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Finalmente il Nobel a una Donna

Alla Strickland il riconoscimento per la Fisica. Fabiola Gianotti, alla guida del Cern dal 2016, e Lucia Votano, prima donna direttore del laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, commentano il premio alla scienziata canadese
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"Un esempio per tutte le studentesse"

FABIOLA GIANOTTI


Incoraggerà le ragazze a fare ricerca in fisica. Sarebbe bello se presto altre donne potessero essere premiate con il Nobel». Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern dal 2016, commenta il riconoscimento conferito ieri a Donna Strickland.
Come ha accolto l’annuncio della Reale accademia delle scienze?
«Il Nobel ad Ashkin, Mourou e Strickland premia un lavoro scientifico di altissimo livello che ha portato a svolte decisive nella fisica dei laser e aperto la strada al loro uso per un gran numero di applicazioni. Ricordo una discussione stimolante e piacevole con Gérard Mourou al Cern nel 2015 su possibili utilizzi nel campo degli acceleratori di particelle. Sono anche felice che uno dei premiati sia una donna: questo riconoscimento può servire da incoraggiamento alle giovani che esitano a intraprendere una carriera di ricerca in fisica».
È però solo la terz…

"Un esempio per tutte le studentesse"

FABIOLA GIANOTTI


Incoraggerà le ragazze a fare ricerca in fisica. Sarebbe bello se presto altre donne potessero essere premiate con il Nobel». Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern dal 2016, commenta il riconoscimento conferito ieri a Donna Strickland.
Come ha accolto l’annuncio della Reale accademia delle scienze?
«Il Nobel ad Ashkin, Mourou e Strickland premia un lavoro scientifico di altissimo livello che ha portato a svolte decisive nella fisica dei laser e aperto la strada al loro uso per un gran numero di applicazioni. Ricordo una discussione stimolante e piacevole con Gérard Mourou al Cern nel 2015 su possibili utilizzi nel campo degli acceleratori di particelle. Sono anche felice che uno dei premiati sia una donna: questo riconoscimento può servire da incoraggiamento alle giovani che esitano a intraprendere una carriera di ricerca in fisica».
È però solo la terza donna ad aver vinto il Nobel per la fisica, a fronte di oltre 200 colleghi maschi insigniti del premio.
«Nel mio campo le ricercatrici sono circa il 20%. Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti. Ricordo che nel 1994, quando arrivai al Cern come post-doc, eravamo solo il 3%. Ma c’è ancora molta strada da fare. E il Nobel alla Strickland può avere un effetto positivo, per esempio sul numero di studentesse che scelgono fisica».
Cosa fate al Cern per premiare chi merita, indipendentemente dal sesso?
«Il Cern promuove la diversità in tutti i suoi aspetti, genere, etnia, cultura. Abbiamo per esempio stabilito corsi di formazione volti ad eliminare qualunque tipo di pregiudizio, anche inconscio, nei comitati preposti all’assunzione di fisici, ingegneri e tecnici. Monitoriamo costantemente lo sviluppo delle carriere per assicurarci che non ci siano differenze dovute al sesso o alla nazionalità. E ci impegniamo al massimo per offrire le stesse opportunità a tutti affinchè chi merita possa emergere al di là del passaporto, colore della pelle o sesso».
Nella sua carriera è mai stata vittima di un pregiudizio sessista?
«Al di là di qualche commento spiacevole che ho ignorato, e a cui forse, con il senno di poi, avrei dovuto reagire (ma all’epoca ero troppo giovane), non penso di avere subito discriminazioni di genere. Purtroppo molte mie colleghe hanno avuto esperienze meno felici e percorsi professionali difficili. Per questo al Cern abbiamo strutture (un “Diversity office”) che danno consiglio e sostegno a chiunque si senta discriminato o sia vittima di pregiudizi, e che intervengono con azioni concrete qualora necessario».
Che cosa si sente di dire alle giovani donne perché abbraccino la carriera di ricercatrici in fisica?
«Direi loro che uno degli aspetti più gratificanti della vita è poter contribuire al progresso della conoscenza. Direi loro di non abbandonare i loro sogni ma di perseguirli con passione, determinazione e coraggio. E forse direi loro che sarebbe bello se qualche altra donna vincesse il premio Nobel per la Fisica!».
Quando lei decise di studiare fisica ci fu una figura di donna-scienziato che la ispirò?
«È proprio una scienziata che mi ha spinta alla fisica. Frequentavo il liceo classico e di fisica sapevo poco o niente. All’età di 17 anni mi capitò fra le mani una biografia di Marie Curie. Fu una vera e propria illuminazione. La sua storia personale e professionale, i suoi esperimenti pionieristici di radioattività nel laboratorio di casa, mi colpirono moltissimo. Mi spinsero a cercare di saperne di più, cominciai a leggere tutto ciò che avesse a che fare con la fisica. E l’anno dopo decisi di farne la mia professione».
Come valuta l’episodio che, proprio al Cern, ha visto protagonista il fisico italiano Alessandro Strumia?
«Strumia ha fatto una presentazione in una conferenza che aveva anche lo scopo di discutere aspetti di uguali opportunità nella ricerca nel nostro campo. E che ha visto la partecipazione di un grandissimo numero di giovani ricercatrici di tutto il mondo. Purtroppo Alessandro Strumia ha usato la sua presentazione per attaccare in modo diretto e personale, in pubblico, due colleghe. Abbiamo deciso di sospenderlo provvisoriamente (in attesa dei risultati di un’inchiesta in corso) per violazione di uno dei valori fondamentali che promuoviamo al Cern: il rispetto per tutti».
(afp)


"LA SCIENZA AL FEMMINILE FA PASSI DA GIGANTE"

LUCIA VOTANO

"Una bellissima notizia. Il premio Nobel per la fisica a una donna mi rende superfelice". Lucia Votano risponde mentre si districa nel traffico cittadino: la attendono come relatrice in un convegno. Ne ha di cose da raccontare sui neutrini, particelle cui continua a dare la caccia da una vita. Ma anche sulla scienza al femminile. Ricercatrice dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, ha lavorato al Cern di Ginevra, al laboratorio Desy di Amburgo e ha diretto (prima donna) il più grande laboratorio sotterraneo del mondo dedicato alle astroparticelle, quello scavato nel ventre del Gran Sasso. Ora fa parte della collaborazione internazionale Juno, un enorme apparato in costruzione in Cina che studierà il fenomeno della “oscillazione” dei neutrini, ossia la capacità di queste particelle di cambiare identità, per cui ciascuno dei tre tipi di neutrini esistenti si trasforma in uno degli altri due.
Lucia Votano, le fa particolarmente piacere il Nobel assegnato a Donna Strickland?
«Direi proprio di sì.  Anche perché arriva proprio mentre infuriano le polemiche sul ruolo delle donne nella fisica».
Dall’istituzione dei Nobel sono solo tre le donne, però, che hanno ottenuto il riconoscimento. Mentre i colleghi maschi sono duecento...
«È vero, le donne stanno acquisendo sempre più peso nella fisica moderna. Ma siamo ancora lontani dall’equilibrio. Se si guarda ai ruoli di partenza le ricercatrici rappresentano circa il 30%. Il problema è che però diventano sempre più rare man mano che ci si avvicina al vertice della carriera. E il Nobel è il vertice del vertice».
C’è qualcuno che sostiene che le donne sono meno brave degli uomini in materie come la fisica. Per esempio Alessandro Strumia, che dopo essere stato sospeso dal Cern, oggi è stato sospeso anche dall’Infn. Lei è d'accordo?
«È un’emerita sciocchezza. Che non tiene conto di quanto sia stato difficile per le donne accedere al sapere. Lise Meitner, che avrebbe contribuito a scoprire la fissione nucleare, senza naturalmente ricevere il Nobel, era costretta a studiare nei sottoscala perché le era vietato l’ingresso all’Università di Berlino. E questo non accadeva nel Medioevo ma meno di un secolo fa».
Eppure Strumia ha parlato in un convegno, mostrando slide, dati e grafici per confermare questa tesi.
«Siamo scienziati e dovremmo attenerci al metodo scientifico. Se mai genetisti e scienziati cognitivi dovessero davvero dimostrare che le donne hanno meno talento degli uomini per la fisica potrei anche prendere in considerazione la cosa. Per ora vedo solo ricercatrici brillanti quanto i loro colleghi maschi».
Lei è mai stata discriminata nel suo ambiente di lavoro?
«Mai in modo esplicito. Però è capitato che incontrando degli ingegneri per realizzare un esperimento loro chiamassero “professore” il mio collega, perché maschio e con la barba, mentre io ero sempre e soltanto “dottoressa”».
Da qualche anno sta frequentando la Cina per l’esperimento Juno. Come è lì la situazione?
«Esattamente come da noi qualche decennio fa: poche donne scienziato e nessuna nei ruoli di responsabilità».
Tornando all’Italia, c’è qualcosa che si può fare per aiutare le giovani ricercatrici?
«La nostra società non aiuta le donne che lavorano, non solo le scienziate. Ci si deve affidare a una rete familiare allargata. Ma la mia generazione ha dimostrato che si può fare ricerca senza rinunciare alla famiglia e agli affetti».
Con quali compromessi?
«Beh io, per esempio, negli anni del Cern facevo la pendolare con l’Italia perché mio marito non poteva seguirmi. Molti colleghi maschi invece si trasferivano a Ginevra portando con sé tutta la famiglia».
Il Nobel di ieri può servire da stimolo per ragazze che si vogliano dedicare alla fisica?
«Eccome. Quando incontro le studentesse dico sempre che non hanno niente di meno rispetto ai maschi. D’ora in poi userò anche l’esempio di Donna Strickland»