La "pace fiscale" che garantisce l'impunità a chi ricicla
Le misure
Il decreto fiscale, in ventisei articoli, contiene quattro sanatorie che potrebbero interessare oltre 10 milioni di italiani. La prima riguarda i vecchi debiti con lo Stato (dalle multe al bollo auto) sotto i 1.000 euro relativi al 2000-2010: ne prevede la cancellazione. La seconda è la cosiddetta rottamazione-ter delle cartelle esattoriali affidate all'Agenzia delle entrate-Riscossione dal 20 al 31 dicembre 2017: si pagano interamente le imposte ma vengono annullate le sanzioni e gli interessi di mora. La terza sanatoria riguarda le liti fiscali di fronte alle Commissioni tributarie: si chiude pagando il 50 per cento dell'imponibile in primo grado e il 20 in secondo grado. La quarta, la più spinosa, è il condono vero e proprio: si tratta dell'introduzione della dichiarazione integrativa nella sua versione "speciale" (come nel tombale del 2002 ai tempi di Berlusconi). Si può far emergere il 30 per cento del nero con un tetto massimo di 100 mila euro che sale a 500 mila in cinque anni. Per mettersi in regola si paga il 20 per cento dell'Irpef (invece del 43 per cento): in questo modo, secondo l'ultima versione, chi si mette in regola non è punibile per i vari reati tributari, per riciclaggio e autoriciclaggio.
Le divisioni
La Lega e i Cinque stelle sono violentemente contrapposti sul decreto fiscale. Si scontrano sull'articolo 9 che sarebbe arrivato in ritardo in Consiglio dei ministri, dopo l'intesa politica sullo stesso, e sarebbe stato riassunto dal premier Giuseppe Conte ma non verbalizzato. L'articolo contiene la cosiddetta dichiarazione integrativa "speciale" che permette di sanare pagando il 20 per cento delle imposte. La Lega sostiene la misura, come ha detto anche ieri il viceministro dell'Economia Massimo Garavaglia, definendola "una piccola parte di condono". Luigi Di Maio non si oppone alla dichiarazione integrativa: "È stata oggetto di accordo lunedì", ha affermato ieri il leader del Movimento, aggiungendo di avere "memorizzato" i termini generali "con imposta al 20 per cento e tetto a 100 mila euro". Ma quello su cui il M5S fa muro è la conseguente cancellazione dei reati tributari e la sanatoria per i capitali dall'estero con colpo di spugna sul riciclaggio. I leghisti rispondono che senza depenalizzazione il condono non funzionerebbe e nessuno correrebbe il rischio di autodenunciarsi.
La stretta su migranti permessi umanitari e centri per i rimpatri
Le misure
Permessi umanitari cancellati. Stretta su rifugiati e nuove cittadinanze. Daspo esteso agli indiziati di terrorismo. Taser, ossia pistole elettriche, alla polizia municipale. È il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza. Una serie di norme che promettono di contrastare la criminalità comune e organizzata, ma soprattutto minacciano di rivoluzionare il "pianeta immigrazione". È su quest'ultimo fronte, infatti, che il giro di vite si fa più duro. Il decreto introduce vie accelerate per costruire nuovi centri per i rimpatri. Prolunga il trattenimento massimo dei migranti irregolari da 90 a 180 giorni. Cancella i permessi umanitari concessi finora ai richiedenti asilo. E poi, sul fronte accoglienza, smantella di fatto un sistema, quello dello Sprar, che coinvolge oggi oltre mille comuni ed è considerato un modello in Europa. Un circuito dai costi controllati, al contrario del business che gira attorno ai grandi centri temporanei di gestione statale-prefettizia, come ha denunciato l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione: "Cancellare l'unico sistema pubblico di accoglienza che funziona appare come uno dei più folli obiettivi politici degli ultimi anni".
Le divisioni
È sul fronte migranti che scoppia la "guerra" degli emendamenti. Del decreto Salvini è soprattutto la stretta su rifugiati e nuove cittadinanze a non andare giù a molti parlamentari M5S. Nel loro mirino finisce infatti lo smantellamento di fatto del sistema d'accoglienza Sprar e la cancellazione dei permessi umanitari. In molti parlano di una vendetta per la "manina" sul condono fiscale. Matteo Salvini, nel corso di una diretta Facebook, attacca gli alleati: "Oggi scadeva il termine per gli emendamenti al decreto. Domanda: perché da M5S sono arrivati 81 emendamenti? 81 emendamenti, come se fossero una forza di opposizione. Ragazzi, non è così che si lavora e si fa tra alleati". Pronta la replica di Luigi Di Maio: "È legittimo stare in campagna elettorale, che è sacra, ma non ci si può lamentare da una diretta Facebook in Trentino che non abbiamo ancora sciolto il nodo degli emendamenti. Io sono qui". In serata Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, prova a ricucire assicurando che sul decreto "saranno approvate solo le proposte condivise".
I contributi statali per le case abusive costruite a Ischia
Le misure
Il decreto per Genova contiene anche una serie di norme per la ricostruzione nei Comuni di Ischia colpiti dal terremoto nell'estate del 2017. Complessivamente, dopo il sisma, sono stati censiti 640 immobili completamente inagibili e 1060 parzialmente agibili. La condizione posta dal decreto è che i tre Comuni interessati, Casamicciola, Forìo e Lacco Ameno, chiudano le pratiche entro sei mesi. L'articolo controverso è il 25. Prevede che possano essere ammessi ai contributi e alle agevolazioni per la ricostruzione anche gli immobili danneggiati che sono tuttora sotto esame per la richiesta di sanatoria relativa a ben tre condoni: il primo del 1985, il secondo del 1994 e il terzo del 2003. Il punto più contestato è quello che consente l'ammissione al beneficio, un contributo fino al cento per cento, degli abusi iscritti al condono 2003. Due i motivi: il decreto consente di accedere alla sanatoria alle condizioni del 1985, prima che intervenisse un regime vincolistico più stretto, e inoltre il condono 2003 non è mai stato ammesso dalla Regione guidata all'epoca da Antonio Bassolino.
Le divisioni
La Lega ha avversato la misura su Ischia già in fase di scrittura del decreto. Ieri Matteo Salvini, in polemica con la posizione degli alleati sul decreto fiscale, ha alzato il tiro e annunciato una correzione: "Anche noi riteniamo che alcune norme, come il condono edilizio per Ischia, non siano una buona cosa. Sono sicuro che i Cinque stelle voteranno l'emendamento della Lega che blocca il condono generalizzato per Ischia". Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte avevano inserito la norma dopo le loro visite a Ischia e il pressing dei sindaci locali, due di Forza Italia e uno civico, assai delusi che il tema non fosse stato affrontato già in un precedente decreto che riguardava altre regioni terremotate. Di Maio, ieri, ha tenuto il punto e ribattuto al leader della Lega: "Nessun mercimonio su altri tavoli". Ma fra i Cinque stelle molti sono contrari al testo per Ischia, a cominciare dal ministro per l'Ambiente Sergio Costa, già generale dei Carabinieri: "Sono a disagio, tante di quelle case le ho sequestrate anche io". Un emendamento correttivo viene anche dalla senatrice napoletana Paola Nugnes