Nord-Est, poca ricerca e cervelli in fuga
Roberta Paolini , di ROBERTA PAOLINIE' uno dei territori europei a maggior crescita industriale, eppure come risorse investite in R&D è a metà classifica e quasi 4 laureati su 10 vanno a trovare occupazione in altre regioni. Le principali destinazioni: Emilia Romagna, soprattutto, e Lombardia
È la fabbrica d'Europa. Uno dei territori a più alta concentrazione di imprese industriali, con una capacità di generare valore aggiunto superiore alla media italiana. Eppure, il triveneto, nonostante le aziende innovative, internazionali con la sua tradizione di laboratorio d'Italia non brilla negli investimenti in ricerca. E anzi è sempre più l'Emilia Romagna a giocare il ruolo di traino sull'allocazione di risorse e talenti nel comparto industriale. Secondo i dati di Istat sulla spesa in R&S il Veneto, cuore del quadrante nordorientale, è la quinta regione italiana, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono all'undicesimo e dodicesimo posto. Nel complesso il peso del Nord-Est è del 12,3% sul totale italiano. Il confronto con altre regioni è impari. Emilia Romagna totalizza 2,68 miliardi in ricerca, il Piemonte 2,74 miliardi, il Lazio 2,8 e la Lombardia da sola fa 4,54 miliardi di investimenti in …
È la fabbrica d'Europa. Uno dei territori a più alta concentrazione di imprese industriali, con una capacità di generare valore aggiunto superiore alla media italiana. Eppure, il triveneto, nonostante le aziende innovative, internazionali con la sua tradizione di laboratorio d'Italia non brilla negli investimenti in ricerca. E anzi è sempre più l'Emilia Romagna a giocare il ruolo di traino sull'allocazione di risorse e talenti nel comparto industriale. Secondo i dati di Istat sulla spesa in R&S il Veneto, cuore del quadrante nordorientale, è la quinta regione italiana, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono all'undicesimo e dodicesimo posto. Nel complesso il peso del Nord-Est è del 12,3% sul totale italiano. Il confronto con altre regioni è impari. Emilia Romagna totalizza 2,68 miliardi in ricerca, il Piemonte 2,74 miliardi, il Lazio 2,8 e la Lombardia da sola fa 4,54 miliardi di investimenti in ricerca&sviluppo. Di quest'ultima cifra 3,2 miliardi la fanno le imprese pesando il 71% sul totale. In Veneto, dove il dato si ferma a 1,775 miliardi, le imprese incidono per il 67% totalizzando 1,12 miliardi di investimenti. Sono dati assoluti, perché invece confrontato i valori della ricerca in rapporto al pil, nelle tre regioni il Friuli Venezia Giulia totalizza cifre migliori, ovvero l'1,6 per cento di ricerca sul prodotto interno lordo, contro una media italiana che si ferma all'1,4. Ma anche guardando da questa angolatura, il Veneto è solo all'1,1 per cento. Per fare un esempio, la vicina Emilia Romagna è la migliore in Italia con l'1,8 per cento subito dietro al Piemonte con un tasso del 2,2 per cento.
Se la scelta di un'Università fuori regione può essere simbolo di una popolazione studentesca attiva, emerge tuttavia che il Veneto, per esempio, non compensa l'uscita dei propri giovani con l'attrazione di talenti da altre regioni. Come spiegato dai dati Bes, che hanno incrociato tutte le statistiche del Miur, il Veneto ha un tasso migratorio pari al -4,6 per mille. Ogni mille studenti 4,6 studiano altrove e spesso altrove ci restano. La media italiana è del -4,5 per mille. Lombardia e Emilia Romagna ancora una volta svettano, qui i tassi sono rispettivamente +13,7 per mille e +15,3 per mille. In crescita costante nell'ultimo triennio.
E questo nonostante ci siano ambiti in cui il Nord-Est, o alcune sue aree, manifestino eccellenza. Vale per esempio per il tasso di brevettazione del Friuli Venezia Giulia, pari al doppio del resto di Italia o alla percentuale di aziende in cui si svolgano attività innovative, più della metà in Veneto, dato più alto italiano.
E poi ci sono singoli casi di successo. A cominciare dalla multinazionale tascabile che lavora con Big Pharma: il Gruppo Stevanato. Sede a Piombino Dese e collaborazioni pluriennali con le università. Il Centro di Microscopia Elettronica "Giovanni Stevanato", che prende il nome del fondatore della multinazionale è nato, ad esempio, dalla collaborazione tra l'azienda e il Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi dell'Università Ca' Foscari e vede il team azienda/università impegnato su progetti di ricerca per lo studio dell'interazione tra la superficie di contenitori in vetro ad uso farmaceutico e il farmaco.
Il Gruppo Danieli, il "costruttore" di acciaierie con sede a Buttrio in provincia di Udine, è un veterano dei rapporti con università e centri di ricerca. Ha al suo interno una Academy, con una struttura formativa che riguarda tutti i gradi di istruzione. Si tratta dell'architrave della sua struttura di relazione con il mondo accademico. Danieli ha un rapporto con circa 70 Università nel mondo. Il modello si integra con il centro di Ricerca interno e esplora sia determinate competenze in segmenti di nicchia, come possono essere la metallurgia o Industria 4.0 (con attenzione particolare ai big data, all'analisi del dato e alla robotica), sia percorsi di collaborazione nella ricerca che poi consentono la conoscenza degli studenti legati al singolo professore o dipartimento per percorsi di reclutamento e successivo inserimento nel gruppo.
Infine Fitt, gruppo guidato da Alessandro Mezzalira, tra i big al mondo delle tubazioni in plastica e pvc. Le loro iniziative principali sono con l'Università di Padova. In particolare, con il Dipartimento di Ingegneria Industriale e con il Dipartimento di Tecnica e Gestione dei sistemi industriali (quest'ultimo sempre afferente all'ateneo patavino sede di Vicenza). Tra gli esempi concreti di realizzazioni a cui gli studenti sono giunti, assieme al team di Innovation&Technology di FITT, c'è la creazione di una nuova tecnologia per la spirale a rinforzo del B-Active (prodotto per la costruzione di piscine interrate). Oppure altri progetti sviluppati sempre da studenti nello sviluppo di leghe polimeriche con cui sono stati realizzati nuovi sistemi per l'acquedottistica o antincendio.
Pochi ingegneri
Ma non è solo il dato relativo alla ricerca. A Nord-Est emerge una forte mobilità studentesca che, tuttavia, non è controbilanciata dall'attrattività degli atenei del territorio. I numeri sono del Miur e riguardano l'anno accademico 2016/2017. Sono i dati più completi perché consentono di confrontare tutte le università italiane sui numeri reali delle immatricolazioni. Secondo queste statistiche il Veneto è per esempio la settima regione per immatricolati in Ingegneria, il Friuli Venezia Giulia è la tredicesima, il Trentino Alto Adige la 15esima. Nell'area economica il Veneto è invece sesto, con 13 mila 188 immatricolati sui 224 mila totali in Italia. Il Trentino Alto Adige è al quindicesimo posto, il FriuliVg al sedicesimo. Ma il valore più interessante riguarda per l'appunto la mobilità studentesca: in Friuli Venezia Giulia rimangono il 71,28% degli studenti, il resto preferisce studiare altrove, in particolar modo in Emilia Romagna. Meno ancora ne rimangono in Veneto: il 69,95% restano in regione, il restante 30% va altrove. In Lombardia 5%, in Emilia Romagna il 9,11% e in Friuli Venezia Giulia (stessa percentuale).Se la scelta di un'Università fuori regione può essere simbolo di una popolazione studentesca attiva, emerge tuttavia che il Veneto, per esempio, non compensa l'uscita dei propri giovani con l'attrazione di talenti da altre regioni. Come spiegato dai dati Bes, che hanno incrociato tutte le statistiche del Miur, il Veneto ha un tasso migratorio pari al -4,6 per mille. Ogni mille studenti 4,6 studiano altrove e spesso altrove ci restano. La media italiana è del -4,5 per mille. Lombardia e Emilia Romagna ancora una volta svettano, qui i tassi sono rispettivamente +13,7 per mille e +15,3 per mille. In crescita costante nell'ultimo triennio.
E questo nonostante ci siano ambiti in cui il Nord-Est, o alcune sue aree, manifestino eccellenza. Vale per esempio per il tasso di brevettazione del Friuli Venezia Giulia, pari al doppio del resto di Italia o alla percentuale di aziende in cui si svolgano attività innovative, più della metà in Veneto, dato più alto italiano.
E poi ci sono singoli casi di successo. A cominciare dalla multinazionale tascabile che lavora con Big Pharma: il Gruppo Stevanato. Sede a Piombino Dese e collaborazioni pluriennali con le università. Il Centro di Microscopia Elettronica "Giovanni Stevanato", che prende il nome del fondatore della multinazionale è nato, ad esempio, dalla collaborazione tra l'azienda e il Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi dell'Università Ca' Foscari e vede il team azienda/università impegnato su progetti di ricerca per lo studio dell'interazione tra la superficie di contenitori in vetro ad uso farmaceutico e il farmaco.
Il Gruppo Danieli, il "costruttore" di acciaierie con sede a Buttrio in provincia di Udine, è un veterano dei rapporti con università e centri di ricerca. Ha al suo interno una Academy, con una struttura formativa che riguarda tutti i gradi di istruzione. Si tratta dell'architrave della sua struttura di relazione con il mondo accademico. Danieli ha un rapporto con circa 70 Università nel mondo. Il modello si integra con il centro di Ricerca interno e esplora sia determinate competenze in segmenti di nicchia, come possono essere la metallurgia o Industria 4.0 (con attenzione particolare ai big data, all'analisi del dato e alla robotica), sia percorsi di collaborazione nella ricerca che poi consentono la conoscenza degli studenti legati al singolo professore o dipartimento per percorsi di reclutamento e successivo inserimento nel gruppo.
Progetti per Fca
Massimo Pavin e la sua Sirmax, la multinazionale dei polimeri per l'automotive e l'elettrodomestico, sono un altro esempio di collaborazione tra università e imprese. Pavin coopera stabilmente sia con il dipartimento di Ingegneria Industriale che con quello di Economia dell'Università di Padova. Sulle due sponde ha dato vita ad una serie di iniziative, dal finanziamento di Phd alla collaborazione con gruppi di laureandi. Inoltre sta sviluppando progetti sullo studio dei polimeri, uno in collaborazione con l'Università di Torino per Fca e un altro dedicato a Industry 4.0 dove la collaborazione unisce il dipartimento di Economia, con i professori Paolo Gubitta e Diego Campagnolo, e la società di consulenza Considi.Infine Fitt, gruppo guidato da Alessandro Mezzalira, tra i big al mondo delle tubazioni in plastica e pvc. Le loro iniziative principali sono con l'Università di Padova. In particolare, con il Dipartimento di Ingegneria Industriale e con il Dipartimento di Tecnica e Gestione dei sistemi industriali (quest'ultimo sempre afferente all'ateneo patavino sede di Vicenza). Tra gli esempi concreti di realizzazioni a cui gli studenti sono giunti, assieme al team di Innovation&Technology di FITT, c'è la creazione di una nuova tecnologia per la spirale a rinforzo del B-Active (prodotto per la costruzione di piscine interrate). Oppure altri progetti sviluppati sempre da studenti nello sviluppo di leghe polimeriche con cui sono stati realizzati nuovi sistemi per l'acquedottistica o antincendio.