✕
La cimice asiatica 

Caldo record, allarme cimice asiatica. Arriva la Samurai Wasp per combatterla

Pericolosa per l'agricoltura, ha già provocato un miliardo e mezzo di danni. E' arrivata da noi sei anni fa
3 minuti di lettura
OCCHIOBELLO (ROVIGO). Un mare volante di scudi verdi e marroni: i campi di soia e di mais sono invisibili. Su meli e kiwi gli insetti coprono frutti e foglie, che cadono a terra disidratati. Le piccole antenne si muovono come radar e i contadini le guardano impotenti, barricati negli abitacoli dei trattori. Sciami neri solcano l’aria ancora calda a metà ottobre, diffondendo quell’odore acre e inconfondibile. Le cimici, quest’anno, lungo la pianura attraversata dal Po e sui fondovalle dell’arco alpino, sono un incubo. Dalle campagne, spinte dall’istinto di trovare nascondigli protetti prima dell’arrivo del freddo, invadono ormai pure le città. Nel mirino, oltre alle case riscaldate, le piante esposte su finestre e balconi. Sono arrivate dall’Asia sei anni fa, cavalcando la globalizzazione che scuote anche la natura, e hanno presto sostituito le cugine europee, meno resistenti e capaci di adattarsi alle difficoltà. Impossibi…
OCCHIOBELLO (ROVIGO). Un mare volante di scudi verdi e marroni: i campi di soia e di mais sono invisibili. Su meli e kiwi gli insetti coprono frutti e foglie, che cadono a terra disidratati. Le piccole antenne si muovono come radar e i contadini le guardano impotenti, barricati negli abitacoli dei trattori. Sciami neri solcano l’aria ancora calda a metà ottobre, diffondendo quell’odore acre e inconfondibile. Le cimici, quest’anno, lungo la pianura attraversata dal Po e sui fondovalle dell’arco alpino, sono un incubo. Dalle campagne, spinte dall’istinto di trovare nascondigli protetti prima dell’arrivo del freddo, invadono ormai pure le città. Nel mirino, oltre alle case riscaldate, le piante esposte su finestre e balconi. Sono arrivate dall’Asia sei anni fa, cavalcando la globalizzazione che scuote anche la natura, e hanno presto sostituito le cugine europee, meno resistenti e capaci di adattarsi alle difficoltà. Impossibile, finora, fermare l’esercito della varietà «Halyomorpha halys»: l’autunno più caldo da due secoli minaccia di trasformare un’emergenza in una catastrofe. Quasi un miliardo e mezzo, secondo l’allarme lanciato dalla Coldiretti, i danni già certificati per le campagne. L’epicentro dell’assalto che sconvolge il Nord dell’Italia, è tra le province di Rovigo e di Padova.
La cimice asiatica 


Qui la cimice asiatica marmorizzata, sbarcata dai container in arrivo da Taiwan, Cina e Giappone, ha distrutto tra il 40 e il 100% dei raccolti. «Adesso divora ortaggi e cereali – dice Carlo Salvan, presidente provinciale di Coldiretti – ma nelle scorse settimane ha devastato la frutta. Si riproduce fino a quattro volte all’anno, 300 uova per ogni esemplare, resistendo così anche agli insetticidi. Percorre fino a venti chilometri al giorno e l’odore la protegge pure dagli uccelli: o la scienza trova presto un antidoto sostenibile, o saremo costretti a importare dall’Asia altri insetti antagonisti, esponendoci ad altri rischi. L’alternativa è assistere alla distruzione della nostra agricoltura». Il problema è che la legge vieta l’introduzione in Europa di bio-organismi da altri continenti. Il governo, mentre le Regioni annunciano fondi per risarcire i danni alle colture, è però deciso a schierare il «nemico» che in Oriente ha vinto la sua guerra: si chiama "Samurai wasp" ed è una vespa in arrivo dal Giappone. Autorizzato per ora, in condizioni di quarantena, il test «per ragioni di studio». A complicare la lotta sono però caldo e siccità, che sconvolgono clima ed ecosistemi nazionali.
Il samurai wasp 


Tra settembre e metà ottobre, dati Cnr, nella pianura padana la temperatura è stata di 1,8 gradi superiore alla media registrata dai primi dell’Ottocento. Le precipitazioni sono calate del 61%. «Chi ha imboccato la via del biologico – dice Simone Moretti, produttore polesano di soia e melanzane – era pronto a pagare un prezzo, nel nome della salute collettiva. L’invasione delle cimici e la rapidità del surriscaldamento ci pongono invece davanti al dubbio di poter sopravvivere». Nel Trevigiano il dramma incombe sul radicchio: notti ancora sopra i 14 gradi, le insalate invece di arrossarsi e divenire croccanti, fioriscono e vanno in seme. Nella laguna veneta sembrano scomparse perfino le «moeche», i piccoli granchi che sostengono i pescatori di Chioggia: troppo calda pure l’acqua dell’Adriatico, i crostacei non crescono più. «Spesso dimentichiamo – dice Enzo Moretto – entomologo e fondatore a Padova di Esapolis, il più grande insettario d’Italia – che alterare l’equilibrio naturale comporta delle conseguenze. A entrare in crisi sono gli elementi di controllo. Nel caso delle cimici, quelle locali erano state assimilate dall’ecosistema, mentre quelle arrivate dall’Asia sono ancora escluse. Ogni insetto, in un equilibrio integro, è cibo per altri insetti, per virus, batteri, parassiti, uccelli. Ma se la catena viene spezzata, il nuovo elemento non trova nemici naturali e servono i tempi lunghi della natura per riprodurli».

Gli scienziati parlano di 5-10 anni prima che il nostro ambiente possa reagire a una cimice polifaga come quella asiatica, sempre a patto che freddo e pioggia tornino a distinguere l’autunno anche a Nord. Nel frattempo, finestre sigillate nelle città e coltivazioni protette dalle reti nelle aree agricole. «Queste però – dice il professor Alberto Pezzobon, dell’università di Padova – non possono salvare i campi di cereali, a rischio anche in Piemonte e in Lombardia, mentre nei frutteti vanno a sovrapporsi agli impianti anti-grandine. Per questo stiamo monitorando anche un’altra piccola vespa antagonista, la Drosophila Suzukii, mentre colleghi di Firenze testano una mosca che sembra nutrirsi con le uova delle cimici. Il contrasto più efficace alla fine si trova sempre alleandosi con la natura». Ormai inutili i pesticidi, alla maggioranza dei quali le cimici sono assuefatte. Servirebbe, subito, il freddo e le prime, disinfettanti nebbie padane, annunciati da lunedì. Una terra normale: invece, lungo gli argini del Po, pungono ancora le zanzare, come se agosto non finisse più.