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In una foto postata sulla pagina Facebook 'Non una di meno' attiviste del movimento femminista, vestite da ancelle come i costumi della serie Tv "Handmaid's Tale", assistono alla seduta del consiglio comunale durante la quale è stata approvata una mozione che dichiara Verona "città a favore della vita" e finanzia associazioni cattoliche per iniziative contro l'aborto (ansa)

“Verona città anti-aborto” e la capogruppo Pd approva

Passa la mozione pro-vita della Lega. I vertici Dem all’attacco della consigliera: si dimetta
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VERONA. Basta una notte e quaranta anni dopo una città aperta e mondiale come Verona si sveglia improvvisamente risucchiata nel passato e ufficialmente schierata contro l’aborto. A spingerla lontano da una legge dello Stato e dall’Occidente, frutto di una storica battaglia politica e di un cruciale referendum popolare, è la mozione di un consigliere comunale della Lega, il cattolico Alberto Zelger, ex vicesindaco e vicino al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, pure di Verona e pure schierato, oltre che contro la legge 194, contro le coppie gay, le famiglie arcobaleno e la legge Mancino, che condanna l’apologia del nazifascismo e le discriminazioni razziali e religiose.
Ad aumentare la sorpresa della città, il voto positivo anche della capogruppo Pd in consiglio comunale, Carla Padovani, ora nella bufera politica e mediatica assieme ai vertici locali del partito, che pure invoca le sue dimissioni. La mozione “pro …
VERONA. Basta una notte e quaranta anni dopo una città aperta e mondiale come Verona si sveglia improvvisamente risucchiata nel passato e ufficialmente schierata contro l’aborto. A spingerla lontano da una legge dello Stato e dall’Occidente, frutto di una storica battaglia politica e di un cruciale referendum popolare, è la mozione di un consigliere comunale della Lega, il cattolico Alberto Zelger, ex vicesindaco e vicino al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, pure di Verona e pure schierato, oltre che contro la legge 194, contro le coppie gay, le famiglie arcobaleno e la legge Mancino, che condanna l’apologia del nazifascismo e le discriminazioni razziali e religiose.
Ad aumentare la sorpresa della città, il voto positivo anche della capogruppo Pd in consiglio comunale, Carla Padovani, ora nella bufera politica e mediatica assieme ai vertici locali del partito, che pure invoca le sue dimissioni. La mozione “pro vita”, sostenuta dallo stesso sindaco forzista Federico Sboarina, impegna la giunta a inserire nell’assestamento di bilancio fondi a favore di associazioni cattoliche vicine a Zelger e Fontana, oltre che per progetti antiabortisti, come quello regionale “Culle segrete”. Il documento dichiara però prima di tutto che Verona è “una città a favore della vita”, sottintendendo che tutte le altre siano dalla parte della morte. Già a luglio la Lega aveva tentato il blitz anti-aborto, sventato grazie alla mobilitazione delle donne e delle attiviste del movimento "Non una di meno".
Allora l’esponente di estrema destra Andrea Bacciga aveva reagito facendo il saluto romano in consiglio comunale. Giovedì sera una trentina di loro si è ripresentata in aula per una “protesta pacifica”. Cappuccio di carta bianca in testa, tunica scura e mantello rosso sulle spalle, come le ancelle della serie tv statunitense Handmaid’s Tale, dopo il voto hanno gridato la loro rabbia e sono state allontanate dalla polizia municipale. Vano anche il tentativo delle opposizioni, a partire dai Cinque Stelle, ma pure del Pd e della lista dell’ex sindaco Tosi, espulso dalla Lega dal segretario Salvini e dal governatore del Veneto Zaia, di far mancare il numero legale uscendo dall’aula.

Verona così, con 21 sì e 6 no, si trova a dare una spallata al diritto delle donne di interrompere una gravidanza, sottraendosi al rischio del racket degli aborti clandestini, o ai ricoveri negli ospedali degli altri Paesi europei. Bocciata solo la “sepoltura automatica” dei feti abortiti. Il timore di movimenti e associazioni ora è che l’attacco leghista contro la 194 sia il primo passo verso lo smantellamento di altri diritti civili fondamentali. Per Aide e Telefono Rosa il documento contiene «affermazioni false e lesive della dignità della donna» e ignora come «nel frattempo in Italia vengono sottratte risorse umane e finanziarie a istituzioni pubbliche, a partire dai consultori».

Negli ultimi 35 anni, dati del ministero della Salute, nel Paese le interruzioni volontarie della gravidanza sono calate del 54,2%. In Veneto, in dieci anni, si è passati da 7mila a 5mila aborti all’anno. «In realtà — dice il promotore della mozione Alberto Zelger — dopo tanto tempo era doveroso fare il punto sulla mancata applicazione di due principi sanciti dalla legge: la tutela della vita umana dal suo inizio e la prevenzione delle cause che inducono ad abortire. Interrompere la gravidanza non può essere un contraccettivo». Giudizio condiviso dalla stessa capogruppo Pd, Padovani, che votando la mozione ha spiazzato partito e colleghi, rigettando i Dem nel caos e costringendo i vertici ad una raffica di rettifiche. Ora tutti contro di lei, nel centrosinistra, dal segretario Pd Martina all’ex presidente della Camera Boldrini di Leu, da Emma Bonino a Monica Cirinnà.

Il segretario regionale Pd, Alessandro Bisato, ha chiesto le dimissioni della capogruppo dicendo che però è l’attacco leghista alla 194 a riportare «l’Italia nel Medioevo e a schierare Verona contro le donne». Preoccupato anche il presidente del Lazio Zingaretti, candidato alla leadership Dem. «Così non va — dice — non si procede con colpi di mano ideologici su temi tanto delicati. Non si rispetta la vita se prima non si rispettano le donne: l’Italia ha una legge seria, la 194, che va applicata». Tempesta che potrebbe allargarsi fino a Venezia. «Dopo l’aborto — dice Orietta Salemi, consigliera diessina, un anno fa giunta a un passo dal ballottaggio con Sboarina — discuteranno il nostro diritto al voto e apriranno la caccia alle streghe».