Cronaca

(ansa)

Cattaneo: “Penso tutte le notti al ladro che ho ucciso in casa mia. Non si dovrebbe sparare”

L'oste di Cugnano, provincia di Lodi, nella notte del 10 marzo 2017 sparò al culmine di una colluttazione con dei rapinatori

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Mario Cattaneo è l'oste dell'Osteria dei Amis di Gugnano (Lodi) che nella notte del 10 marzo 2017, svegliato dall'allarme che suonava dopo l'irruzione di una banda di ladri, sparò al culmine di una colluttazione con uno di loro che tentava di disarmarlo. Uno dei ladri in fuga, Petre Marin Ungureanu, 32 anni, romeno, fu centrato alla schiena. Cattaneo, 69 anni, è stato rinviato a giudizio per eccesso colposo di legittima difesa. L'udienza è fissata per il prossimo 26 settembre.

Cattaneo, ora c'è in discussione una legge che amplia le fattispecie della legittima difesa. Lei cosa pensa ricordando la tragedia di quella notte?
"La violenza è meglio evitarla ed è meglio evitare le armi. Io sono appassionato di caccia, ma la violenza è la cosa peggiore che possa capitare, e sparare è l'ultima cosa che si arriverebbe a pensare di fare. Io non volevo sparare un colpo. Anche altre volte erano entrati dei ladri, ma con l'allarme erano scappati".

Ma lei perché è andato incontro ai ladri?
"Per evitare che salissero al piano di sopra. C'era la mia famiglia che dormiva. Sì, uno potrebbe stare lì fermo e aspettare che succeda quello che deve succedere e che se ne vadano, e poi? Io non ce l'ho fatta. Vengono in mente le bande che cercano la cassaforte e non la trovano e poi picchiano e legano le famiglie. Ho pensato: mi vedono e scappano. L'ho fatto per proteggere la mia famiglia e i miei nipotini, due gemellini di due mesi e un bimbo di due anni. C'è stata una colluttazione e il colpo che è partito poteva colpire chiunque, anche me. Oppure nessuno, che sarebbe stato meglio".

Questa è la sua versione, che sarà verificata in tribunale. Ora come sta?
"Lavoro, tiro a campare qui con la mia famiglia. Ma è una specie di agonia. Sono stanco di questa attesa, vedo una vicenda che non finisce mai. Ci penso di notte e non dormo più. Mi è successa questa cosa, sono accusato in pratica di aver difeso la mia famiglia".

Per la verità l'accusa è di aver ucciso quell'uomo.
"Ci penso, certo che ci penso. Ma non è stata colpa mia, io proprio non volevo che succedesse. Mi dispiace tantissimo per la giovane vita di quel ragazzo che è stata stroncata, però poteva succedere anche a me: durante la colluttazione, il colpo che è partito mentre tentavano di prendermi il fucile poteva arrivare a me".

Lei però avrà premuto il grilletto.
"Non ricordo se l'ho premuto. Io sono stato aggredito sull'uscio della porta mentre la stavo aprendo. L'uomo che mi trascinava teneva la canna del fucile, lì è partito il colpo che è andato a finire addosso a un altro che era là vicino. Sapevo che avrebbero potuto rivolgere il fucile contro di me e che c'era ancora un colpo dentro. Dopo un po' mi ha abbandonato".

Lei si è accorto che uno di loro era stato colpito alla schiena?
"Ho capito dopo che uno di loro era morto, al pronto soccorso quando i carabinieri mi hanno piantonato. Allora mi sono reso conto che era successo qualcosa di più grave".

Quando l'allarme è suonato, lei cosa ha pensato?
"A rumori da scasso. Ti trovi in un incubo, cerchi di mettere a fuoco quello che sta succedendo. Sono attimi di terrore, ti guida l'istinto, non c'è tempo di ragionare nè di telefonare al 113".

Però l'istinto può portare a tragedie. Lei ora teme di essere condannato?
"Se i giudici ragionano, non vedo alternativa all'assoluzione. Ho fiducia. Se mi condannano mi rovinano. Non so se riuscirei ad accettarlo. Ma non sto chiedendo pietà: spero che i giudici si mettano una mano sulla coscienza".
 
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