"La violenza è scritta sul corpo, così curiamo i migranti vittime di tortura"
Brunella Giovara , di BRUNELLA GIOVARAIl racconto dalla sede milanese del Naga, associazione di volontariato laica attiva da trent'anni al fianco degli ultimi. Che oggi arrivano soprattutto dalla Libia, e nella carne hanno incisi i segni dei mesi trascorsi nei lager. Ecco i volontari che li aiutano gratis
MILANO - Bisogna sapere che sulla pelle scura i segni provocati dalle ustioni si vedono male, ma si vedono. "La macchia appare decisamente nera, ma con un po' di esperienza si capisce cos'è successo". E cosa è successo, al braccio di questo giovane proveniente dal Mali, il dottor Signorelli lo ha capito dopo: "Una busta di plastica incendiata, la plastica si fonde con la pelle, il dolore è tremendo. È un gioco che fanno spesso, in Libia". Qui la parola "gioco" sta per tortura, il ragazzo era prigioniero in un campo, sconosciuti lo hanno aggredito, picchiato, terrorizzato, poi hanno cominciato a giocare con lui.
Ogni anno diecimila visite gratis
Con questo genere di cose Fabrizio Signorelli ha imparato a convivere. È chirurgo all'ospedale di Abbiategrasso, è anche il direttore sanitario del Naga, associazione di volontariato laica, nata a Milano 31 anni fa, all'inizio si occupava per lo più …
Ogni anno diecimila visite gratis
Con questo genere di cose Fabrizio Signorelli ha imparato a convivere. È chirurgo all'ospedale di Abbiategrasso, è anche il direttore sanitario del Naga, associazione di volontariato laica, nata a Milano 31 anni fa, all'inizio si occupava per lo più …
MILANO - Bisogna sapere che sulla pelle scura i segni provocati dalle ustioni si vedono male, ma si vedono. "La macchia appare decisamente nera, ma con un po' di esperienza si capisce cos'è successo". E cosa è successo, al braccio di questo giovane proveniente dal Mali, il dottor Signorelli lo ha capito dopo: "Una busta di plastica incendiata, la plastica si fonde con la pelle, il dolore è tremendo. È un gioco che fanno spesso, in Libia". Qui la parola "gioco" sta per tortura, il ragazzo era prigioniero in un campo, sconosciuti lo hanno aggredito, picchiato, terrorizzato, poi hanno cominciato a giocare con lui.
Ogni anno diecimila visite gratis
Con questo genere di cose Fabrizio Signorelli ha imparato a convivere. È chirurgo all'ospedale di Abbiategrasso, è anche il direttore sanitario del Naga, associazione di volontariato laica, nata a Milano 31 anni fa, all'inizio si occupava per lo più di rom, poi di altri disgraziati soprattutto stranieri, soprattutto irregolari, senza diritti sanitari (che pure lo Stato dovrebbe garantire) e legali, assicurando cure e assistenza gratuite. Sono 400 soci/volontari, lo staff medico è di trenta persone, fanno diecimila visite all'anno e tutti lavorano gratis, a parte quattro dipendenti part time.
Un torturato alla settimana
E oggi i nuovi disgraziati sono i migranti, e tra loro chi si porta dietro i segni terribili, le ustioni, le frustate, i tagli, le bruciature, "tutte cose che io non avevo mai visto prima, nel mio lavoro", e di molte altre cose non vuole neanche parlare. Ora le vede e le certifica, il suo lavoro è anche questo: preparare la documentazione da allegare alle richieste di asilo, per dimostrare di essere stati perseguitati bisogna denudarsi e mostrare le prove, qui nell'ambulatorio di via Zamenhof, dietro queste porte colorate passano le storie di chi ha fatto la Libia, come si dice abitualmente per le guerre. Un caso alla settimana, negli ultimi tre anni siamo sui centocinquanta. Via Zamenhof è la dimostrazione di quanto le torture e le loro vittime ci siano vicine. Non ci sono "palestrati", per usare le parole del ministro dell'Interno. Ci sono invece le storie dolorose che papa Francesco ha voluto vedere con i suoi occhi, quei video girati nei lager che gli hanno fatto dire: "Prima di mandarli indietro bisogna pensare bene".
"Compatibile con lesione da arma bianca"
Come D.M, della Costa d'Avorio, 28 anni: "Al versante esterno del polso dx cicatrice lineare della lunghezza di 3 cm senza segni di sutura chirurgica, compatibile con lesione da arma bianca. Al versante posteriore del carpo di sinistra lesione discromica con irregolarità della superficie cutanea delle dimensioni di circa 10 per 10 cm, compatibile con esiti di contatto con sostanza ustionante (acido non meglio precisato)". Questo l'esame obbiettivo. Poi c'è la raccolta anamnestica: "Il signor D. riferisce di essere stato percosso e torturato, nel 2011, da miliziani alla ricerca del fratello, accusato di essere parte di un'altra milizia". E la storia di T.M., Gambia, 18 anni appena: "Riferisce di essere stato percosso con un bastone durante la permanenza in Libia. Nel tentativo di difendersi subiva una lesione del gomito sinistro" (il riassunto di due pagine dove c'è il racconto di 1 anno e 8 mesi di prigionia). L'esame obiettivo: "Arto superiore sinistro ipotrofico, gomito sinistro con anchilosi in semiflessione con impossibilità di flesso estensione. Sono presenti numerose lesioni cicatriziali (8) del diametro di 2 cm riferibili ad esiti di percosse". Significa che T. resterà handicappato, il braccio è irrecuperabile.
"Dovevo dormire con gli uomini"
Poi, ci sono le donne. B.M., nata in Costa d'Avorio, 21 anni. "Riferisce di essere stata percossa durante la permanenza in Libia e in particolare di essere stata colpita con una bottiglia rotta alla mano sinistra". Il referto: "Presente cicatrice lineare di 6 cm senza segni di sutura chirurgica compatibile con arma da taglio...", ma quello che non c'è - perché dopo tanto tempo non ci sono segni visibili - è il resto: dopo un mese di carcere a Tripoli "un arabo mi ha detto che mi avrebbe fatta uscire se avessi dormito con lui. Ho accettato. Il giorno dopo è successo di nuovo. Tutti i giorni venivo violentata con la promessa di uscire dalla prigione. Tutte le sere venivo costretta a dormire con gli uomini arabi, non potevo rifiutare perché se no venivo picchiata". Un gesto di ribellione le è costato lo squarcio sulla mano, "tutte le ferite che vedo sono così, non ricucite da un professionista, senza segni di punti, con i margini irregolari", spiega Signorelli.
Le cure come dopo il Vietnam
Naturalmente, l'espressione usata da B. ("dormire con gli uomini") è un eufemismo ingenuo, la violenza sessuale è estremamente difficile da raccontare e da spiegare nei dettagli, spesso i maschi non riescono a dirlo, quel trauma. Anna Petruzzi, la psichiatra che si occupa di queste cose al Naga, insieme ad Anna Legori, Alessandra Manzoni e alla più giovane Anna Felcher, dice che "tutti i migranti hanno vissuto paure profonde, quello che una studiosa ha definito come 'l'impensabile'". Dice anche che per curare il disturbo da stress post traumatico (altrimenti detto "nevrosi da guerra") di cui queste persone soffrono, grande giovamento arriva da tecniche codificate negli anni del Vietnam, sui reduci, come l'Emdr, un approccio terapeutico che attenua il trauma subìto, nel tempo. "Penso ai testi di Herman, di Van der Kolk, della israeliana Shapiro. E a quelli della Amati, che ha studiato i casi di tortura negli stadi in Cile".
Arrivare quando il male è già fatto
Petruzzi aggiunge che "il dolore è uguale in tutto il mondo", e che tutto era già raccontato in un documentario del 2008, "Come un uomo sulla terra", di Andrea Segre e Dagmawi Yimer. Lì c'erano filmate le cose che oggi vede sulle facce di donne e uomini scampati alla Libia, lei lo ha visto a una rassegna a Lampugnano, sono passati dieci anni, tutto si è come verificato, nelle carni e nelle menti di queste persone che passano al Naga, non avendo altri posti dove andare, peraltro, e avendo nel frattempo l'associazione messo su un centro apposito, dedicato ai torturati. Qui, la parola tortura diventa vera, nelle cartelle cliniche e negli sguardi dei pazienti che arrivano da un po' tutto il Nord Italia, il Comune di Bologna ad esempio li manda qui, i suoi, un'associazione di Borgomanero invia donne che hanno subito mutilazioni genitali. Quindi il medico visita, accerta lesioni, ormai sa riconoscere un taglio da coltello da uno da vetro, i colpi di frusta come si usano in Libia, "cavi elettrici, usano quelli", le cicatrici da bruciature da sigaretta, restano segni più o meno quadrati, da un centimetro di diametro, è un triste lavoro quello del dottor Signorelli, perché il male è già fatto.
Ogni anno diecimila visite gratis
Con questo genere di cose Fabrizio Signorelli ha imparato a convivere. È chirurgo all'ospedale di Abbiategrasso, è anche il direttore sanitario del Naga, associazione di volontariato laica, nata a Milano 31 anni fa, all'inizio si occupava per lo più di rom, poi di altri disgraziati soprattutto stranieri, soprattutto irregolari, senza diritti sanitari (che pure lo Stato dovrebbe garantire) e legali, assicurando cure e assistenza gratuite. Sono 400 soci/volontari, lo staff medico è di trenta persone, fanno diecimila visite all'anno e tutti lavorano gratis, a parte quattro dipendenti part time.
Un torturato alla settimana
E oggi i nuovi disgraziati sono i migranti, e tra loro chi si porta dietro i segni terribili, le ustioni, le frustate, i tagli, le bruciature, "tutte cose che io non avevo mai visto prima, nel mio lavoro", e di molte altre cose non vuole neanche parlare. Ora le vede e le certifica, il suo lavoro è anche questo: preparare la documentazione da allegare alle richieste di asilo, per dimostrare di essere stati perseguitati bisogna denudarsi e mostrare le prove, qui nell'ambulatorio di via Zamenhof, dietro queste porte colorate passano le storie di chi ha fatto la Libia, come si dice abitualmente per le guerre. Un caso alla settimana, negli ultimi tre anni siamo sui centocinquanta. Via Zamenhof è la dimostrazione di quanto le torture e le loro vittime ci siano vicine. Non ci sono "palestrati", per usare le parole del ministro dell'Interno. Ci sono invece le storie dolorose che papa Francesco ha voluto vedere con i suoi occhi, quei video girati nei lager che gli hanno fatto dire: "Prima di mandarli indietro bisogna pensare bene".
"Compatibile con lesione da arma bianca"
Come D.M, della Costa d'Avorio, 28 anni: "Al versante esterno del polso dx cicatrice lineare della lunghezza di 3 cm senza segni di sutura chirurgica, compatibile con lesione da arma bianca. Al versante posteriore del carpo di sinistra lesione discromica con irregolarità della superficie cutanea delle dimensioni di circa 10 per 10 cm, compatibile con esiti di contatto con sostanza ustionante (acido non meglio precisato)". Questo l'esame obbiettivo. Poi c'è la raccolta anamnestica: "Il signor D. riferisce di essere stato percosso e torturato, nel 2011, da miliziani alla ricerca del fratello, accusato di essere parte di un'altra milizia". E la storia di T.M., Gambia, 18 anni appena: "Riferisce di essere stato percosso con un bastone durante la permanenza in Libia. Nel tentativo di difendersi subiva una lesione del gomito sinistro" (il riassunto di due pagine dove c'è il racconto di 1 anno e 8 mesi di prigionia). L'esame obiettivo: "Arto superiore sinistro ipotrofico, gomito sinistro con anchilosi in semiflessione con impossibilità di flesso estensione. Sono presenti numerose lesioni cicatriziali (8) del diametro di 2 cm riferibili ad esiti di percosse". Significa che T. resterà handicappato, il braccio è irrecuperabile.
"Dovevo dormire con gli uomini"
Poi, ci sono le donne. B.M., nata in Costa d'Avorio, 21 anni. "Riferisce di essere stata percossa durante la permanenza in Libia e in particolare di essere stata colpita con una bottiglia rotta alla mano sinistra". Il referto: "Presente cicatrice lineare di 6 cm senza segni di sutura chirurgica compatibile con arma da taglio...", ma quello che non c'è - perché dopo tanto tempo non ci sono segni visibili - è il resto: dopo un mese di carcere a Tripoli "un arabo mi ha detto che mi avrebbe fatta uscire se avessi dormito con lui. Ho accettato. Il giorno dopo è successo di nuovo. Tutti i giorni venivo violentata con la promessa di uscire dalla prigione. Tutte le sere venivo costretta a dormire con gli uomini arabi, non potevo rifiutare perché se no venivo picchiata". Un gesto di ribellione le è costato lo squarcio sulla mano, "tutte le ferite che vedo sono così, non ricucite da un professionista, senza segni di punti, con i margini irregolari", spiega Signorelli.
Le cure come dopo il Vietnam
Naturalmente, l'espressione usata da B. ("dormire con gli uomini") è un eufemismo ingenuo, la violenza sessuale è estremamente difficile da raccontare e da spiegare nei dettagli, spesso i maschi non riescono a dirlo, quel trauma. Anna Petruzzi, la psichiatra che si occupa di queste cose al Naga, insieme ad Anna Legori, Alessandra Manzoni e alla più giovane Anna Felcher, dice che "tutti i migranti hanno vissuto paure profonde, quello che una studiosa ha definito come 'l'impensabile'". Dice anche che per curare il disturbo da stress post traumatico (altrimenti detto "nevrosi da guerra") di cui queste persone soffrono, grande giovamento arriva da tecniche codificate negli anni del Vietnam, sui reduci, come l'Emdr, un approccio terapeutico che attenua il trauma subìto, nel tempo. "Penso ai testi di Herman, di Van der Kolk, della israeliana Shapiro. E a quelli della Amati, che ha studiato i casi di tortura negli stadi in Cile".
Arrivare quando il male è già fatto
Petruzzi aggiunge che "il dolore è uguale in tutto il mondo", e che tutto era già raccontato in un documentario del 2008, "Come un uomo sulla terra", di Andrea Segre e Dagmawi Yimer. Lì c'erano filmate le cose che oggi vede sulle facce di donne e uomini scampati alla Libia, lei lo ha visto a una rassegna a Lampugnano, sono passati dieci anni, tutto si è come verificato, nelle carni e nelle menti di queste persone che passano al Naga, non avendo altri posti dove andare, peraltro, e avendo nel frattempo l'associazione messo su un centro apposito, dedicato ai torturati. Qui, la parola tortura diventa vera, nelle cartelle cliniche e negli sguardi dei pazienti che arrivano da un po' tutto il Nord Italia, il Comune di Bologna ad esempio li manda qui, i suoi, un'associazione di Borgomanero invia donne che hanno subito mutilazioni genitali. Quindi il medico visita, accerta lesioni, ormai sa riconoscere un taglio da coltello da uno da vetro, i colpi di frusta come si usano in Libia, "cavi elettrici, usano quelli", le cicatrici da bruciature da sigaretta, restano segni più o meno quadrati, da un centimetro di diametro, è un triste lavoro quello del dottor Signorelli, perché il male è già fatto.