Martin Schulz: “La destra di Salvini vuole la fine dell’Ue, ora mobilitiamoci"
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIQuindici anni dopo lo scontro con Berlusconi, parla l'ex presidente del Parlamento europeo: "Registrare i rom è fascistoide. La sinistra si muova subito. Burke lo diceva: 'Per far vincere il male, è sufficiente che i buoni non facciano nulla'"
BERLINO. Esattamente quindici anni fa, era luglio del 2003, Silvio Berlusconi gli diede del “kapò” nel Parlamento europeo. Martin Schulz sorride, ricordando le sue incalzanti domande all’allora premier italiano sul mandato di cattura internazionale, sulle rogatorie. “Impazzì. Lo avevamo stretto in un angolo”. Certo che l’insulto lo colpì, sostiene l’ex leader della Spd ed ex candidato alla cancelleria. Ma “fu molto più importante che avessimo dimostrato che i politici nazionali non erano responsabili solo davanti ai loro parlamenti, ma anche davanti al Parlamento Ue. Fu un grande momento per la democrazia europea”. In quest’intervista nel suo ufficio del Bundestag, l’ex presidente del Parlamento Ue non usa mezzi termini neanche su chi governa l'Italia oggi e sull’avanzata delle destre in Europa.
Di recente Lei ha sostenuto che l’Europa vive un momento critico. Quali sono le s…
Di recente Lei ha sostenuto che l’Europa vive un momento critico. Quali sono le s…
BERLINO. Esattamente quindici anni fa, era luglio del 2003, Silvio Berlusconi gli diede del “kapò” nel Parlamento europeo. Martin Schulz sorride, ricordando le sue incalzanti domande all’allora premier italiano sul mandato di cattura internazionale, sulle rogatorie. “Impazzì. Lo avevamo stretto in un angolo”. Certo che l’insulto lo colpì, sostiene l’ex leader della Spd ed ex candidato alla cancelleria. Ma “fu molto più importante che avessimo dimostrato che i politici nazionali non erano responsabili solo davanti ai loro parlamenti, ma anche davanti al Parlamento Ue. Fu un grande momento per la democrazia europea”. In quest’intervista nel suo ufficio del Bundestag, l’ex presidente del Parlamento Ue non usa mezzi termini neanche su chi governa l'Italia oggi e sull’avanzata delle destre in Europa.
Di recente Lei ha sostenuto che l’Europa vive un momento critico. Quali sono le sfide principali?
“L’idea europea si compone di tre pilastri: solidarietà, rispetto e dignità. Da anni assistiamo ad una de-solidarizzazione, non solo nella società, ma anche da parte di politici che arrivano al governo propagandandola. In Europa si è sempre messo il rispetto delle singole nazioni, grandi o piccole che fossero, al centro dell’attenzione. Nell’Europa del rispetto reciproco, la Lituania è importante quanto la Germania. Solo così si rispetta la dignità che è il presupposto di ogni democrazia. Il rispetto dell’individuo garantisce una democrazia realizzata. Il rispetto tra le nazioni garantisce la pace. Ma la mancanza di rispetto cui assistiamo ora è un problema fondamentale”.
A cosa pensa in particolare?
“Le campagne di odio populiste contro le minoranze per incassare vittorie di breve respiro che si osservano ora in Italia. E’ quasi fascistoide pensare che il ministro dell’Interno possa voler registrare i Rom in Italia. E’ in atto un imbarbarimento del linguaggio politico, in cui ogni forma di solidarietà, di rispetto e di dignità vengono distrutte. Questo significa la fine della democrazia. Per un certo periodo, è stato un fenomeno marginale. Ma ora è entrato nel cuore delle democrazie parlamentari e dei governi. Ciò è pericoloso”.
I partiti socialdemocratici cosa possono fare?
“Noi forze socialdemocratiche, progressiste, liberali e umanistiche in Europa dobbiamo riconoscere: le destre si sono già organizzate. Siedono ad esempio insieme nel Parlamento europeo. C’è da un pezzo un movimento antieuropeo, di destra. Che significa: autoritario, antidemocratico e populista. E’ indecente come anche nella politica europea ci si scateni con metodi populisti contro le minoranze. E’ indecente come il più grande progetto di pace, la democrazia transnazionale in Europa, sia diventato il capro espiatorio di tutti i problemi”.
Cosa pensa di Matteo Salvini?
“Gente come Matteo Salvini vuole distruggere l’Europa. Sono gli stessi che all’inizio del XX secolo puntavano ad aizzare i popoli gli uni contro gli altri. La retorica antieuropea e la rinazionalizzazione drammatica della politica ci spingeranno nell’abisso. E’ un modo irresponsabile di giocare col fuoco. Purtroppo anche nella retorica dell’estrema sinistra vedo tendenze preoccupanti. Anche in Germania abbiamo un governatore della Baviera, il signor Söder, un populista di destra che persegue questo scopo. Parla della fine del multilateralismo, e in un periodo in cui nulla sarebbe più importante di uno sviluppo del multilateralismo. Nessun Paese da solo ce la farà a combattere da solo i cambiamenti climatici o a competere con gli Stati Uniti, la Russia o la Cina. Chi vuole garantire un benessere vero deve impegnarsi per più cooperazione e non per meno cooperazione! Salvini, Strache, Kurz, Orban e gli altri populisti di destra vogliono far fallire la Ue e ci stanno lavorando insieme. Persone così determinate non possono essere trattate con cautela. Abbiamo bisogno di un deciso movimento che si opponga a loro. Di un’insurrezione della decenza. Chi pensa che la cooperazione tra Stati e nazioni, abbattendo confini, sia stato il meglio che l’umanità del XXI secolo possa produrre, devono organizzare un’opposizione. Ricordiamoci del filosofo Edmund Burke: “Per far vincere il male, è sufficiente che i buoni non facciano nulla”. Dobbiamo mobilitarci, dobbiamo creare un vero movimento proeuropeo di sinistra”.
Macron non ha già cominciato a fare campagna per l’Europa?
“Lui ha dimostrato che può funzionare. Io in Germania ho cercato di dare una risposta nel contratto di coalizione all’iniziativa francese per rivitalizzare l’Europa. Era una novità. Che la Germania riesca finalmente a dire che vuole difendere il progetto europeo. Se la Germania e la Francia si uniscono per difendere la democrazia transnazionale, è un segnale forte. dal punto di vista economico, questi due Paesi costituiscono il 50% dell’eurozona. Ma singole persone non bastano, abbiamo bisogno di partiti, di interi governi che si oppongano alle destre. Si può dire di Macron ciò che si vuole, ma ha un canone di valori europei. Ha parlato di ‘sovranità europea’, e in nessun Paese la sovranità è più sacra che in Francia”.
Insomma, sui profughi non è stato molto solidale.
“E’ un politico abile di centro, un labile liberale. Pensa in modo tattico. Sa che i giovani francesi si aspettano da un giovane presidente che sia pro-europeo. E’ coraggioso. Risponde a Trump. Richiama l’ambasciatore dall’Ungheria perché ha elogiato Orban. La differenza con Merkel è che lei è campionessa mondiale dell’incirca. Ma adesso abbiamo bisogno, in Germania, di qualcuno che dica: l’Europa è la nostra ragion di Stato e la ragion di Stato è priorità assoluta come lo fu all’epoca la Nato".
Originariamente il vertice della scorsa settimana doveva essere quello della nuova partenza dell’Europa. E’ andata così?
“Assolutamente no, ma la politica è questione di rapporti di forza. E chi ha aiutato Merkel dai guai, sui profughi? Macron, Sánchez, Costa, gli europeisti più convinti. Purtroppo i socialdemocratici filoeuropeisti non hanno la maggioranza a Brussel. Lo spirito dei demolitori antieuropei che hanno spinto Merkel in quella posizione, ora si vedrà. E il mio partito deve combatterlo. Il capitolo ‘Per un nuovo inizio in Europa’ non può significare la fine dell’Europa”.
L’accordo tra Merkel e Seehofer contiene qualcosa del contratto di governo?
“E’ un accordo nato per gli attacchi egomaniacali del signor Seehofer e la rabbia testosteronica del signor Söder. Noi abbiamo già rifiutato l’idea dei ‘centri di transito’ nel 2015 perché non volevamo che esseri umani che cercavano protezione finissero in prigione. E’ una questione di principio. E io penso anche che non bisognerebbe mettere in discussione la libertà di movimento in Europa e portare avanti la riforma di Dublino. Tenendo sempre presente la solidarietà”.
Ma l’accordo non è una rigidissima applicazione di Schengen?
“E’ un compromesso pieno di punti oscuri. Merkel sostiene di essersi imposta con una soluzione europea. Ma se si parla solo della frontiera con l’Austria, non può essere molto vero. Soprattutto, se l’Austria poche ore dopo lo rigetta. E Kurs, il presunto amico di Seehofer, dice: respingimenti? Non con noi. Ridicolo. Insomma, penso che il compromesso non sia sostenibile. Per tre settimane due partiti conservatori hanno offerto uno spettacolo indegno al mondo intero per poi mettersi d’accordo su un compromesso di cui tutti sanno che non lo è”.
E quanto è realistico un accordo tra Cdu e Csu senza un’intesa con l’Italia?
“Appunto. Perciò ci dovremo lavorare. Ma dovremo anche riformare Dublino. Un anno fa venni come candidato cancelliere in Italia. Prima di partire, Enrico Letta mi aveva avvertito che anche se anche i flussi dei profughi erano diminuiti e il dibattito si stava calmando in Germania, in Italia il rischio di un arrivo della Lega o dei Cinquestelle al governo era da prendere sul serio. Mi disse che dovevamo aiutare l’Italia. Io lo presi sul serio, dissi allora che bisognava aiutare l’Italia, avvertii che rischiavamo un rafforzamento delle destre. Quello che è successo in Italia era totalmente prevedibile. Credo che con un governo Gentiloni sarebbe stato più semplice fare accordi che con un governo Conte agli ordini di Di Maio e Salvini. Tuttavia, finché questo accordo non c’è, anche l’intesa tra Merkel e Seehofer è irrealistica”.
La cancelliera è ancora in grado di fare una politica europea?
“L’àncora del governo tedesco, la forza più europeista in Germania è la Spd. Siamo il partito che in Europa si è sempre sentito una responsabilità internazionale e non solo nazionale. Se Merkel ci accompagna su questo percorso, è forte. Se si continua a farsi intimidire dalla Csu, non lo è”.
L’ultimo vertice europeo e l’accordo Merkel-Seehofer sono sembrati una pietra tombale sul “merkelismo”, sul gesto di solidarietà del 2015, sulla “politica delle porte aperte”.
“Nel 2015 l’intera Germania ha compiuto un gesto di solidarietà enorme. Cittadini, ong, le organizzazioni caritatevoli, le associazioni e le imprese. Mi rifiuto di chiamarlo ‘merkelismo’. Angela Merkel ha compiuto una scelta giusta e umana, nell’autunno del 2015. Ma la solidarietà l’hanno mostrata i tedeschi. Inoltre quell’anno è stato un’eccezione irripetibile per chiunque. Ma anche il problema dei profughi non è più solo italiano o tedesco, è una sfida per l’Europa intera”.
Perché i populisti vincono la battaglia delle idee?
“Viviamo in tempi di cambiamenti multipolari: il mondo è meno trasparente, più pericoloso. Colossi del web hanno quasi più poteri di singole nazioni. E’ normale che i cittadini bramino più sicurezza e semplicità. E Trump, Salvini e gli altri populisti dipingono il mondo in bianco e nero e trovano sempre un capro espiatorio per ogni problema. Bisogna opporre a questi semplificatori l’idea che il mondo è complesso e ha bisogno di risposte che ne tengano conto”.
I socialdemocratici sono in tutta Europa in una crisi profonda. Gli operai, i poveri, ma ormai anche il ceto medio vota a destra. Cosa fare per riconquistarli?
“E’ una domanda complessa. E’ vero, c’è una crisi della socialdemocrazia europea. Ha ragione, abbiamo perso elezioni, molti elettori. Ma non ovunque. In Svezia, in Portogallo le abbiamo vinte; in Danimarca i socialdemocratici sono il maggiore partito. E non è escluso che il prossimo premier si chiami Jeremy Corbin, nel Regno Unito. In Spagna Pedro Sanchez governa un esecutivo di minoranza ma penso che alle prossime elezioni potrebbe guadagnare più voti. Anche i socialisti francesi sono al 15-16 %. Insomma, non va così male! E prendiamo il portoghese Costa. Lui dice: il popolo ha fatto tanti sacrifici, ora che l’economia va meglio, è arrivato il momento di aumentare le pensioni, gli stipendi, garantire un servizio sanitario migliore. E la destra grida allo scandalo: redistribuzione! Certo che lo è, risponde Costa. Ma negli ultimi dieci anni l’abbiamo vista al contrario, dal basso verso l’alto. E’ arrivato il tempo di fare il contrario. Questa è politica socialdemocratica. Questo vuol dire guadagnare fiducia!”.
Quanto la preoccupa la situazione in Italia?
“Un governo Gentiloni ci avrebbe consentito di affrontare meglio le sfide europee. Salvini sparge odio, divide e polarizza continuamente. E’ molto più difficile lavorare con lui. Ma sono convinto che anche il governo Conte capirà che l’Italia è intimamente intrecciata con l’Unione europea, economicamente e politicamente, che non può rischiare la rottura. Sono fiducioso che faranno compromessi”.
Anche sui profughi?
“Se l’Italia vuole che altri Paesi si prendano volontariamente dei profughi, deve mostrare disponibilità al compromesso. E poi non penso che si debba credere a ogni parola di Salvini”.
Di recente Lei ha sostenuto che l’Europa vive un momento critico. Quali sono le sfide principali?
“L’idea europea si compone di tre pilastri: solidarietà, rispetto e dignità. Da anni assistiamo ad una de-solidarizzazione, non solo nella società, ma anche da parte di politici che arrivano al governo propagandandola. In Europa si è sempre messo il rispetto delle singole nazioni, grandi o piccole che fossero, al centro dell’attenzione. Nell’Europa del rispetto reciproco, la Lituania è importante quanto la Germania. Solo così si rispetta la dignità che è il presupposto di ogni democrazia. Il rispetto dell’individuo garantisce una democrazia realizzata. Il rispetto tra le nazioni garantisce la pace. Ma la mancanza di rispetto cui assistiamo ora è un problema fondamentale”.
A cosa pensa in particolare?
“Le campagne di odio populiste contro le minoranze per incassare vittorie di breve respiro che si osservano ora in Italia. E’ quasi fascistoide pensare che il ministro dell’Interno possa voler registrare i Rom in Italia. E’ in atto un imbarbarimento del linguaggio politico, in cui ogni forma di solidarietà, di rispetto e di dignità vengono distrutte. Questo significa la fine della democrazia. Per un certo periodo, è stato un fenomeno marginale. Ma ora è entrato nel cuore delle democrazie parlamentari e dei governi. Ciò è pericoloso”.
I partiti socialdemocratici cosa possono fare?
“Noi forze socialdemocratiche, progressiste, liberali e umanistiche in Europa dobbiamo riconoscere: le destre si sono già organizzate. Siedono ad esempio insieme nel Parlamento europeo. C’è da un pezzo un movimento antieuropeo, di destra. Che significa: autoritario, antidemocratico e populista. E’ indecente come anche nella politica europea ci si scateni con metodi populisti contro le minoranze. E’ indecente come il più grande progetto di pace, la democrazia transnazionale in Europa, sia diventato il capro espiatorio di tutti i problemi”.
Cosa pensa di Matteo Salvini?
“Gente come Matteo Salvini vuole distruggere l’Europa. Sono gli stessi che all’inizio del XX secolo puntavano ad aizzare i popoli gli uni contro gli altri. La retorica antieuropea e la rinazionalizzazione drammatica della politica ci spingeranno nell’abisso. E’ un modo irresponsabile di giocare col fuoco. Purtroppo anche nella retorica dell’estrema sinistra vedo tendenze preoccupanti. Anche in Germania abbiamo un governatore della Baviera, il signor Söder, un populista di destra che persegue questo scopo. Parla della fine del multilateralismo, e in un periodo in cui nulla sarebbe più importante di uno sviluppo del multilateralismo. Nessun Paese da solo ce la farà a combattere da solo i cambiamenti climatici o a competere con gli Stati Uniti, la Russia o la Cina. Chi vuole garantire un benessere vero deve impegnarsi per più cooperazione e non per meno cooperazione! Salvini, Strache, Kurz, Orban e gli altri populisti di destra vogliono far fallire la Ue e ci stanno lavorando insieme. Persone così determinate non possono essere trattate con cautela. Abbiamo bisogno di un deciso movimento che si opponga a loro. Di un’insurrezione della decenza. Chi pensa che la cooperazione tra Stati e nazioni, abbattendo confini, sia stato il meglio che l’umanità del XXI secolo possa produrre, devono organizzare un’opposizione. Ricordiamoci del filosofo Edmund Burke: “Per far vincere il male, è sufficiente che i buoni non facciano nulla”. Dobbiamo mobilitarci, dobbiamo creare un vero movimento proeuropeo di sinistra”.
Macron non ha già cominciato a fare campagna per l’Europa?
“Lui ha dimostrato che può funzionare. Io in Germania ho cercato di dare una risposta nel contratto di coalizione all’iniziativa francese per rivitalizzare l’Europa. Era una novità. Che la Germania riesca finalmente a dire che vuole difendere il progetto europeo. Se la Germania e la Francia si uniscono per difendere la democrazia transnazionale, è un segnale forte. dal punto di vista economico, questi due Paesi costituiscono il 50% dell’eurozona. Ma singole persone non bastano, abbiamo bisogno di partiti, di interi governi che si oppongano alle destre. Si può dire di Macron ciò che si vuole, ma ha un canone di valori europei. Ha parlato di ‘sovranità europea’, e in nessun Paese la sovranità è più sacra che in Francia”.
Insomma, sui profughi non è stato molto solidale.
“E’ un politico abile di centro, un labile liberale. Pensa in modo tattico. Sa che i giovani francesi si aspettano da un giovane presidente che sia pro-europeo. E’ coraggioso. Risponde a Trump. Richiama l’ambasciatore dall’Ungheria perché ha elogiato Orban. La differenza con Merkel è che lei è campionessa mondiale dell’incirca. Ma adesso abbiamo bisogno, in Germania, di qualcuno che dica: l’Europa è la nostra ragion di Stato e la ragion di Stato è priorità assoluta come lo fu all’epoca la Nato".
Originariamente il vertice della scorsa settimana doveva essere quello della nuova partenza dell’Europa. E’ andata così?
“Assolutamente no, ma la politica è questione di rapporti di forza. E chi ha aiutato Merkel dai guai, sui profughi? Macron, Sánchez, Costa, gli europeisti più convinti. Purtroppo i socialdemocratici filoeuropeisti non hanno la maggioranza a Brussel. Lo spirito dei demolitori antieuropei che hanno spinto Merkel in quella posizione, ora si vedrà. E il mio partito deve combatterlo. Il capitolo ‘Per un nuovo inizio in Europa’ non può significare la fine dell’Europa”.
L’accordo tra Merkel e Seehofer contiene qualcosa del contratto di governo?
“E’ un accordo nato per gli attacchi egomaniacali del signor Seehofer e la rabbia testosteronica del signor Söder. Noi abbiamo già rifiutato l’idea dei ‘centri di transito’ nel 2015 perché non volevamo che esseri umani che cercavano protezione finissero in prigione. E’ una questione di principio. E io penso anche che non bisognerebbe mettere in discussione la libertà di movimento in Europa e portare avanti la riforma di Dublino. Tenendo sempre presente la solidarietà”.
Ma l’accordo non è una rigidissima applicazione di Schengen?
“E’ un compromesso pieno di punti oscuri. Merkel sostiene di essersi imposta con una soluzione europea. Ma se si parla solo della frontiera con l’Austria, non può essere molto vero. Soprattutto, se l’Austria poche ore dopo lo rigetta. E Kurs, il presunto amico di Seehofer, dice: respingimenti? Non con noi. Ridicolo. Insomma, penso che il compromesso non sia sostenibile. Per tre settimane due partiti conservatori hanno offerto uno spettacolo indegno al mondo intero per poi mettersi d’accordo su un compromesso di cui tutti sanno che non lo è”.
E quanto è realistico un accordo tra Cdu e Csu senza un’intesa con l’Italia?
“Appunto. Perciò ci dovremo lavorare. Ma dovremo anche riformare Dublino. Un anno fa venni come candidato cancelliere in Italia. Prima di partire, Enrico Letta mi aveva avvertito che anche se anche i flussi dei profughi erano diminuiti e il dibattito si stava calmando in Germania, in Italia il rischio di un arrivo della Lega o dei Cinquestelle al governo era da prendere sul serio. Mi disse che dovevamo aiutare l’Italia. Io lo presi sul serio, dissi allora che bisognava aiutare l’Italia, avvertii che rischiavamo un rafforzamento delle destre. Quello che è successo in Italia era totalmente prevedibile. Credo che con un governo Gentiloni sarebbe stato più semplice fare accordi che con un governo Conte agli ordini di Di Maio e Salvini. Tuttavia, finché questo accordo non c’è, anche l’intesa tra Merkel e Seehofer è irrealistica”.
La cancelliera è ancora in grado di fare una politica europea?
“L’àncora del governo tedesco, la forza più europeista in Germania è la Spd. Siamo il partito che in Europa si è sempre sentito una responsabilità internazionale e non solo nazionale. Se Merkel ci accompagna su questo percorso, è forte. Se si continua a farsi intimidire dalla Csu, non lo è”.
L’ultimo vertice europeo e l’accordo Merkel-Seehofer sono sembrati una pietra tombale sul “merkelismo”, sul gesto di solidarietà del 2015, sulla “politica delle porte aperte”.
“Nel 2015 l’intera Germania ha compiuto un gesto di solidarietà enorme. Cittadini, ong, le organizzazioni caritatevoli, le associazioni e le imprese. Mi rifiuto di chiamarlo ‘merkelismo’. Angela Merkel ha compiuto una scelta giusta e umana, nell’autunno del 2015. Ma la solidarietà l’hanno mostrata i tedeschi. Inoltre quell’anno è stato un’eccezione irripetibile per chiunque. Ma anche il problema dei profughi non è più solo italiano o tedesco, è una sfida per l’Europa intera”.
Perché i populisti vincono la battaglia delle idee?
“Viviamo in tempi di cambiamenti multipolari: il mondo è meno trasparente, più pericoloso. Colossi del web hanno quasi più poteri di singole nazioni. E’ normale che i cittadini bramino più sicurezza e semplicità. E Trump, Salvini e gli altri populisti dipingono il mondo in bianco e nero e trovano sempre un capro espiatorio per ogni problema. Bisogna opporre a questi semplificatori l’idea che il mondo è complesso e ha bisogno di risposte che ne tengano conto”.
I socialdemocratici sono in tutta Europa in una crisi profonda. Gli operai, i poveri, ma ormai anche il ceto medio vota a destra. Cosa fare per riconquistarli?
“E’ una domanda complessa. E’ vero, c’è una crisi della socialdemocrazia europea. Ha ragione, abbiamo perso elezioni, molti elettori. Ma non ovunque. In Svezia, in Portogallo le abbiamo vinte; in Danimarca i socialdemocratici sono il maggiore partito. E non è escluso che il prossimo premier si chiami Jeremy Corbin, nel Regno Unito. In Spagna Pedro Sanchez governa un esecutivo di minoranza ma penso che alle prossime elezioni potrebbe guadagnare più voti. Anche i socialisti francesi sono al 15-16 %. Insomma, non va così male! E prendiamo il portoghese Costa. Lui dice: il popolo ha fatto tanti sacrifici, ora che l’economia va meglio, è arrivato il momento di aumentare le pensioni, gli stipendi, garantire un servizio sanitario migliore. E la destra grida allo scandalo: redistribuzione! Certo che lo è, risponde Costa. Ma negli ultimi dieci anni l’abbiamo vista al contrario, dal basso verso l’alto. E’ arrivato il tempo di fare il contrario. Questa è politica socialdemocratica. Questo vuol dire guadagnare fiducia!”.
Quanto la preoccupa la situazione in Italia?
“Un governo Gentiloni ci avrebbe consentito di affrontare meglio le sfide europee. Salvini sparge odio, divide e polarizza continuamente. E’ molto più difficile lavorare con lui. Ma sono convinto che anche il governo Conte capirà che l’Italia è intimamente intrecciata con l’Unione europea, economicamente e politicamente, che non può rischiare la rottura. Sono fiducioso che faranno compromessi”.
Anche sui profughi?
“Se l’Italia vuole che altri Paesi si prendano volontariamente dei profughi, deve mostrare disponibilità al compromesso. E poi non penso che si debba credere a ogni parola di Salvini”.