Treviso, si innamorano su una panchina: lui la compra e gliela dona
Giampaolo Visetti , dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTIIl singolare regalo di un impiegato alla compagna: “Le tolgono per evitare i bivacchi, ma a noi questa ha salvato la vita”
VILLORBA (TREVISO) - Anelli ce ne sono tanti. Fiori tantissimi. Quella invece, con tutto il rispetto per gemme e boccioli, è un pezzo unico. Restava un problema: non era in vendita perché era di tutti. Così Romano De Marchi, 47 anni, impiegato di Marcon, si è fatto coraggio e ha mandato una mail al sindaco di Villorba, nel Trevigiano: "Vorrei la vecchia panchina della frazione Carità, nel parcheggio davanti alle Poste di piazza Aldo Moro". Per ottenere l'impossibile, convincendo uffici tecnici e assessorato ai lavori pubblici che non era uno scherzo, ha dovuto dire la verità. "Su quella panchina mi sono seduto per la prima volta con Cornelia, ci siamo innamorati e abbiamo deciso di vivere insieme fino alle fine". Era la sera del 26 ottobre 2016. Due settimane prima si erano conosciuti su una chat. Due settimane dopo hanno messo su casa. Un mese fa, senza prestare troppa attenzione, si sono trovati a parlare dell'onn…
VILLORBA (TREVISO) - Anelli ce ne sono tanti. Fiori tantissimi. Quella invece, con tutto il rispetto per gemme e boccioli, è un pezzo unico. Restava un problema: non era in vendita perché era di tutti. Così Romano De Marchi, 47 anni, impiegato di Marcon, si è fatto coraggio e ha mandato una mail al sindaco di Villorba, nel Trevigiano: "Vorrei la vecchia panchina della frazione Carità, nel parcheggio davanti alle Poste di piazza Aldo Moro". Per ottenere l'impossibile, convincendo uffici tecnici e assessorato ai lavori pubblici che non era uno scherzo, ha dovuto dire la verità. "Su quella panchina mi sono seduto per la prima volta con Cornelia, ci siamo innamorati e abbiamo deciso di vivere insieme fino alle fine". Era la sera del 26 ottobre 2016. Due settimane prima si erano conosciuti su una chat. Due settimane dopo hanno messo su casa. Un mese fa, senza prestare troppa attenzione, si sono trovati a parlare dell'onnipotenza sottovalutata del caso e a Cornelia Munteanu, 40 anni impiegata di Spresiano, è scappata un'osservazione di passaggio: "Certo che senza quella panchina adesso noi non saremmo noi".
Romano non ha detto niente, ma il regalo era già deciso: dal parcheggio delle Poste, la loro vecchia panchina sarebbe entrata nel loro giardino e in inverno nel loro salotto, dentro casa e al diavolo anche il divano nuovo. È successo ieri pomeriggio, gli è costato un po', ma certe sorprese non hanno prezzo. "Per averla - dice Romano - ho dovuto assicurare che ne avrei collocata un'altra uguale e nuova nello stesso posto. L'ho trovata in una falegnameria di Arezzo, che però non l'aveva più in produzione: hanno capito, si sono convinti, due settimane di lavoro e me l'hanno spedita". Modello "Isidora": rossa fiammante, a sei doghe, piede in metallo, 480 euro più 90 per il trasporto. Nessuno ci farebbe caso, specie se dopo quindici anni di onorato servizio pubblico è ridotta a uno scricchiolante intreccio di grigie assi sbiadite. Per loro invece fa la differenza e non è solo per una fastidiosa questione d'amore. "Qui da noi - dice Romano - ogni sindaco appena eletto ordina di eliminare panchine e muretti dai paesi e dalle città, per evitare che migranti e barboni possano sedersi, o distendersi per riposare. In giro non si trova più una panchina, nemmeno nelle stazioni ferroviarie: gli anziani in attesa sono costretti a tenersi in piedi l'uno con l'altro. Invece le panchine sono regali bellissimi per tutti: i ragazzi si innamorano, i pensionati leggono il giornale e poi dormono, chi è in difficoltà si siede e sta subito meglio. Cornelia ed io, già grandicelli, sulla nostra panchina ci siamo dati il primo bacio".
Nella Marca il pioniere della guerra alle panchine per colpire gli immigrati era stato il leghista Giancarlo Gentilini, fiero dell'auto-ideato marchio di "sindaco sceriffo". Dopo la vittoria alle amministrative di giugno, sempre a Treviso, l'ha emulato il suo discepolo ed erede Mario Conte, che ha ordinato ai vigili di multare "chi si appoggia ai muretti", ossia i richiedenti asilo in fila per ottenere i documenti. "Qui invece la politica non c'entra - dice Marco Serena, sindaco di Villorba - tanto più che anch'io sono un leghista sporco e cattivo. In paese le panchine sono ancora al loro posto e sono felice che su una delle nostre, due persone abbiano scoperto di volersi bene. La signora tra l'altro, se non ho capito male, è pure straniera". Questo aggettivo fa sorridere Cornelia. Nata in Romania ama parlare il dialetto trevigiano e ancora non ha capito, riferendosi alle persone, cosa significhi esattamente estraneità. "Quella sera - dice - ci siamo dati appuntamento in un parcheggio che conoscevamo entrambi. Squallido, ma io venivo in auto da Spresiano, Romano da Marcon, Villorba è a metà strada. La panchina era come una terra di nessuno. Se non si fosse accesa la luce, ognuno poteva tornare subito a casa e tutto sarebbe stato come prima. Invece siamo rimasti seduti a parlare fino all'alba e la solitudine se ne è andata via. Non lo dico perché sono europea, ma perché sono un comune essere umano: le panchine, come le piazze, sono il benvenuto sulla terra, con cui una società conferma il piacere dell'incontro e dell'accoglienza. Io, come altri milioni, su una panchina ho trovato l'amore. Solo le aree di guerra non hanno spazi dove stare insieme liberamente e all'aperto". La vecchia "Isidora", dopo la pensione, adesso è in restauro. "Roba da poco - dice Romano - incollo e rivernicio io. Vogliamo che duri. Appena ci sediamo ogni ombra vola via e il mondo è bello. Dopo di noi magari un giorno la sceglierà qualcun altro per abbracciarsi".
Romano non ha detto niente, ma il regalo era già deciso: dal parcheggio delle Poste, la loro vecchia panchina sarebbe entrata nel loro giardino e in inverno nel loro salotto, dentro casa e al diavolo anche il divano nuovo. È successo ieri pomeriggio, gli è costato un po', ma certe sorprese non hanno prezzo. "Per averla - dice Romano - ho dovuto assicurare che ne avrei collocata un'altra uguale e nuova nello stesso posto. L'ho trovata in una falegnameria di Arezzo, che però non l'aveva più in produzione: hanno capito, si sono convinti, due settimane di lavoro e me l'hanno spedita". Modello "Isidora": rossa fiammante, a sei doghe, piede in metallo, 480 euro più 90 per il trasporto. Nessuno ci farebbe caso, specie se dopo quindici anni di onorato servizio pubblico è ridotta a uno scricchiolante intreccio di grigie assi sbiadite. Per loro invece fa la differenza e non è solo per una fastidiosa questione d'amore. "Qui da noi - dice Romano - ogni sindaco appena eletto ordina di eliminare panchine e muretti dai paesi e dalle città, per evitare che migranti e barboni possano sedersi, o distendersi per riposare. In giro non si trova più una panchina, nemmeno nelle stazioni ferroviarie: gli anziani in attesa sono costretti a tenersi in piedi l'uno con l'altro. Invece le panchine sono regali bellissimi per tutti: i ragazzi si innamorano, i pensionati leggono il giornale e poi dormono, chi è in difficoltà si siede e sta subito meglio. Cornelia ed io, già grandicelli, sulla nostra panchina ci siamo dati il primo bacio".
Nella Marca il pioniere della guerra alle panchine per colpire gli immigrati era stato il leghista Giancarlo Gentilini, fiero dell'auto-ideato marchio di "sindaco sceriffo". Dopo la vittoria alle amministrative di giugno, sempre a Treviso, l'ha emulato il suo discepolo ed erede Mario Conte, che ha ordinato ai vigili di multare "chi si appoggia ai muretti", ossia i richiedenti asilo in fila per ottenere i documenti. "Qui invece la politica non c'entra - dice Marco Serena, sindaco di Villorba - tanto più che anch'io sono un leghista sporco e cattivo. In paese le panchine sono ancora al loro posto e sono felice che su una delle nostre, due persone abbiano scoperto di volersi bene. La signora tra l'altro, se non ho capito male, è pure straniera". Questo aggettivo fa sorridere Cornelia. Nata in Romania ama parlare il dialetto trevigiano e ancora non ha capito, riferendosi alle persone, cosa significhi esattamente estraneità. "Quella sera - dice - ci siamo dati appuntamento in un parcheggio che conoscevamo entrambi. Squallido, ma io venivo in auto da Spresiano, Romano da Marcon, Villorba è a metà strada. La panchina era come una terra di nessuno. Se non si fosse accesa la luce, ognuno poteva tornare subito a casa e tutto sarebbe stato come prima. Invece siamo rimasti seduti a parlare fino all'alba e la solitudine se ne è andata via. Non lo dico perché sono europea, ma perché sono un comune essere umano: le panchine, come le piazze, sono il benvenuto sulla terra, con cui una società conferma il piacere dell'incontro e dell'accoglienza. Io, come altri milioni, su una panchina ho trovato l'amore. Solo le aree di guerra non hanno spazi dove stare insieme liberamente e all'aperto". La vecchia "Isidora", dopo la pensione, adesso è in restauro. "Roba da poco - dice Romano - incollo e rivernicio io. Vogliamo che duri. Appena ci sediamo ogni ombra vola via e il mondo è bello. Dopo di noi magari un giorno la sceglierà qualcun altro per abbracciarsi".