Cronaca

Migranti, ecco perché è scattato il fermo per i due della Vos Thalassa

Lo sbarco dalla nave Diciotti dei migranti della Vos Thalassa
Lo sbarco dalla nave Diciotti dei migranti della Vos Thalassa  (ansa)
Il comandante una volta ricevuto l'ordine di consegnare i 67 ai libici aveva assunto la veste di pubblico ufficiale. Ad aggravare il quadro, le testimonianze degli altri soccorsi
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Alla fine i due indagati della Vos Thalassa sono finiti in manette. Le testimonianze degli altri migranti soccorsi dal rimorchiatore di guardia a una piattaforma petrolifera nel Mediterraneo hanno aggravato la posizione dei due che erano già stati individuati come i capi della "ribellione" che di fatto lunedì hanno costretto il comandante della Vos Thalassa, che li stava riconsegnando ai libici, a invertire la rotta e tornare verso nord. Le testimonianze dei compagni di viaggio ascoltati nell'hotspot di Milo dagli uomini della squadra mobile di Trapani e dello Sco hanno disegnato un quadro ben più grave.

E cosi, valutati tutti gli elementi il procuratore Alfredo Morvillo ha emesso un provvedimento di fermo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico del sudanese Bichara Ibrahim Tijani e del ghanese Ibrahim Amos. Oltre al reato di violenza privata per il quale erano subito stati indagati a piede libero, ora i due devono anche rispondere di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale aggravati e continuati. I due sono anche accusato di concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

A mutare il quadro è stato l'accertamento della circostanza che il comandante della nave aveva ricevuto dalla società armatrice l'ordine di consegnare i migranti a una motovedetta libica che però non aveva carburante sufficiente per andarseli a prendere. Per questo la Vroon proprietaria della Vos Thalassa, aveva ordinato al comandante di puntare verso sud e andare incontro alla guardia costiera libica.
 
Quando i migranti si sono accorti del cambio di rotta sono iniziati i disordini a bordo fomentati dai due indagati che hanno spinto almeno una ventina di persone ad accerchiare il primo ufficiale e un marinaio e minacciare il comandante che, in quel momento, con il compito di portare i migranti indietro, per la legge, aveva assunto la veste di pubblico ufficiale. Le minacce nei suoi confronti e la costrizione a cambiare la rotta hanno consentito ai magistrati la formulazione di un reato più grave che ha portato al fermo.