Nuova stretta sui richiedenti asilo. Ancora troppi i migranti che ottengono dal nostro Paese una qualche forma di protezione. Per questo dal Viminale arriva il secondo richiamo in pochi giorni ai presidenti delle commissioni territoriali per il riconoscimento dell'asilo: basta indugi nell'applicare la recente direttiva del ministro dell'Interno, bisogna cominciare a tagliare drasticamente i casi di protezione umanitaria. Un nuovo intervento su cui il Tavolo per l'asilo esprime "preoccupazione e sconcerto".
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è una forma residuale di tutela per quanti non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né alla protezione sussidiaria. Viene rilasciato quando ricorrono serie ragioni di carattere umanitario, come motivi di salute o di età, oppure in presenza di vittime di episodi di violenza o disastri ambientali. Tra le varie tutele, è proprio questa a far la p…
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è una forma residuale di tutela per quanti non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né alla protezione sussidiaria. Viene rilasciato quando ricorrono serie ragioni di carattere umanitario, come motivi di salute o di età, oppure in presenza di vittime di episodi di violenza o disastri ambientali. Tra le varie tutele, è proprio questa a far la p…
Nuova stretta sui richiedenti asilo. Ancora troppi i migranti che ottengono dal nostro Paese una qualche forma di protezione. Per questo dal Viminale arriva il secondo richiamo in pochi giorni ai presidenti delle commissioni territoriali per il riconoscimento dell'asilo: basta indugi nell'applicare la recente direttiva del ministro dell'Interno, bisogna cominciare a tagliare drasticamente i casi di protezione umanitaria. Un nuovo intervento su cui il Tavolo per l'asilo esprime "preoccupazione e sconcerto".
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è una forma residuale di tutela per quanti non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né alla protezione sussidiaria. Viene rilasciato quando ricorrono serie ragioni di carattere umanitario, come motivi di salute o di età, oppure in presenza di vittime di episodi di violenza o disastri ambientali. Tra le varie tutele, è proprio questa a far la parte del leone. Basta guardare i numeri: nel 2017 su 130mila richiedenti asilo (e 81mila domande effettivamente esaminate), il 58% ha visto rifiutarsi la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e il 25% quella umanitaria. Troppo per il ministro dell'Interno: per questo, il 4 luglio scorso Matteo Salvini ha firmato una direttiva per chiedere una stretta proprio sulla concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Ma le cose non sono andate come previsto. Tanto che il Viminale è dovuto intervenire nuovamente con una email inviata il 16 luglio dalla presidente della Commissione nazionale per il diritto d'asilo.
Nella lettera, spedita ai vari presidenti di commissioni territoriali, il prefetto fa notare che "il dato inerente i pendenti è rimasto invariato rispetto alla data del 6 luglio", ma soprattutto che "dalla percentuale delle protezioni umanitarie, ferma ancora al 28%, emerge che la direttiva del ministro non ha ancora trovato attuazione e che anzi il dato numerico è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471". Da qui la richiesta: "Sono dati che vi invito a tenere presenti affinché dalla prossima settimana il trend degli stessi subisca la necessaria, improrogabile e doverosa modifica".
Durissima la reazione dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione): "In questa nota, la circolare ministeriale (di Salvini, ndr) diviene prevalente sui fondamenti costituzionali oltre che sulle norme di legge nazionale e sovranazionale su cui si fonda la protezione umanitaria".
Sulla nota ministeriale interviene anche il "Tavolo asilo", che riunisce associazioni come Arci, Caritas, Amnesty, Acli: "La Commissione nazionale, così come il ministro, non ha competenza sulle risposte delle commissioni, che devono essere indipendenti da indicazioni politiche. In particolare poi per minori non accompagnati richiedenti asilo, la valutazione dovrebbe riguardare in via prioritaria il loro superiore interesse. Auspichiamo che le commissioni possano continuare a svolgere il loro lavoro senza alcuna interferenza politica".
Un passo indietro. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è una forma residuale di tutela per quanti non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né alla protezione sussidiaria. Viene rilasciato quando ricorrono serie ragioni di carattere umanitario, come motivi di salute o di età, oppure in presenza di vittime di episodi di violenza o disastri ambientali. Tra le varie tutele, è proprio questa a far la parte del leone. Basta guardare i numeri: nel 2017 su 130mila richiedenti asilo (e 81mila domande effettivamente esaminate), il 58% ha visto rifiutarsi la domanda, l'8% ha ottenuto lo status di rifugiato, l'8% la protezione sussidiaria e il 25% quella umanitaria. Troppo per il ministro dell'Interno: per questo, il 4 luglio scorso Matteo Salvini ha firmato una direttiva per chiedere una stretta proprio sulla concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Ma le cose non sono andate come previsto. Tanto che il Viminale è dovuto intervenire nuovamente con una email inviata il 16 luglio dalla presidente della Commissione nazionale per il diritto d'asilo.
Nella lettera, spedita ai vari presidenti di commissioni territoriali, il prefetto fa notare che "il dato inerente i pendenti è rimasto invariato rispetto alla data del 6 luglio", ma soprattutto che "dalla percentuale delle protezioni umanitarie, ferma ancora al 28%, emerge che la direttiva del ministro non ha ancora trovato attuazione e che anzi il dato numerico è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471". Da qui la richiesta: "Sono dati che vi invito a tenere presenti affinché dalla prossima settimana il trend degli stessi subisca la necessaria, improrogabile e doverosa modifica".
Durissima la reazione dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione): "In questa nota, la circolare ministeriale (di Salvini, ndr) diviene prevalente sui fondamenti costituzionali oltre che sulle norme di legge nazionale e sovranazionale su cui si fonda la protezione umanitaria".
Sulla nota ministeriale interviene anche il "Tavolo asilo", che riunisce associazioni come Arci, Caritas, Amnesty, Acli: "La Commissione nazionale, così come il ministro, non ha competenza sulle risposte delle commissioni, che devono essere indipendenti da indicazioni politiche. In particolare poi per minori non accompagnati richiedenti asilo, la valutazione dovrebbe riguardare in via prioritaria il loro superiore interesse. Auspichiamo che le commissioni possano continuare a svolgere il loro lavoro senza alcuna interferenza politica".