✕
Il maresciallo Maurizio Falconi, romano, 44 anni, carabiniere, mediatore di primo livello del comando
di Grosseto
  

Professione negoziatore: noi che cerchiamo di evitare i gesti estremi

Il maresciallo dei carabinieri Maurizio Falconi fa parte del pool specializzato a trattare con chi vuol metter fine alla vita propria e altrui. "Ci vuole sangue freddo. Ma soprattutto tanta empatia"
4 minuti di lettura
GROSSETO. "Volevano uccidersi. O almeno così minacciavano, dall'alto della gru su cui si erano arrampicati per protestare contro il mancato pagamento del loro lavoro. Nove ore è durata la trattativa, nove ore delicatissime in cui là sotto ho dovuto pesare ogni parola, ogni gesto, ogni azione, ogni inflessione della voce. Quando anche il secondo operaio ha accettato di scendere da quella gru alta cinquanta metri, dove era ormai rimasto senz'acqua e senza sigarette, in una condizione di estrema vulnerabilità psicologica, mi sono sentito stanchissimo e felice. Tutti salvi, nessun ferito, operazione compiuta". Il maresciallo Maurizio Falconi, 44 anni, romano, carabiniere negoziatore di I livello del comando provinciale di Grosseto, il megafono ce l'ha davvero, come i walkie talkie e l'intero kit d'ordinanza. Immagini a cui ci hanno abituato film e serie televisive di successo come La casa di carta con la negoziatrice Raquel Murillo…
GROSSETO. "Volevano uccidersi. O almeno così minacciavano, dall'alto della gru su cui si erano arrampicati per protestare contro il mancato pagamento del loro lavoro. Nove ore è durata la trattativa, nove ore delicatissime in cui là sotto ho dovuto pesare ogni parola, ogni gesto, ogni azione, ogni inflessione della voce. Quando anche il secondo operaio ha accettato di scendere da quella gru alta cinquanta metri, dove era ormai rimasto senz'acqua e senza sigarette, in una condizione di estrema vulnerabilità psicologica, mi sono sentito stanchissimo e felice. Tutti salvi, nessun ferito, operazione compiuta". Il maresciallo Maurizio Falconi, 44 anni, romano, carabiniere negoziatore di I livello del comando provinciale di Grosseto, il megafono ce l'ha davvero, come i walkie talkie e l'intero kit d'ordinanza. Immagini a cui ci hanno abituato film e serie televisive di successo come La casa di carta con la negoziatrice Raquel Murillo.  

In realtà, ciò che colpisce, è l'estrema pacatezza con cui Falconi racconta cosa vuol dire agire nelle mille situazioni dell'imprevedibilità quotidiana, quando follia e disperazione si fondono, quando i conflitti diventano estremi. Tra chi sale su un campanile e decide di farsi fuori per protesta, chi si barrica in casa e minaccia di farsi saltare in aria perché ritiene di aver subito un torto, chi annuncia (e a volte compie) azioni plateali facendosi scudo di ostaggi. Davanti a quelle porte, sotto quelle finestre, ci sono loro, i negoziatori. Possono appartenere alle forze dell'ordine, essere poliziotti, carabinieri, ma anche civili, come nel caso dello psichiatra Massimo Di Giannantonio, autore nel maggio scorso di una disperata negoziazione con Fausto Filippone, l'imprenditore di Chieti che, dopo aver ucciso la moglie Marina, ha gettato da un cavalcavia della A14 la figlia Ludovica di 10 anni e si è suicidato.

Dal 2010 in Italia la negoziazione è diventata una vera e propria specializzazione all'interno dell'Arma, con un pool di oltre novanta carabinieri addestrati alla trattativa, scelti sulla base di test psicoattitudinali, divisi nei comandi provinciali di tutto il Paese e coordinati dal Gruppo interventi speciali di Livorno. "I nostri negoziatori frequentano un corso di tre settimane all'Istituto superiore di tecniche investigative di Velletri, studiano diverse tecniche di mediazione anche con il supporto di un pool di psicologi, ma soprattutto vengono scelti proprio per le loro caratteristiche di empatia umana. Esistono negoziatori di primo livello che agiscono in situazioni di crisi dove non ci sono ostaggi, quindi negoziatori di secondo livello che intervengono nei casi più complessi, compreso il terrorismo. Da quando è stata istituita questa specializzazione" racconta uno degli istruttori, "abbiamo fatto circa 200 interventi. I casi più frequenti sono i tentativi di suicidio con il soggetto che si barrica in casa o altrove".

Come a Cisterna di Latina, dove un gruppo di mediatori dell'Arma ha cercato invano di convincere, per sei ore strazianti e lunghissime, il carabiniere  Luigi Capasso a non uccidere le sue due bambine Martina e Alessia, dopo aver ridotto in fin di vita la mamma Antonietta. "La verità" aggiunge l'istruttore del Gis "è che spesso, in situazioni così gravi, chi compie queste azioni ha già fatto la sua scelta". Per fortuna, la gran parte delle negoziazioni appartiene alla sfera del primo livello. In cui la ragionevolezza s'incunea nella disperazione o nella follia.

Nella sede del comando provinciale di Grosseto il maresciallo Maurizio Falconi mostra il suo zainetto con gli strumenti del mediatore. E racconta: "Ho imparato che con la persona in crisi si deve instaurare un rapporto di fiducia. Se mi insulta devo farmi scivolare gli insulti addosso. Se grida, io non cambio tono di voce. Di solito noi interroghiamo, mentre durante la negoziazione dobbiamo ascoltare, non giudicare: il nostro fine è salvare vite umane. E ci vuole pazienza, una enorme pazienza". Ad esempio, per convincere due lavoratori stranieri decisi a giocarsi il tutto per tutto, a non buttarsi da una gru.

"Protestavano perché il loro titolare si rifiutava di saldare alcuni lavori dicendo che erano stati fatti da altri, nonostante gli operai avessero dei documenti che dimostravano il contrario. Giunto sotto la gru, ho subito attivato i colleghi del Gis di Livorno perché ogni intervento si fa sotto la loro supervisione. Come prima azione ho contattato con il cellulare i due operai e ho chiesto loro se avessero bisogno di qualcosa e se stessero bene" racconta Falconi. "Poi mi sono fatto raccontare i motivi della protesta e ho proposto che uno di loro scendesse dalla gru, per verificare insieme quelle carte. È stato un buon inizio, dopo circa 15 minuti un operaio è sceso. L'altro però è rimasto su, era naturale che non si fidassero. La situazione era davvero molto tesa, anche perché non era possibile per i pompieri mettere i teli salvavita sotto la gru". Nove lunghissime ore di trattative. Al centro c'è la vita di un uomo. "Sì, in quel caso ho dovuto usare il megafono. Ma quando finalmente l'operaio ha accettato di scendere si è aperta un'altra fase delicatissima: per riportarlo a terra i vigili del fuoco hanno dovuto imbragarlo. E vincere la sua paura".

Sono i casi felici, quelli in cui la negoziazione ha successo. "E sono tanti, la maggioranza", spiega Massimo Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria e direttore del centro di salute mentale della provincia di Chieti. "La salvezza di chi compie gesti così plateali è quasi sempre proporzionale al suo livello di compromissione psichica. Nelle situazioni dove non c'è una vera volontà suicida, la capacità empatica del mediatore può moltissimo. Quando invece mi sono trovato sul cavalcavia della A14 con Filippone, mi sono reso conto quasi subito che la sua volontà era netta e precisa. Aveva ucciso la moglie e la figlia, voleva morire. Solo il suo istinto di sopravvivenza lo teneva aggrappato a quella grata da cui si è lanciato nel vuoto dopo sette ore".

"Noi psichiatri" aggiunge "ci troviamo quotidianamente in situazioni limite, dove magari un paziente si barrica, minaccia di far saltare la casa, prende in ostaggio i propri familiari. Le nostre uniche armi per salvare tutti si basano sulla capacità di convincere il paziente a desistere dal suo gesto. E per questo ci vogliono pacatezza e sangue freddo. Non a caso le tecniche di negoziazione, che sono nate e sono state codificate negli Stati Uniti, si basano in parte proprio sull'esperienza della psichiatria".

Di Giannantonio accende i riflettori anche su "l'effetto Werther". "Ci sono periodi in cui questi gesti si moltiplicano. Ma la causa è solo parzialmente legata a fattori esterni, sociali, come la crisi economica. No, i gesti estremi aumentano quasi sempre dopo eventi spettacolari, enfatizzati dalla cronaca. Si chiama, appunto, "effetto Werther", ed è l'emulazione della disperazione".

Sul Venerdì 6 luglio 2018