Patronaggio, magistrato in prima linea dalle ispezioni al covo di Riina all'emergenza migranti
Chi è il procuratore di Agrigento che ieri è salito sulla "Diciotti". E nella sua inchiesta ipotizza il reato di sequestro di persona dei 177 a bordo
CATANIA - C'era lui, allora giovane sostituto procuratore a Palermo, nella macchina in testa al corteo delle auto dei carabinieri che la mattina del 15 gennaio 1993 stava per partire alla volta di via Bernini per andare a ispezionare l'ultima casa in cui aveva trovato rifugio il capo di Cosa nostra Totò Riina nella sua lunghissima latitanza. Poi l'ordine di fermarsi improvvisamente. Uno dei più controversi casi della storia giudiziaria italiana.
Luigi Patronaggio, 59 anni, il procuratore di Agrigento che ha aperto il fascicolo sul caso della Diciotti, è magistrato di lungo corso. A Palermo ha attraversato gli anni terribili dell'emergenza mafia lavorando nella Procura guidata da Giancarlo Caselli. Degli ultimi anni di Falcone e Borsellino ha vissuto le grandi tensioni morali e professionali da giovane sostituto appena arrivato.
Mafia ma non solo. Già in quegli anni, Patronaggio si addentrò nei pericolosi meandri della zona grig…
Luigi Patronaggio, 59 anni, il procuratore di Agrigento che ha aperto il fascicolo sul caso della Diciotti, è magistrato di lungo corso. A Palermo ha attraversato gli anni terribili dell'emergenza mafia lavorando nella Procura guidata da Giancarlo Caselli. Degli ultimi anni di Falcone e Borsellino ha vissuto le grandi tensioni morali e professionali da giovane sostituto appena arrivato.
Mafia ma non solo. Già in quegli anni, Patronaggio si addentrò nei pericolosi meandri della zona grig…
CATANIA - C'era lui, allora giovane sostituto procuratore a Palermo, nella macchina in testa al corteo delle auto dei carabinieri che la mattina del 15 gennaio 1993 stava per partire alla volta di via Bernini per andare a ispezionare l'ultima casa in cui aveva trovato rifugio il capo di Cosa nostra Totò Riina nella sua lunghissima latitanza. Poi l'ordine di fermarsi improvvisamente. Uno dei più controversi casi della storia giudiziaria italiana.
Luigi Patronaggio, 59 anni, il procuratore di Agrigento che ha aperto il fascicolo sul caso della Diciotti, è magistrato di lungo corso. A Palermo ha attraversato gli anni terribili dell'emergenza mafia lavorando nella Procura guidata da Giancarlo Caselli. Degli ultimi anni di Falcone e Borsellino ha vissuto le grandi tensioni morali e professionali da giovane sostituto appena arrivato.
Mafia ma non solo. Già in quegli anni, Patronaggio si addentrò nei pericolosi meandri della zona grigia, dei legami tra mafia, massoneria, potentati economici e politici. Materie in cui aveva avuto il suo battesimo del fuoco da giovanissimo giudice a Trapani dove aveva istruito il processo alla Iside 2, segretissima loggia che ospitava i più noti boss di Cosa nostra. E poi il processo mafia e appalti e quello Akragas che costò decine di ergastoli ai capi delle cosche di Palermo e Agrigento tra cui Giovanni Brusca.
Il suo nome è legato anche al caso Dell'Utri. Era lui a rappresentare la pubblica accusa al processo d'appello. Passato alla Procura generale di Palermo, Patronaggio chiese e ottenne la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa del fondatore di Forza Italia. Dopo un'intercettazione che aveva svelato l'intenzione di Dell'Utri di fuggire all'estero in caso di condanna senza attendere la sentenza della Cassazione, Patronaggio ne chiese l'arresto ma la corted'appello rigetto' la sua richiesta contestandone le motivazioni e poco dopo Dell'Utri si rese irreperibile scatenando aspre polemiche finite solo con l'arresto e la successiva estradizione di Marcello Dell'Utri dal Libano.
Poi la nomina alla guida della Procura della Repubblica di Agrigento, un ufficio giudiziario strategico per le inchieste sul traffico di uomini e sull'immigrazione clandestina ma anche per l'abusivismo edilizio.
Luigi Patronaggio, 59 anni, il procuratore di Agrigento che ha aperto il fascicolo sul caso della Diciotti, è magistrato di lungo corso. A Palermo ha attraversato gli anni terribili dell'emergenza mafia lavorando nella Procura guidata da Giancarlo Caselli. Degli ultimi anni di Falcone e Borsellino ha vissuto le grandi tensioni morali e professionali da giovane sostituto appena arrivato.
Mafia ma non solo. Già in quegli anni, Patronaggio si addentrò nei pericolosi meandri della zona grigia, dei legami tra mafia, massoneria, potentati economici e politici. Materie in cui aveva avuto il suo battesimo del fuoco da giovanissimo giudice a Trapani dove aveva istruito il processo alla Iside 2, segretissima loggia che ospitava i più noti boss di Cosa nostra. E poi il processo mafia e appalti e quello Akragas che costò decine di ergastoli ai capi delle cosche di Palermo e Agrigento tra cui Giovanni Brusca.
Il suo nome è legato anche al caso Dell'Utri. Era lui a rappresentare la pubblica accusa al processo d'appello. Passato alla Procura generale di Palermo, Patronaggio chiese e ottenne la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa del fondatore di Forza Italia. Dopo un'intercettazione che aveva svelato l'intenzione di Dell'Utri di fuggire all'estero in caso di condanna senza attendere la sentenza della Cassazione, Patronaggio ne chiese l'arresto ma la corted'appello rigetto' la sua richiesta contestandone le motivazioni e poco dopo Dell'Utri si rese irreperibile scatenando aspre polemiche finite solo con l'arresto e la successiva estradizione di Marcello Dell'Utri dal Libano.
Poi la nomina alla guida della Procura della Repubblica di Agrigento, un ufficio giudiziario strategico per le inchieste sul traffico di uomini e sull'immigrazione clandestina ma anche per l'abusivismo edilizio.