Battaglia sulla legge che cancella l’assegno per i figli dei separati
Maria Novella De Luca , di MARIA NOVELLA DE LUCADiritto di famiglia: la riforma dell’affido condiviso. Arriva al Senato la proposta della discordia firmata Lega. L’esperto: “La metà delle donne non lavora, come faranno?”
È il cuore della riforma leghista sul diritto di famiglia. Un testo che ispirandosi al concetto di “bigenitorialità perfetta” riscrive la legge del 2006 sull’affido condiviso, legge che dodici anni fa rivoluzionò il concetto di “assegnazione” dei figli nelle separazioni e nei divorzi. Un testo controverso, fortemente voluto dalle associazioni dei padri separati, firmato dal leghista Simone Pillon e che domani inizierà il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato.
Ventiquattro articoli il cui obiettivo sarebbe quello di riequilibrare in nome del benessere dei minori i ruoli dei genitori dopo le separazioni. Ruoli oggi sbilanciati, ha detto Pillon in un’intervista ad Affari italiani «con i papà ridotti a padri-bancomat o a “genitori della domenica”». E dunque sulla base di questo principio (astratto) di bigenitorialità perfetta e possibilmente salomonica, nel nuovo test…
Ventiquattro articoli il cui obiettivo sarebbe quello di riequilibrare in nome del benessere dei minori i ruoli dei genitori dopo le separazioni. Ruoli oggi sbilanciati, ha detto Pillon in un’intervista ad Affari italiani «con i papà ridotti a padri-bancomat o a “genitori della domenica”». E dunque sulla base di questo principio (astratto) di bigenitorialità perfetta e possibilmente salomonica, nel nuovo test…
È il cuore della riforma leghista sul diritto di famiglia. Un testo che ispirandosi al concetto di “bigenitorialità perfetta” riscrive la legge del 2006 sull’affido condiviso, legge che dodici anni fa rivoluzionò il concetto di “assegnazione” dei figli nelle separazioni e nei divorzi. Un testo controverso, fortemente voluto dalle associazioni dei padri separati, firmato dal leghista Simone Pillon e che domani inizierà il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato.
Ventiquattro articoli il cui obiettivo sarebbe quello di riequilibrare in nome del benessere dei minori i ruoli dei genitori dopo le separazioni. Ruoli oggi sbilanciati, ha detto Pillon in un’intervista ad Affari italiani «con i papà ridotti a padri-bancomat o a “genitori della domenica”». E dunque sulla base di questo principio (astratto) di bigenitorialità perfetta e possibilmente salomonica, nel nuovo testo, ed è il punto cardine, scompare l’assegno di mantenimento per i figli.
Non esisterà più, come avviene oggi, il genitore “collocatario”, (nella maggioranza dei casi la madre) a cui l’altro genitore passa ogni mese una cifra stabilita mantenimento dei figli. No, d’ora in poi ogni bambino dovrà avere il doppio domicilio e il suo tempo dovrà essere matematicamente diviso. Di conseguenza a ogni genitore spetterà metà del sostentamento dei figli.
Una misura equa, forse, quando i redditi sono simili. Una misura grave invece sulla pelle delle madri se si analizzano i dati della realtà, visto che nel nostro paese l’occupazione femminile non supera la percentuale del 49%. E quasi sempre il ritiro o la perdita del lavoro di una donna coincide con la nascita del primo figlio. Con quali mezzi dunque una madre che ha rinunciato al proprio reddito per dedicarsi alla famiglia, lasciando ad esempio spazio per la carriera al marito, potrà sostenere i figli nei giorni che le spettano senza più l’assegno di mantenimento? Punto quest’ultimo che preoccupa non poco la rete “Dire” dei centri antiviolenza, che contro il disegno di legge Pillon hanno indetto una grande manifestazione a Roma il 10 novembre prossimo.
Nelle situazioni di violenza domestica la separazione è spesso l’unica via di salvezza per donne e bambini. «Ma una legge così, se approvata, comporterebbe per le donne con minori risorse economiche, l’impossibilità di fatto di chiedere la separazione e mettere fine a relazioni violente». Altro punto delicato, la casa. Uno degli indicatori di impoverimento nelle separazioni. Se uno dei due coniugi resta nella casa che appartiene all’altro, dovrà pagargli l’affitto.
Sempre nell’ottica della “bigenitorialità perfetta” una coppia che vuole separarsi dovrà essere seguita da un mediatore familiare e spartire ogni aspetto della vita dei figli (ad esempio un minimo di 12 giorni da passare con uno o l’altro dei genitori). Nel testo poi si parla espressamente di un altro tema controverso: l’alienazione parentale. Il disegno di legge utilizza il termine neutro di genitore, eppure questa famosa sindrome, bocciata da gran parte della psichiatria mondiale, è stata quasi sempre invocata contro le donne nelle separazioni violente.
Ma al di là della filosofia della riforma, tutto questo è applicabile? Per Gian Ettore Gassani, famoso avvocato matrimonialista, pur riconoscendo alcuni spunti positivi sul piano del principio, il testo del leghista Pillon è socialmente fuori contesto. «Come si fa ad abolire l’assegno di mantenimento in un paese in cui la metà delle donne, soprattutto al Sud, non lavora? È vero, la legge del 2006 non è stata ben applicata, c’è uno stereotipo per cui troppi tribunali preferiscono, per cultura, la collocazione dei figli con le madri. Ci sono stati padri emarginati, ma anche padri inadempienti. La mediazione stessa non può essere imposta per legge». Stesso discorso sul fronte dei bambini. Dice Gassani: « Sballottarli tra due case è la scelta migliore? Insomma, questo testo vorrebbe mettere le briglie a giudici, avvocati e genitori, con griglie rigide. Ma ogni famiglia che si rompe è un caso a sé, da trattare con la maggior flessibilità possibile».
Ventiquattro articoli il cui obiettivo sarebbe quello di riequilibrare in nome del benessere dei minori i ruoli dei genitori dopo le separazioni. Ruoli oggi sbilanciati, ha detto Pillon in un’intervista ad Affari italiani «con i papà ridotti a padri-bancomat o a “genitori della domenica”». E dunque sulla base di questo principio (astratto) di bigenitorialità perfetta e possibilmente salomonica, nel nuovo testo, ed è il punto cardine, scompare l’assegno di mantenimento per i figli.
Non esisterà più, come avviene oggi, il genitore “collocatario”, (nella maggioranza dei casi la madre) a cui l’altro genitore passa ogni mese una cifra stabilita mantenimento dei figli. No, d’ora in poi ogni bambino dovrà avere il doppio domicilio e il suo tempo dovrà essere matematicamente diviso. Di conseguenza a ogni genitore spetterà metà del sostentamento dei figli.
Una misura equa, forse, quando i redditi sono simili. Una misura grave invece sulla pelle delle madri se si analizzano i dati della realtà, visto che nel nostro paese l’occupazione femminile non supera la percentuale del 49%. E quasi sempre il ritiro o la perdita del lavoro di una donna coincide con la nascita del primo figlio. Con quali mezzi dunque una madre che ha rinunciato al proprio reddito per dedicarsi alla famiglia, lasciando ad esempio spazio per la carriera al marito, potrà sostenere i figli nei giorni che le spettano senza più l’assegno di mantenimento? Punto quest’ultimo che preoccupa non poco la rete “Dire” dei centri antiviolenza, che contro il disegno di legge Pillon hanno indetto una grande manifestazione a Roma il 10 novembre prossimo.
Nelle situazioni di violenza domestica la separazione è spesso l’unica via di salvezza per donne e bambini. «Ma una legge così, se approvata, comporterebbe per le donne con minori risorse economiche, l’impossibilità di fatto di chiedere la separazione e mettere fine a relazioni violente». Altro punto delicato, la casa. Uno degli indicatori di impoverimento nelle separazioni. Se uno dei due coniugi resta nella casa che appartiene all’altro, dovrà pagargli l’affitto.
Sempre nell’ottica della “bigenitorialità perfetta” una coppia che vuole separarsi dovrà essere seguita da un mediatore familiare e spartire ogni aspetto della vita dei figli (ad esempio un minimo di 12 giorni da passare con uno o l’altro dei genitori). Nel testo poi si parla espressamente di un altro tema controverso: l’alienazione parentale. Il disegno di legge utilizza il termine neutro di genitore, eppure questa famosa sindrome, bocciata da gran parte della psichiatria mondiale, è stata quasi sempre invocata contro le donne nelle separazioni violente.
Ma al di là della filosofia della riforma, tutto questo è applicabile? Per Gian Ettore Gassani, famoso avvocato matrimonialista, pur riconoscendo alcuni spunti positivi sul piano del principio, il testo del leghista Pillon è socialmente fuori contesto. «Come si fa ad abolire l’assegno di mantenimento in un paese in cui la metà delle donne, soprattutto al Sud, non lavora? È vero, la legge del 2006 non è stata ben applicata, c’è uno stereotipo per cui troppi tribunali preferiscono, per cultura, la collocazione dei figli con le madri. Ci sono stati padri emarginati, ma anche padri inadempienti. La mediazione stessa non può essere imposta per legge». Stesso discorso sul fronte dei bambini. Dice Gassani: « Sballottarli tra due case è la scelta migliore? Insomma, questo testo vorrebbe mettere le briglie a giudici, avvocati e genitori, con griglie rigide. Ma ogni famiglia che si rompe è un caso a sé, da trattare con la maggior flessibilità possibile».