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Da Portofino a Procida stop al trekking in ciabatte

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I Comuni corrono ai ripari con ordinanze e multe per fermare i turisti non attrezzati
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Ci sono i cartelli all'imbocco del sentiero e le informazioni dettagliate sul sito internet, con il pittogramma chiaro delle infradito sbarrate da una bella linea rossa. Eppure, il turista in ciabatte spesso si ferma soltanto dopo ore di cammino, quando lo coglie il panico di non riuscire ad andare avanti né indietro, o, ancora peggio, quando gli capita un incidente. Le richieste di aiuto durante escursioni sui percorsi alle spalle di località balneari sono aumentate e gli esperti del soccorso sono esasperati.

Accade soprattutto sui sentieri che partono dai borghi sulle spiagge, in Liguria alle Cinque terre, sul Sentiero degli Dei nella Costiera amalfitana in Campania, sui rilievi del Gennargentu che degradano verso il mare della costa Est della Sardegna. "Partono in copricostume e infradito - racconta Maurizio Cattani, referente della rete sentieristica della Regione Liguria e consigliere nazionale del Club alpino italiano - convinti di fare una passeggiata co…
Ci sono i cartelli all'imbocco del sentiero e le informazioni dettagliate sul sito internet, con il pittogramma chiaro delle infradito sbarrate da una bella linea rossa. Eppure, il turista in ciabatte spesso si ferma soltanto dopo ore di cammino, quando lo coglie il panico di non riuscire ad andare avanti né indietro, o, ancora peggio, quando gli capita un incidente. Le richieste di aiuto durante escursioni sui percorsi alle spalle di località balneari sono aumentate e gli esperti del soccorso sono esasperati.

Accade soprattutto sui sentieri che partono dai borghi sulle spiagge, in Liguria alle Cinque terre, sul Sentiero degli Dei nella Costiera amalfitana in Campania, sui rilievi del Gennargentu che degradano verso il mare della costa Est della Sardegna. "Partono in copricostume e infradito - racconta Maurizio Cattani, referente della rete sentieristica della Regione Liguria e consigliere nazionale del Club alpino italiano - convinti di fare una passeggiata come se fossero in spiaggia. Non si informano, non leggono nulla sull'ambiente in cui si troveranno e così li dobbiamo recuperare quando con le ciabatte ai piedi non riescono a superare alcuni tratti più impervi, o sono sfiniti per la fatica di un'escursione molto più lunga del previsto".

Le autorità corrono ai ripari, non soltanto scrivendo con chiarezza nei depliant per pubblicizzare le escursioni autorizzate che non sono ammessi partecipanti senza un abbigliamento adatto. Alle Cinque terre gli addetti del Cai presidiano i sentieri, cercando di bloccare i turisti ciabattoni. "Alcuni apprezzano, capiscono e tornano indietro - racconta Cattani - altri rispondono secchi: "vado benissimo così". Qualche giorno fa abbiamo dovuto convincere una signora incinta e il marito, con sulle spalle un bambino di due anni, che non era il caso di affrontare il sentiero da Monterosso a Vernazza".

È un fenomeno in aumento negli ultimi anni tra gli italiani (gli stranieri sono in genere più attrezzati) e gli enti che ora stentano a bloccarlo hanno una parte di responsabilità. "Dipende tutto da come si fa informazione - spiega Cattani - Negli anni scorsi i borghi marinari hanno promosso le località dell'interno per delocalizzare e cercare di orientare i flussi turistici. L'escursionismo ha avuto un vero e proprio picco, nelle Cinque terre registriamo un aumento del 25 per cento nei primi mesi del 2018. Una massa di persone che sa poco o nulla di trekking si è riversata sui sentieri". La responsabilità di una corretta informazione, secondo l'esperto, non può però ricadere soltanto sulle amministrazioni. "Sui media si magnificano le bellezze dei panorami, ma di rado si danno indicazioni sulle difficoltà dei percorsi e sulla loro accessibilità. Nei negozi specializzati non si preoccupano di spiegare che per affrontare un certo cammino non vanno bene calzature poco diverse da un sandalo".

Così il turista in ciabatte non preoccupa soltanto vicino al mare. Nei giorni scorsi la sindaca di Fregona, in provincia di Treviso, ha firmato un'ordinanza per vietare l'accesso alle Grotte del Caglieron "a chi indossa infradito e tacchi a spillo", pena una multa di 516 euro. Perché il problema sono anche i costi, come da tempo lamentano i responsabili degli elisoccorso, stufi di recuperare escursionisti in ciabatte o con i tacchi perfino sui monti della Val Gardena.