CAULONIA MARINA. Un borsone con gli abiti di ricambio, una giacca e una coperta sul sedile posteriore della sua Giulietta blu elettrico, due libri, l'ordinanza di custodia cautelare sotto al sedile, un panino smozzicato a metà e una fetta di crostata. Doveva essere il giorno della grande festa di Riace per il sindaco tornato libero e invece per Mimmo Lucano è il primo giorno lontano dal suo paese, dai suoi concittadini, dai "suoi" migranti. L'uomo che incontriamo alle tre del pomeriggio su una panchina di Caulonia marina accanto all'Ideal Bar dove qualche cliente lo saluta timidamente da lontano per manifestargli solidarietà non ha nulla a che vedere con il monarca ( come lo ha definito nei giorni scorsi il procuratore di Locri) costretto all'esilio dal provvedimento dei giudici del Tribunale del Riesame che lo hanno rimesso in libertà dopo 14 giorni ai domiciliari. Sembra piuttosto un vagabondo che non riesce ancora a prendere confidenza con il suo nuovo inatteso status.
Dopo una notte insonne passata a consolare la figlia Martina sotto shock dopo la notifica del divieto di dimora, Lucano è uscito di casa prima dell'alba anche per sottrarsi all'assedio di giornalisti e telecamere. Di farsi riprendere mentre lasciava Riace con la morte nel cuore non aveva nessuna voglia. "Non sapevo dove andare, avevo appuntamento con l'avvocato in mattinata e così sono andato a Locri e ho dormito quattro ore in macchina aspettando che lui arrivasse - confida - Poi il resto della mattinata se n'è andato a farmi spiegare bene tecnicamente cosa posso e non posso fare, da dove posso e non posso passare. E da Riace non ci posso passare proprio. E ora eccomi qui.... A proposito, cosa sono, sindaco, ex sindaco?". Non se l'era posta prima questa domanda Mimmo Lucano, sospeso dalle sue funzioni dal prefetto di Reggio Calabria in seguito all'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari. Ma anche adesso che è tornato libero, dovrà restare fuori dal suo Comune. "Mi ha fatto impressione martedi sentire in aula il pm riferirsi a me parlando di ex sindaco. Io mi sento come prima. E comunque a chi me lo chiede dico che non ho nessuna intenzione di dimettermi. Non ho niente di cui pentirmi e a far rivivere Riace ho consacrato gli ultimi vent'anni".
Gli duole il cuore sapere che ieri il muro granitico di fiducia dei circa 200 migranti ospiti degli Sprar ora revocati dal Viminale e persino quello di qualche suo concittadino ha mostrato le prime crepe. Prendi Daniel, ad esempio, uno che a Riace ha visto nascere suo figlio. Ieri per la prima volta ha detto che, se non ci sarà più Lucano, lui e tanti altri andranno via. E Vincenzo, tornato in paese sette anni fa dopo 30 anni da emigrato a Torino, ora rimasto senza un lavoro: "Temiamo che tutto torni come prima, che Riace muoia, che nessuno venga più qui".
Sulla panchina, ancora indosso gli stessi vestiti che indossava il giorno dell'udienza in tribunale, Mimmo Lucano scuote la testa: " Mi sento una grande responsabilità nei loro confronti ma mi sento di dire: dovete avere un po' di pazienza e resistere. Dobbiamo aspettare un po', passerà, sono fiducioso che le cose si sistemeranno e il nostro progetto andrà avanti ritornando alle origini. Io non li lascerò soli, approfitterò di questo momento di lontananza, delle decine di inviti e di opportunità per portare avanti l'idea politica del modello Riace, l'idea della civiltà dei rapporti umani contro quella della barbarie".
Il testimonial di Riace in giro prima per la Calabria, poi per l'Italia e anche all'estero. Ecco cosa farà Mimmo Lucano nei prossimi giorni in attesa che il ricorso che i suoi legali stanno preparando contro il divieto di dimora possa avere esito positivo. "Non so ancora dove andrò, anzi ho deciso che non mi trasferirò da nessuna parte. La macchina sarà la mia casa, per il resto cambiero' posto tutti i giorni, approfittando delle decine di offerte di ospitalità di tantissimi amici e sindaci che sto ricevendo. Ma posso assicurare che non mi allontanerò mai da Riace. Se lo mettano in testa tutti: il mio posto è qui".
Non ha nessuna voglia di polemizzare con Salvini che ancora ieri ha sottolineato come, visto che lo hanno allontanato dal suo paese, "non è un eroe dei tempi moderni", ma non rinuncia a ricordare al ministro dell'Interno che: "Io non mi sono mai definito un eroe, ma certamente aiuto i deboli e a differenza di lui ho imparato a non denigrare nessuno". E' ora di riprendere il vagabondaggio con la sua Giulietta: "Per stasera ho da leggere, mi sono portato dietro le carte dell'inchiesta e due libri, Fluxenia, storia di una straniera calabro-greca, e Stranieri e residenti, scritto da una professoressa di mia figlia. Il mio mondo è questo e non ci rinuncerò per niente al mondo".
Dopo una notte insonne passata a consolare la figlia Martina sotto shock dopo la notifica del divieto di dimora, Lucano è uscito di casa prima dell'alba anche per sottrarsi all'assedio di giornalisti e telecamere. Di farsi riprendere mentre lasciava Riace con la morte nel cuore non aveva nessuna voglia. "Non sapevo dove andare, avevo appuntamento con l'avvocato in mattinata e così sono andato a Locri e ho dormito quattro ore in macchina aspettando che lui arrivasse - confida - Poi il resto della mattinata se n'è andato a farmi spiegare bene tecnicamente cosa posso e non posso fare, da dove posso e non posso passare. E da Riace non ci posso passare proprio. E ora eccomi qui.... A proposito, cosa sono, sindaco, ex sindaco?". Non se l'era posta prima questa domanda Mimmo Lucano, sospeso dalle sue funzioni dal prefetto di Reggio Calabria in seguito all'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari. Ma anche adesso che è tornato libero, dovrà restare fuori dal suo Comune. "Mi ha fatto impressione martedi sentire in aula il pm riferirsi a me parlando di ex sindaco. Io mi sento come prima. E comunque a chi me lo chiede dico che non ho nessuna intenzione di dimettermi. Non ho niente di cui pentirmi e a far rivivere Riace ho consacrato gli ultimi vent'anni".
Gli duole il cuore sapere che ieri il muro granitico di fiducia dei circa 200 migranti ospiti degli Sprar ora revocati dal Viminale e persino quello di qualche suo concittadino ha mostrato le prime crepe. Prendi Daniel, ad esempio, uno che a Riace ha visto nascere suo figlio. Ieri per la prima volta ha detto che, se non ci sarà più Lucano, lui e tanti altri andranno via. E Vincenzo, tornato in paese sette anni fa dopo 30 anni da emigrato a Torino, ora rimasto senza un lavoro: "Temiamo che tutto torni come prima, che Riace muoia, che nessuno venga più qui".
Sulla panchina, ancora indosso gli stessi vestiti che indossava il giorno dell'udienza in tribunale, Mimmo Lucano scuote la testa: " Mi sento una grande responsabilità nei loro confronti ma mi sento di dire: dovete avere un po' di pazienza e resistere. Dobbiamo aspettare un po', passerà, sono fiducioso che le cose si sistemeranno e il nostro progetto andrà avanti ritornando alle origini. Io non li lascerò soli, approfitterò di questo momento di lontananza, delle decine di inviti e di opportunità per portare avanti l'idea politica del modello Riace, l'idea della civiltà dei rapporti umani contro quella della barbarie".
Il testimonial di Riace in giro prima per la Calabria, poi per l'Italia e anche all'estero. Ecco cosa farà Mimmo Lucano nei prossimi giorni in attesa che il ricorso che i suoi legali stanno preparando contro il divieto di dimora possa avere esito positivo. "Non so ancora dove andrò, anzi ho deciso che non mi trasferirò da nessuna parte. La macchina sarà la mia casa, per il resto cambiero' posto tutti i giorni, approfittando delle decine di offerte di ospitalità di tantissimi amici e sindaci che sto ricevendo. Ma posso assicurare che non mi allontanerò mai da Riace. Se lo mettano in testa tutti: il mio posto è qui".
Non ha nessuna voglia di polemizzare con Salvini che ancora ieri ha sottolineato come, visto che lo hanno allontanato dal suo paese, "non è un eroe dei tempi moderni", ma non rinuncia a ricordare al ministro dell'Interno che: "Io non mi sono mai definito un eroe, ma certamente aiuto i deboli e a differenza di lui ho imparato a non denigrare nessuno". E' ora di riprendere il vagabondaggio con la sua Giulietta: "Per stasera ho da leggere, mi sono portato dietro le carte dell'inchiesta e due libri, Fluxenia, storia di una straniera calabro-greca, e Stranieri e residenti, scritto da una professoressa di mia figlia. Il mio mondo è questo e non ci rinuncerò per niente al mondo".