Con Valeria sul ring per l'ultima volta: “E adesso vivrò anche per Fabo”
Brunella Giovara , di BRUNELLA GIOVARAAl Teatro Principe di Milano l'addio al pugilato di Valeria Imbrogno, compagna di dj Fabo, morto con il suicidio assistito in Svizzera
MILANO. Valeria, cioè Fox, "nelle mani la dinamite, nella mente la furbizia". E la firma, di uno che non c'è più: Fabo, anzi Fabo!!, così sta scritto nel grande cartello affacciato sul ring del Teatro Principe, dove è salita per l'ultima volta Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano Antoniano, o anche dj Fabo. E ora Valeria è libera, libera, e va serena verso la sua vita nuova, perché tra le innumerevoli porte che ci si trova a dover chiudere, Valeria ne ha sbarrata una importante, ancora un combattimento da professionista, e poi mai più. Una scelta di libertà, cruciale nella sua esistenza come quella fatta in coppia con un uomo che ha molto amato e forse ama ancora. Dopo tentativi falliti di cure, dopo anni di speranze e infine di rassegnazione alla diagnosi, infine ha deciso di lasciarlo andare e lo ha accompagnato in una clinica svizzera dove lui è morto grazie al suicidio assistito.
Succedeva un…
Succedeva un…
MILANO. Valeria, cioè Fox, "nelle mani la dinamite, nella mente la furbizia". E la firma, di uno che non c'è più: Fabo, anzi Fabo!!, così sta scritto nel grande cartello affacciato sul ring del Teatro Principe, dove è salita per l'ultima volta Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano Antoniano, o anche dj Fabo. E ora Valeria è libera, libera, e va serena verso la sua vita nuova, perché tra le innumerevoli porte che ci si trova a dover chiudere, Valeria ne ha sbarrata una importante, ancora un combattimento da professionista, e poi mai più. Una scelta di libertà, cruciale nella sua esistenza come quella fatta in coppia con un uomo che ha molto amato e forse ama ancora. Dopo tentativi falliti di cure, dopo anni di speranze e infine di rassegnazione alla diagnosi, infine ha deciso di lasciarlo andare e lo ha accompagnato in una clinica svizzera dove lui è morto grazie al suicidio assistito.
Succedeva un anno e 4 mesi fa, il 27 febbraio 2017, a Forch, vicino a Zurigo. Una storia importante, prima solo privata e poi pubblica, con una battaglia anche mediatica per il biotestamento e il diritto - per tutti - di poter scegliere una morte dignitosa. "Mi aveva chiesto di ricominciare a vivere, mi aveva chiesto di non star male per me e per noi, ma di vivere due volte. Cioè di vivere io quello che lui non poteva più vivere", ha detto Valeria, che ha 38 anni e la categoria dei minimosca, ed eccola qua, nel Teatro sotterraneo dove sono appese le foto dei grandi, pareti rosse e nere, prima tre incontri tra dilettanti, poi i professionisti uomini, infine lei, a combattere contro Judith Hacbold, incontro di dieci riprese iniziato alle 22.30 e finito non importa come, ma c'erano solo posti in piedi, la cosa più importante era rendere omaggio a lei, che ha salito i quattro scalini che portano al ring sotto gli occhi della mamma, e anche quelli di Marco Cappato, che ha accompagnato Fabiano a morire e perciò è finito sotto processo (attualmente in Corte Costituzionale), "Valeria è una donna di coraggio, come anche Fabo. Una scelta fatta alla luce del sole, la loro".
Valeria ha una storia dove la parola libertà è fondante, e sa che per sentirsi liberi certe volte bisogna fare sacrifici che sembrano castighi. Infatti il libro che ha scritto con Simona Voglino Levy, moglie di Marco Cappato, si intitola "Prometto di perderti", e significa l'impegno a non barare con la persona che si ama, come lei ha fatto, dopo anche qualche piccolo tentativo di imbroglio sulle vere condizioni del compagno, fatto d'intesa con la madre di Fabiano, Carmen Carollo. Così, nel titolo c'è "la parola prometto perché per noi la promessa era importante, per me moltissimo". E con quella promessa sulle spalle, si è avviata sulla strada che porta in Svizzera, con lui che le diceva "mi stai liberando un'altra volta", detta un minuto prima di affrontare un viaggio faticoso, e definitivo.
C'era stata quindi un'altra liberazione, perché prima di diventare dj Fabiano "faceva un lavoro in giacca e cravatta", e dopo aver incontrato Valeria aveva lasciato tutto, persino Milano, ed erano andati in India. A Goa aveva cominciato a fare il dj, una second life di tutto rispetto, peccato che poi sia arrivata la terza. Un pezzo lungo di vita insieme, in cui "ci sono state fasi difficili, ci siamo presi anche a botte", e stupisce che a uno venga voglia di menarsi con un tipo così, che ha la boxe nel cuore, e soprattutto nelle mani.
Poi ci sono stati momenti belli, e ora che "siamo liberi per sempre", ci sono "tanti progetti, a cominciare dall'India, dove tornerò di sicuro", e il progetto "Pugni chiusi" nel carcere di Bollate, dove ha avuto come sparring partner due detenuti, Sabe e Mattia, suoi discepoli nella boxe. E il lavoro da psicologa, tutto è stato utile per superare quello che ormai può dire di aver superato, compresa questo pugilato fatto di "tenacia e pazienza", che l'ha spinta avanti, nel "match lungo che io e Fabiano abbiamo affrontato". Ora, un'altra promessa mantenuta. "ancora questo incontro, poi smetto", dopodiché se ne è andata tra applausi, urla e fischi, un'altra porta chiusa senza rimpianti e, avendo promesso, è difficile tornare indietro.
Succedeva un anno e 4 mesi fa, il 27 febbraio 2017, a Forch, vicino a Zurigo. Una storia importante, prima solo privata e poi pubblica, con una battaglia anche mediatica per il biotestamento e il diritto - per tutti - di poter scegliere una morte dignitosa. "Mi aveva chiesto di ricominciare a vivere, mi aveva chiesto di non star male per me e per noi, ma di vivere due volte. Cioè di vivere io quello che lui non poteva più vivere", ha detto Valeria, che ha 38 anni e la categoria dei minimosca, ed eccola qua, nel Teatro sotterraneo dove sono appese le foto dei grandi, pareti rosse e nere, prima tre incontri tra dilettanti, poi i professionisti uomini, infine lei, a combattere contro Judith Hacbold, incontro di dieci riprese iniziato alle 22.30 e finito non importa come, ma c'erano solo posti in piedi, la cosa più importante era rendere omaggio a lei, che ha salito i quattro scalini che portano al ring sotto gli occhi della mamma, e anche quelli di Marco Cappato, che ha accompagnato Fabiano a morire e perciò è finito sotto processo (attualmente in Corte Costituzionale), "Valeria è una donna di coraggio, come anche Fabo. Una scelta fatta alla luce del sole, la loro".
Valeria ha una storia dove la parola libertà è fondante, e sa che per sentirsi liberi certe volte bisogna fare sacrifici che sembrano castighi. Infatti il libro che ha scritto con Simona Voglino Levy, moglie di Marco Cappato, si intitola "Prometto di perderti", e significa l'impegno a non barare con la persona che si ama, come lei ha fatto, dopo anche qualche piccolo tentativo di imbroglio sulle vere condizioni del compagno, fatto d'intesa con la madre di Fabiano, Carmen Carollo. Così, nel titolo c'è "la parola prometto perché per noi la promessa era importante, per me moltissimo". E con quella promessa sulle spalle, si è avviata sulla strada che porta in Svizzera, con lui che le diceva "mi stai liberando un'altra volta", detta un minuto prima di affrontare un viaggio faticoso, e definitivo.
C'era stata quindi un'altra liberazione, perché prima di diventare dj Fabiano "faceva un lavoro in giacca e cravatta", e dopo aver incontrato Valeria aveva lasciato tutto, persino Milano, ed erano andati in India. A Goa aveva cominciato a fare il dj, una second life di tutto rispetto, peccato che poi sia arrivata la terza. Un pezzo lungo di vita insieme, in cui "ci sono state fasi difficili, ci siamo presi anche a botte", e stupisce che a uno venga voglia di menarsi con un tipo così, che ha la boxe nel cuore, e soprattutto nelle mani.
Poi ci sono stati momenti belli, e ora che "siamo liberi per sempre", ci sono "tanti progetti, a cominciare dall'India, dove tornerò di sicuro", e il progetto "Pugni chiusi" nel carcere di Bollate, dove ha avuto come sparring partner due detenuti, Sabe e Mattia, suoi discepoli nella boxe. E il lavoro da psicologa, tutto è stato utile per superare quello che ormai può dire di aver superato, compresa questo pugilato fatto di "tenacia e pazienza", che l'ha spinta avanti, nel "match lungo che io e Fabiano abbiamo affrontato". Ora, un'altra promessa mantenuta. "ancora questo incontro, poi smetto", dopodiché se ne è andata tra applausi, urla e fischi, un'altra porta chiusa senza rimpianti e, avendo promesso, è difficile tornare indietro.