Lobby dei fondi all'Eliseo. Indagato anche Monorchio: “Aiutò il genero Barbareschi”
Giuseppe Scarpa
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di GIUSEPPE SCARPA
Per convincere il Parlamento a sbloccare il contributo al teatro i due si sarebbero affidati al mediatore Luigi Tivelli
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Il palco su cui va in scena un maxi finanziamento milionario — illecito per la procura — è quello del teatro Eliseo a Roma, uno dei più famosi e frequentati della città. Quattro milioni di euro (poi diventeranno otto) che affluiranno copiosi nelle esauste casse del teatro — il cui direttore artistico è Luca Barbareschi — grazie ad un’attività di lobbing arrivata fino ai vertici dello Stato: alti funzionari del ministero dell’Economia e della presidenza del Consiglio, fino a toccare parlamentari dei più disparati schieramenti. Soldi piovuti a pioggia sul teatro grazie anche ad Andrea Monorchio, economista, ex ragioniere generale dello Stato e soprattutto, suocero di Barbareschi. In pratica, secondo gli investigatori, si sarebbe reso “complice” del genero.
Andrea Monorchio
Questa la ricostruzione dei cara…!-->!-->
Il palco su cui va in scena un maxi finanziamento milionario — illecito per la procura — è quello del teatro Eliseo a Roma, uno dei più famosi e frequentati della città. Quattro milioni di euro (poi diventeranno otto) che affluiranno copiosi nelle esauste casse del teatro — il cui direttore artistico è Luca Barbareschi — grazie ad un’attività di lobbing arrivata fino ai vertici dello Stato: alti funzionari del ministero dell’Economia e della presidenza del Consiglio, fino a toccare parlamentari dei più disparati schieramenti. Soldi piovuti a pioggia sul teatro grazie anche ad Andrea Monorchio, economista, ex ragioniere generale dello Stato e soprattutto, suocero di Barbareschi. In pratica, secondo gli investigatori, si sarebbe reso “complice” del genero.
Andrea Monorchio
Questa la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo che hanno indagato sull’affaire. Entrambi avrebbero ingaggiato un lobbista per sbloccare il finanziamento. Il nome dell’uomo, assoldato da Barbareschi e Monorchio, capace di condizionare le scelte di diversi alti dirigenti dello Stato, è Luigi Tivelli. Autore di diversi libri con lo stesso Monorchio, è stato consigliere parlamentare per decenni ed editorialista su diversi giornali. Il prezzo per il suo interessamento viene individuato dagli inquirenti in una promessa di denaro (70mila euro) e nell’assunzione della figlia nel 2017 per tre mesi (contratto a termine) presso la Casanova dello stesso Barbareschi. Sulla vicenda è pendente anche un ricorso al tribunale amministrativo, che dopo un’iniziale decisione di irricevibilità è stato chiamato dal Consiglio di stato a pronunciarsi nel merito.
L'interno del teatro Eliseo
Invece, sul fronte penale, il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha chiuso l’indagine. Agli avvocati dei tre, sono stati notificati gli avvisi di garanzia da parte dei carabinieri. E’ l’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Nel frattempo i legali di Barbareschi, Tivelli e Monorchio, hanno venti giorni di tempo per presentare le loro memorie difensive. Per gli investigatori, però, ci sono pochi dubbi. Il reato di traffico di influenze illecite non permette, in Italia, grandi spazi di manovra per le attività di lobbing. E dare o anche solo promettere dei soldi per esercitare pressione nei confronti di alti funzionari dello stato “per atti contrari ai loro doveri d’ufficio”, come si legge nel campo d’imputazione è, appunto, un reato.
Ma cosa avrebbero fatto, ad aprile del 2017, gli alti dirigenti del ministero e della presidenza del consiglio su pressione di Tivelli? Avrebbero «inserito — scrive il pm — nella manovra finanziaria un finanziamento di 4 milioni di euro in favore del teatro Eliseo, gestito da Luca Barbareschi». Successivamente l’iter, che aveva permesso di sbloccare queste risorse a favore del teatro di via Nazionale, aveva incontrato una serie di ostacoli. Superati senza grossi problemi, secondo chi indaga, anche grazie all’interessamento della deputata di Forza Italia Stefania Prestigiacomo (non coinvolta però nell’inchiesta). E anzi con una sorpresa finale, visto che all’inizio i milioni di euro dovevano essere quattro e poi sono raddoppiati. Questo contributo venne prima ritirato dal decreto Milleproroghe per poi essere ripresentato in commissione Bilancio, presieduta dal parlamentare dem Francesco Boccia, su proposta di due deputati, Alberto Giorgetti di Forza Italia e Sergio Boccadutri del Pd, (i tre non sono indagati) con il raddoppio della cifra: metà per il 2017 e il resto sul 2018. Il tutto venne poi approvato nonostante il parere negativo degli allora ministri dell’Economia e della Cultura, Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini. Anche la sottosegretaria Maria Elena Boschi protestò per il finanziamento. Sulla questione, il mondo dello spettacolo si mobilitò immediatamente con una lettera aperta di 40 teatri italiani indirizzata all’allora ministro, Pier Carlo Padoan.