entusiasmi, "tra i più leghisti della Lega".
Alle politiche del 4 marzo in città il centrodestra ha sfiorato il 41%, lasciando il centrosinistra al 27,31 e l'M5S al 22,83%. Gli ultimi sondaggi però danno le forze pro-Rucco un punto sotto i sostenitori di Dalla Rosa, con gli altri quattro candidati ridotti al di sotto delle due cifre. Decisivo, nel quasi certo ballottaggio del 24 giugno, sarà dunque il voto Cinque Stelle che nonostante la desistenza pro-Lega, non è scontato confluisca in blocco nel centrodestra.
Il gelo pentastellato sulle grandi opere, che a Vicenza significano "le irrinunciabili" Pedemontana e Tav, sommato all'estrazione di sinistra del movimento in città e alla rabbia degli attivisti grillini per l'imposta esclusione dal consiglio comunale, promette di riservare sorprese amare anche per il governo gialloverde del premier Conte. I vicentini, ufficialmente, chiedono una mediazione locale a Roma per "un risarcimento totale" dei risparmi bruciati dalla ex Popolare, sicurezza, infrastrutture, lavoro e rilancio dei quartieri. Nella realtà a decidere sarà invece il potere di persuasione dell'"uomo della provvidenza" chiamato all'impresa di "voltare pagina" dopo il decennio della più spietata crisi cittadina. Corsa a due: la "Vicenza solidale e colta" di Dalla Rosa contro quella del "pugno di ferro e con meno blocchi stradali" di Rucco. Tra i colli Berici, evitati da Grillo per non stoppare Salvini, va in scena il primo test su un modello futuro di città e di Paese.
Con il voto si chiude l'era dell'ex democristiano Achille Variati, sindaco Pd dal 2008, sempre eletto al primo turno, presidente della Provincia e dell'Unione nazionale degli enti locali sempre sull'orlo dell'abolizione. Nella cattolica culla post-Dc, storicamente dominata da Lega e Forza Italia, Variati ha rappresentato un'anomalia politica, eleggendo Vicenza (assieme a Treviso) a punto estremo di resistenza della cultura democratica del centrosinistra veneto.
Sotto i suoi occhi però la città, all'improvviso, è implosa: simboli della crisi, il crac della Banca Popolare di Gianni Zonin, vissuto come un tradimento, la paralisi di una Fiera non più di primo livello e il fallimento del glorioso ma decaduto Lanerossi calcio, appena acquistato dal re della moda (bassanese) Renzo Rosso. In tale atmosfera da day-after lo spettacolare palcoscenico del Palladio, stretto nel triangolo Padova-Treviso-Verona, si conferma un'eccezione: assieme a Siena sarà l'unico capoluogo italiano in cui non si presenta alle elezioni la maggiore forza politica nazionale. Ennesimo colpo di scena: a 48 ore dalla presentazione delle liste, il trio Di Maio-Grillo-Casaleggio non ha concesso il simbolo M5S all'avvocato Francesco di Bartolo, fresco di nomina a candidato-sindaco proprio grazie alla piattaforma Rousseau. Nel laboratorio politico vicentino, attraverso un patto di "desistenza preventiva" imposto dall'alto, tra Di Maio e Salvini sono dunque andate in onda le prove generali del successivo contratto di governo populista M5S-Lega, capace di emarginare sia Renzi che Berlusconi.
Il risultato è che la partita per Palazzo Trissino sarà ancora una volta tra centrosinistra e centrodestra, ma con gli elettori grillini ago della bilancia esterno di un duello che si annuncia deciso per una manciata di voti. Alla successione di Variati, per Pd e quattro liste civiche si candida Otello Dalla Rosa, 48 anni, fisico e manager a capo della multiutility locale dell'energia. Ex socialista, dem della prima ora, esponente di associazionismo e sociale, Dalla Rosa si è imposto alle primarie battendo a sorpresa i big Pd e l'erede scelto dallo stesso Variati, da cui (oltre che da Renzi) ha preso le distanze. L'impresa ora sarà fermare l'annunciata marcia trionfale di Francesco Rucco, 44 anni, avvocato ex An, leader di "Idea Vicenza" vicino a Giorgia Meloni, digerito in extremis dal centrodestra unito, da tre liste civiche e dallo stesso governatore regionale Luca Zaia, che assieme a Salvini lo arruola già, senza entusiasmi, "tra i più leghisti della Lega".
Alle politiche del 4 marzo in città il centrodestra ha sfiorato il 41%, lasciando il centrosinistra al 27,31 e l'M5S al 22,83%. Gli ultimi sondaggi però danno le forze pro-Rucco un punto sotto i sostenitori di Dalla Rosa, con gli altri quattro candidati ridotti al di sotto delle due cifre. Decisivo, nel quasi certo ballottaggio del 24 giugno, sarà dunque il voto Cinque Stelle che nonostante la desistenza pro-Lega, non è scontato confluisca in blocco nel centrodestra.
Il gelo pentastellato sulle grandi opere, che a Vicenza significano "le irrinunciabili" Pedemontana e Tav, sommato all'estrazione di sinistra del movimento in città e alla rabbia degli attivisti grillini per l'imposta esclusione dal consiglio comunale, promette di riservare sorprese amare anche per il governo gialloverde del premier Conte. I vicentini, ufficialmente, chiedono una mediazione locale a Roma per "un risarcimento totale" dei risparmi bruciati dalla ex Popolare, sicurezza, infrastrutture, lavoro e rilancio dei quartieri. Nella realtà a decidere sarà invece il potere di persuasione dell'"uomo della provvidenza" chiamato all'impresa di "voltare pagina" dopo il decennio della più spietata crisi cittadina. Corsa a due: la "Vicenza solidale e colta" di Dalla Rosa contro quella del "pugno di ferro e con meno blocchi stradali" di Rucco. Tra i colli Berici, evitati da Grillo per non stoppare Salvini, va in scena il primo test su un modello futuro di città e di Paese.