'Ndrangheta, blitz contro una delle cosche più potenti di Reggio Calabria: 14 arresti
Alessia Candito
Estorsioni a tappeto ai commercianti, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni: questi alcuni dei reati a carico degli affiliati al clan Libri, capace di rigenerarsi anche dopo la morte degli storici boss
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Associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illecita di arma da fuoco, intestazione fittizia di beni. Questi non sono che alcuni dei reati contestati alle 14 persone ritenute vicine o affiliate alla cosca Libri, arrestate nella notte a Reggio Calabria, dagli agenti della Squadra Mobile e del Ros dei Carabinieri, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia guidata da Giovanni Bombardieri. Fra gli arrestati ci sono anche i nuovi vertici organizzativi della famiglia, insieme a vecchie e nuove leve in grado di imporre estorsioni a tappeto agli esercizi commerciali della città. Un colpo importante - si commenta in ambienti investigativi - assestato a uno dei clan più potenti e antichi della città calabrese dello Stretto, capace di rigenerarsi anche dopo la morte degli storici boss.
L'ultimo dei patriarchi, Pasquale Libri, si è spento nell'agosto scorso a 77 anni nella sua casa di Cannavò, alla periferia di Reggio Calabria, dove gli era stato concesso di tornare per motivi di salute nonostante le pesanti condanne rimediate. E dove è riuscito a rimanere nonostante diverse indagini abbiano dimostrato che continuava ad essere lui, sebbene gravemente malato, a coordinare le strategie criminali e imprenditoriali del clan.
'Ndrangheta, blitz contro una delle cosche più potenti di Reggio Calabria: 14 arresti
"Si tratta di un'operazione importante in grado di fotografare il clan in un momento di transizione. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dai pm Stefano Musolino e Walter Ignazzitto, è partita quando il boss Pasquale Libri era ancora in vita ed ha seguito tutta la fase di riorganizzazione della famiglia", dice il procuratore capo della Dda, Giovanni Bombardieri. Un clan bifronte - spiega il procuratore - in bilico fra gli arcaici rituali con cui ha continuato a legare a sé i propri "picciotti" e il reclutamento di imprenditori e noti professionisti di Reggio Calabria, come il commercialista Saverio Nocera, che al reggente Filippo Chirico consigliava come aggirare normativa antimafia e possibili sequestri. "Dalle estorsioni a a tappeto anche a piccoli esercizi commerciali, alle avventure imprenditoriali innovative, come quelle portare avanti nel settore del gaming on line illegale, non c'era settore in cui clan non fosse coinvolto", aggiunge Bombardieri.
Dalla loro roccaforte, abbarbicata sulle colline che dalla periferia di Reggio Calabria si arrampicano verso l'Aspromonte, anche dopo la morte del patriarca gli uomini dei Libri hanno continuato a mettere le mani sugli affari e gli appalti cittadini e mantenuto un capillare controllo del territorio. Nei "loro" quartieri, gli uomini del clan erano chiamati a intervenire su tutto, dalle liti fra fidanzati allo sgombero degli occupanti abusivi di un alloggio popolare, poi finito nell'esclusiva disponibilità del clan. "In molti casi sono gli stessi abitanti - rivela il capo della Mobile, Francesco Rattà - che si rivolgono a loro perché venga garantito il "buon governo" della zona da loro controllata". Ma quella dei Libri è una dittatura feroce.
Dalle pasticcerie ai cantieri edili, dalle ditte di impiantistica all'ortofrutta, non c'era settore che sfuggisse alle pretese del clan, che agli imprenditori imponeva la canonica "tassa di sicurezza", assunzioni o forniture. E alle loro richieste nessuno poteva sottrarsi. Un noto pasticcere ci ha provato. Ha tentato di rispedire al mittente la ricotta che il clan pretendeva che lui acquistasse. Il giorno dopo, gli uomini dei Libri si sono presentati con il doppio della fornitura, che il pasticcere ha pagato senza fiatare. Quella che commercianti ed esercenti dovevano versare ai Libri però - sottolinea il vicecomandante del Ros nazionale, Giancarlo Scafuri - non era che una quota delle estorsioni dovute all'intero direttorio, la struttura criminale formata dai rappresentanti dei più importanti clan della città e ad essi strettamente legata, nata dopo la seconda guerra di 'ndrangheta anche per coordinare affari ed estorsioni. Un'élite di cui i Libri hanno sempre fatto parte.
"Custodi delle regole" della pace, stabilita al termine della guerra fra clan che fra il 1985 e il 1991 è costata a Reggio Calabria 800 morti ammazzati, i Libri hanno sempre mantenuto una posizione privilegiata fra i clan della città. E i loro uomini di vertice sono stati fra i pochi ad essere a conoscenza e in contatto con la "direzione strategica" della 'ndrangheta cittadina, il centro di comando occulto delle famiglie mafiose della città.
Un organismo segretissimo, che si pone al di sopra del "direttorio" chiamato al coordinamento operativo dei clan, scoperto anche grazie alle chiacchierate di Filippo Chirico, genero del boss Libri, con la sua amante, Anita Repaci, arrestata oggi. A lei, Chirico ha confessato non solo il funzionamento dell'organizzazione, ma anche l'esistenza della "cupola" segreta. "Qua a Reggio - le spiegava - contano i Segreti. Giorgio De Stefano gliel'ha calata la questione. Sei, sette erano in totale. Il coso è di sette". E per quel "coso", quell'organismo segreto di 7 persone, l'avvocato Giorgio De Stefano che ne è considerato il vertice è stato condannato a 20 anni con rito abbreviato. Quale sia invece l'attuale ruolo dei Libri in tale contesto non è dato sapere. Di recente, è morto quello che per la procura antimafia di Reggio Calabria era il loro "riservato", Pietro Siclari, noto immobiliarista, ben inserito in quelle logge segrete dove 'ndrangheta e massoneria si mischiano. Ma su questo le indagini sono ancora in corso.