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 Le madri che si sono iscritte all'istituto agrario di San Vito Romano con i ragazzi e il vicepreside (Cristiano Minichiello / Agf) 

Maria, Jessica e Carla, le mamme in classe con i figli per salvare la scuola

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Tutte casalinghe, si sono iscritte all’istituto agrario di San Vito Romano che rischia di chiudere: “Ci sacrifichiamo per i nostri ragazzi: questo posto è una speranza per il loro futuro”
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SAN VITO ROMANO - Maria Felicia Cinti si è seduta al secondo banco. "A 55 anni tornerò a scuola. Chi l'avrebbe mai detto. Sono emozionata come fossi una ragazzina. Studiare mi piaceva ma erano altri tempi, mi sono dovuta fermare alla terza media, ho fatto la casalinga, ho curato la famiglia. Mio figlio invece è all'università, per me è una soddisfazione enorme, un riscatto, ed è qui che ha studiato, in questo nostro istituto agrario che oggi in molti vorrebbero chiudere, ma che noi mamme riusciremo a salvare". San Vito Romano, tremila abitanti a Sud di Roma, nel paesaggio incantato della Valle del Sacco, dove il verde dei boschi cela uno dei disastri ambientali più gravi e dimenticati degli ultimi vent'anni, una "terra dei fuochi" del Lazio, acque e falde avvelenate da sversamenti criminali di materie tossiche. Si chiamano Marianna, Cinzia, Daniela, Maria Felicia, Maria, Jessica, Carla: con un gesto plate…
SAN VITO ROMANO - Maria Felicia Cinti si è seduta al secondo banco. "A 55 anni tornerò a scuola. Chi l'avrebbe mai detto. Sono emozionata come fossi una ragazzina. Studiare mi piaceva ma erano altri tempi, mi sono dovuta fermare alla terza media, ho fatto la casalinga, ho curato la famiglia. Mio figlio invece è all'università, per me è una soddisfazione enorme, un riscatto, ed è qui che ha studiato, in questo nostro istituto agrario che oggi in molti vorrebbero chiudere, ma che noi mamme riusciremo a salvare". San Vito Romano, tremila abitanti a Sud di Roma, nel paesaggio incantato della Valle del Sacco, dove il verde dei boschi cela uno dei disastri ambientali più gravi e dimenticati degli ultimi vent'anni, una "terra dei fuochi" del Lazio, acque e falde avvelenate da sversamenti criminali di materie tossiche. Si chiamano Marianna, Cinzia, Daniela, Maria Felicia, Maria, Jessica, Carla: con un gesto plateale nei giorni scorsi si sono iscritte al primo anno dell'unico istituto superiore di questo borgo famoso per l'olio e il vino, la sede distaccata del tecnico agrario "Emilio Sereni" di Roma. Un escamotage, dichiarato, per raggiungere il numero legale di iscrizioni, calate drasticamente negli ultimi anni e riuscire così a impedire lo smantellamento dell'istituto e il probabile trasferimento dei 66 alunni delle ultime classi in uno dei paesi vicini. 

In un pomeriggio assolato Maria Felicia e le altre si sono date appuntamento nella frescura dei banchi e laboratori della "loro" scuola. "Certo che frequenteremo, magari sarà un po' strano riaprire i libri dopo tanti anni" ammette con un sorriso Daniela Pes, 50 anni, anche lei tra le nuove iscritte. "Siamo tutte casalinghe, ci siamo scelte così tra le tante mamme del paese proprio per dimostrare che la nostra protesta è reale, abbiamo il tempo per presentarci in classe la mattina. E se ce ne sarà bisogno torneremo tra i banchi insieme ai nostri figli". Daniela sfoglia un libro della biblioteca di classe: "Anche io ho lasciato le superiori, è uno dei miei rimpianti, siamo famiglie semplici, però ho due ragazzi che hanno studiato qui, uno adesso fa Agraria a Viterbo, è tra i più bravi, ho visto quanto questa scuola sia stata importante per loro". Soddisfazione di madri che non hanno avuto il privilegio di studiare. Rilancia Maria Felicia: "Ci appelliamo anche al nuovo ministro dell'Istruzione Bussetti: venga qui, venga a San Vito Romano per vedere quanto l'Agrario è importante per la nostra comunità". Marianna è la mamma più giovane, 25 anni e un bambino di sette: "Mio figlio è piccolo, però mi sono iscritta anch'io per solidarietà, quando chiude una scuola è come se si spegnesse una luce". 
 Maria Felicia Cinti, una delle mamme di San Vito Romano 

Nonostante l'estate c'è una piccola folla tra le aule del "Sereni" affacciate sulla valle di San Vito, il vicepreside Angelo Carlini, i ragazzi che frequentano il quarto e il quinto anno, Emanuele, Michela, Simone. "L'Agrario per noi ha rappresentato una speranza, chi si è diplomato ha trovato impiego subito in aziende agricole e vinicole, nel recupero del territorio, qui è ancora tutto da bonificare". "Se ci costringeranno a fare i pendolari - dice Michela - San Vito si spopolerà ancor di più, già adesso l'unico punto di aggregazione è il bar, diventerà un dormitorio, come tanti paesi della Valle del Sacco". Chiuso il cinema, chiusi i corsi di hockey sul prato, non è facile crescere da queste parti.

Colpisce vedere un'intera comunità che difende con tanta passione una scuola, tra ragazzi e mamme le iscrizioni sono diventate 20, numero minimo per poter ricominciare, così dice la legge. Ma la battaglia invece è tutt'altro che vinta. E dietro spunta una vera e propria guerra di paese. "Pensavamo di avercela fatta, adesso però abbiamo saputo che secondo l'ufficio provinciale le mamme sarebbero troppo "vecchie" per iscriversi, eppure è già accaduto in altre parti d'Italia, dove addirittura sui banchi sono tornati i nonni" spiega Bruna Colaneri, maestra d'infanzia e determinatissima portavoce del comitato. "La verità - dice Bruna - è che dopo una partenza bellissima nel 2010, con decine di ragazzi provenienti da tutta la valle, da Genazzano, da Bellegra, da Palestrina, questa scuola è stata abbandonata, nonostante gli sforzi fatti dalla preside Patrizia Marini. Noi ad esempio avremmo diritto alla denominazione di scuola di montagna, ma la pratica si è arenata. Ci avevano concesso dei terreni perché gli studenti potessero far pratica: guardateli, sono lì, incolti, perché dal Comune ci dicono che non hanno i soldi per le recinzioni". 
 Bruna Colaneri con le mamme e i ragazzi dell'Agrario 

La cosa più grave, aggiunge Bruna Colaneri, "è che non sono stati incrementati i collegamenti Cotral con i paesi vicini, è uno dei motivi per cui tanti ragazzi non si sono iscritti, ma soprattutto quando ancora tutto era possibile, c'è chi ha diffuso la voce che l'Agrario avrebbe chiuso". Spifferi di guerriglie locali. Velenosi come i rifiuti tossici interrati negli anni Novanta lungo tutta la valle e mai bonificati.