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(lapresse)

Salvini sotto inchiesta, quel tribunale dei ministri che ha spesso indagato a salve

Introdotto dalla riforma del 1989, ha subito il muro del Parlamento che graziò tra gli altri Lunardi e Tremonti. Due dei magistrati estratti a sorte si sono già occupati di immigrazione
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Per almeno 90 giorni il destino di Matteo Salvini è appeso alla decisioni dei tre magistrati del tribunale dei ministri di Palermo. Estratti a sorte e in carica per un biennio, hanno il compito di indagare sul sequestro di persona e l’abuso d’ufficio contestati dal procuratore di Agrigento.

Se dovessero decidere per l’archiviazione, sulla vicenda della Diciotti calerà l’oblio tombale. I precedenti di questo organismo, introdotto dalla riforma dell’89, che ha riservato ai ministri perfino più garanzie che ai parlamentari, non depongono a favore. Archiviato, ad esempio, è stato Angelino Alfano a Roma per la vicenda dei voli di Stato e per il trasferimento di un prefetto. Ma anche Pier Carlo Padoan e il premier Mario Monti per la risoluzione dei contratti sui derivati di Stato. Lì però fu la stessa procura a chiederlo. Qui, invece la procura si è mossa d’iniziativa e con una corposa memoria.

Fu la Came…
Per almeno 90 giorni il destino di Matteo Salvini è appeso alla decisioni dei tre magistrati del tribunale dei ministri di Palermo. Estratti a sorte e in carica per un biennio, hanno il compito di indagare sul sequestro di persona e l’abuso d’ufficio contestati dal procuratore di Agrigento.

Se dovessero decidere per l’archiviazione, sulla vicenda della Diciotti calerà l’oblio tombale. I precedenti di questo organismo, introdotto dalla riforma dell’89, che ha riservato ai ministri perfino più garanzie che ai parlamentari, non depongono a favore. Archiviato, ad esempio, è stato Angelino Alfano a Roma per la vicenda dei voli di Stato e per il trasferimento di un prefetto. Ma anche Pier Carlo Padoan e il premier Mario Monti per la risoluzione dei contratti sui derivati di Stato. Lì però fu la stessa procura a chiederlo. Qui, invece la procura si è mossa d’iniziativa e con una corposa memoria.

Fu la Camera a bloccare il processo per favoreggiamento a carico dello scomparso Altero Matteoli avviato a Livorno, rivendicando di dover dare l’autorizzazione mai chiesta. Giulio Tremonti fu risparmiato dal Senato nell’affare della consulenza Finmeccanica al suo studio, vicenda poi archiviata. Così come il Parlamento fece quadrato intorno a Pietro Lunardi per gli affari di Propaganda Fide. Invocarono senza successo il tribunale dei ministri Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti.

Se adesso i giudici di Salvini dovessero decidere che il reato c’è, allora la procura dovrà chiedere l’autorizzazione a procedere al Senato. Con un esito parlamentare prevedibile.
Il sorteggio che ha deciso per loro ha messo insieme tre magistrati di orientamenti diversi, due dei quali hanno però avuto a che fare con l’immigrazione.

Filippo Serio, 44 anni, palermitano, è all’ufficio del giudice delle indagini preliminari dopo l’esperienza al tribunale del Riesame. Nel 2011 finì nelle liste di proscrizione di “Costantino”, legato al forum dell’internazionale neonazista Stormfront, fondato dall’americano Don Black, già leader del Ku Klux Klan che lo indicò come “amico degli stranieri”. Insieme con altri due colleghi aveva deciso la scarcerazione di un presunto trafficante nigeriano per la mancata nomina di un interprete. E tanto bastò a bollarlo come nemico pubblico. Più di recente, da giudice, ha firmato 45 archiviazioni bipartisan nell’inchiesta sulle spese pazze al parlamento siciliano.

Ha una lunga esperienza da giudice tutelare che si è spesso confrontato con il tema della custodia dei minori stranieri non accompagnati, Fabio Pilato, 52 anni, attivo nella corrente di centro di Unicost, anche lui ora all’ufficio gip del tribunale della sua città dove ha prima respinto e poi accolto la richiesta di archiviazione a carico dell’ex governatore siciliano Rosario Crocetta e dell’ex collega pm Antonio Ingroia, indagati rispettivamente per abuso e falso.

Completa il trio Giuseppe Sidoti, originario di Fossano, 57 anni, giudice civile alla sezione fallimentare. Suo il no al crac per la Palermo Calcio. E c’è la sua firma sul documento con il quale, nel pieno del terremoto che ha travolto la sezione misure di prevenzione con il caso Saguto, è stata introdotta una rigida turnazione negli affidamenti delle curatele.