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Russiagate, ecco perché è la giornata peggiore per Trump

La condanna di Manafort non ha effetti sul presidente, ma il coinvolgimento e la confessione di Cohen chiamano direttamente in causa il tycoon. La prospettiva dell’impeachment, per quanto sempre complicata dal carattere politico della procedura, da ieri si è fatta un po’ meno improbabile
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E’ la giornata peggiore per Donald Trump da quando è iniziata l’inchiesta sul Russiagate. La prospettiva dell’impeachment, per quanto sempre complicata dal carattere politico della procedura, da ieri si è fatta un po’ meno improbabile. Delle due notizie – la condanna dell’ex direttore della sua campagna elettorale Paul Manafort, e l’ammissione di colpevolezza del suo ex avvocato personale Michael Cohen – la seconda è la più grave e pericolosa per il presidente degli Stati Uniti. Non a caso Trump ha subito minimizzato la notizia di Manafort (“nulla a che vedere con l’ipotesi di collusione coi russi, la cosa non mi riguarda) mentre ha evitato di commentare a caldo la confessione di Cohen.

Russiagate, le tappe chiave dello scandalo che minaccia la presidenza Trump

Riassumendo: Manafort è stato giudicato colpevole da una giuria popolare di diversi re…
E’ la giornata peggiore per Donald Trump da quando è iniziata l’inchiesta sul Russiagate. La prospettiva dell’impeachment, per quanto sempre complicata dal carattere politico della procedura, da ieri si è fatta un po’ meno improbabile. Delle due notizie – la condanna dell’ex direttore della sua campagna elettorale Paul Manafort, e l’ammissione di colpevolezza del suo ex avvocato personale Michael Cohen – la seconda è la più grave e pericolosa per il presidente degli Stati Uniti. Non a caso Trump ha subito minimizzato la notizia di Manafort (“nulla a che vedere con l’ipotesi di collusione coi russi, la cosa non mi riguarda) mentre ha evitato di commentare a caldo la confessione di Cohen.

Russiagate, le tappe chiave dello scandalo che minaccia la presidenza Trump

Riassumendo: Manafort è stato giudicato colpevole da una giuria popolare di diversi reati finanziari e fiscali, ma nessuno di questi implica direttamente il presidente. Certo non è edificante che Trump affidasse la sua campagna elettorale a un delinquente, ma questo non fa del presidente un delinquente. Il caso Cohen è diverso: l’avvocato-factotum che per molti anni si era specializzato nel cavare dai guai il tycoon newyorchese, ha ammesso di aver pagato la pornostar Stormy Daniels per acquistarne il silenzio sulla relazione con Trump; ha riconosciuto così di avere violato le leggi elettorali (quel pagamento si configura come una donazione non dichiarata e illecita alla campagna Trump); ma soprattutto ha confessato di avere agito su ordine dello stesso candidato.

Se Cohen ha violato la legge federale come lui stesso ammette, anche Trump l’ha violata; se Coehn è passibile di una condanna penale (rischia quattro o cinque anni di carcere), allora il presidente potrebbe essere sottoposto a impeachment.
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Mai finora si era arrivati così vicini all’ipotesi d’impeachment. Restano tante incognite. Primo: Trump può negare di aver dato al suo avvocato l’ordine di pagare la pornostar, in quel caso bisognerebbe stabilire quale dei due soggetti mente. Secondo: la procedura d’impeachment è molto complicata, prevede maggioranze qualificate (due terzi) nei due rami del Congresso; anche in caso di vittoria alle legislative di mid-term è improbabile che i democratici da soli abbiano i numeri. Terzo: in seno al partito democratico i leader storici come la capogruppo alla Camera, Nancy Pelosi, pensano che sarebbe un autogol impegnare i parlamentari in un lungo processo al presidente, col rischio di favorirne la rielezione nel 2020.
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Nota finale: si conferma la maledizione che colpì tanti presidenti da Nixon a Clinton. Gli “special prosecutor” nominati per indagarli spesso li inguaiano su temi collaterali rispetto all’indagine centrale. Vale in questo caso visto che la vicenda Cohen-pornostar non ha nulla che vedere con le ingerenze di Putin nell’elezione del 2016, oggetto principale del Russiagate.

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Infine i precedenti insegnano che è il presidente indagato spesso a cacciarsi nei guai cercando di depistare e ostacolare il corso della giustizia. Trump è capacissimo di farlo. Le sue reazioni nei prossimi giorni e settimane potrebbero complicare la sua situazione.